Temi di vita: essere o non avere?

Oggi la rubrica più analitica e meno passionale dell’intero sito si concentra sul “consigliato non essere”, che altro non è che un consiglio, che bottega di idee umilmente dà, anche a se stessa, sul “come” vivere, ossia: in un mondo che oggi vuole avere e vuole godere, presupponendo che ciò sia sbagliato, è più giusto – eticamente parlando – provare a essere se stessi, senza vergognarsene, o, invece, non avere, e quindi privarsi prima di tutti i propri possedimenti, fisici e non, per poi essere ciò di cui ci si è privati?

(p. S. per chi non ha capito niente di quanto riportato sopra: è voluto, quindi leggete, se non volete diventare i futuri Nardella e le future Gelmini, grazie.)

“Ho 40 anni. Sono un affermato avvocato di Milano, uno fra i tre più influenti della città; uno che, per dire, il lunedì è con Renzi, il martedì con Padoan a Di Martedì e il sabato da Briatore, per un meeting in cui, in seguito a un brainstorming, vengono annunciate al pubblico teorie rinvenibili nel ricercare la cosiddetta ‘business theory’ – poi, il fatto che gli altri giorni stia con Razzi, Marchionne, Scilipoti e Nardella a fare gare a ‘chi ne scopa di più’ strafatto di un mix tra crack, LSD e vodka non ha nessuna importanza, tanto mica lo viene a sapere nessuno. In fondo, finché i cretinetti plebei che mi ascoltano credono che quelle belle parole (inglesi, fa figo) le abbia davvero scritte io, potrò faro tutto ciò che mi pare e piace.

Questa strana e inedita introduzione, con un soliloquio di un politico inesistente (ripeto, per l’ennesima volta, che tutti i nomi realmente esistenti che vengono citati sono descritti per le personali opinioni dell’autore, che, anche negli “attacchi più diretti” vanno comunque viste come satira), quasi più adatto a rubriche come “Indietro nel futuro”, vuole rappresentare, tramite stereotipo, un esempio su cui riflettere circa il tema di partenza, sinora non ancora approfondito.

Venendo all’ “Essere o non avere?” di oggi, dunque, è chiaro che l’esempio del politico sopra è volto a una definizione della soggetto societario intesa in senso strutturale: un soggetto che ha ottenuto il successo, e che, una volta raggiunto, pur di arricchirsi, ha rinunciato a tutto, partendo in primis da un’etica che dovrebbe essere radicata in ciascuno di noi, ma che certamente non può essere imposta. Estremamente autogodente e alla ricerca di godimento continuo,  il soggetto considerato ha già tanto, ma vuole avere ancora di più, sempre di più, senza freni. E, in nome del godimento, della ricchezza, e del potere, è in mezzo a festini, droghe, alcol, cioè, insomma, eventi da condannare sempre, soprattutto se eretti, come in questo caso, su sostanze che ledono, deviano, e mettono in pericolo, la salute personale. Questo soggetto generico, in conclusione, “è arrivato” al successo e alla ricchezza, ma del successo e della ricchezza personale, che ne è? Completamente persi, smarriti.

In definitiva, il mondo tende al godimento, in modo apparentemente incontrovertibile. Ribellarsi a questo meccanismo, in nome di un vero essere – e di una vera essenza, del resto – non è, quindi, solo un mero invito di un sito ininfluente a un lettore inesistente; ma anche e soprattutto, a mio modo di vedere, l‘unico, vero, e totale compimento della persona in quanto tale, nel pieno delle sue caratteristiche uniche e irripetibili. 

A questo punto, dopo tante e spero non superflue disquisizioni, rimane un solo quesito: il come. Come compiersi? Privandosi dei propri averi, come fanno i pochi asceti ancor oggi, o essendo “semplicemente” la propria immagine che ognuno si forma, anche inconsciamente, su se stesso?

A tal domanda, ovviamente, bottega di idee non risponde, lasciando piena libertà di scelta al lettore. Quindi – parlando a quel pazzo che ha deciso di leggersi le 623 parole scritte sino a qui – cosa scegli, se scegli?

Essere o non avere?

p. S. per chi è arrivato fin qui: se ti viene da pensare “questo qua è proprio pazzo”, hai ragione.

A lunedì.

Bottega di idee

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