In nome della Verità: Giovanni Falcone

Oggi viene lanciata una mini-rubrica già precedentemente annunciata, dal titolo “In nome della Verità”, che, da oggi sino al 9 gennaio, stenderà i profili di Giovanni Falcone e di Paolo Borsellino, nonché del loro sinergico lavoro. 

Nasce senza pianto, Giovanni Falcone. E’ il 18 maggio del 1939 e, a Palermo, un parto senza pianto celebrava la nascita di una figura che avrebbe per sempre stravolto la storia del nostro Paese. Di lui, fin da subito, emerge la dedizione al lavoro, l’abnegazione con la quale lo svolge, e la passione con cui lo porta avanti: “Occorre compiere fino in fondo il proprio dovere, qualunque sia il sacrificio da sopportare, costi quel che costi, perché è in ciò che sta l’essenza della dignità umana.”, è una delle sue massime.

Dopo aver frequentato il Liceo Classico e un anno di Accademia navale, si iscrisse alla facoltà di Giurisprudenza. Conosciuta Rita, la prima delle sue due mogli, nel 1962 decise di sostenere il concorso per entrare in magistratura. E’ a Trapani, con quella che lui definì “una sconfitta della giustizia”, che ebbe la prima grande intuizione: la consistenza patrimoniale dei clan. Insomma, l’economia della mafia. Convinto da Rocco Chinnici, però, Giovanni fece ritorno alla sua città natale, approdando al cosicchiamato “Palazzo di Giustizia”, ove visse indubbiamente la sua più grande e significativa esperienza. La prima indagine è quella da Rosario Spatola conduceva ai piani altissimi della mafia di allora: a Michele Sindona. Nonostante gli omicidi di Boris Giuliano, di Emanuele Basile e di Gaetano Costa, Falcone non si intimorì, anzi: riuscendo ad aggirare il segreto bancario riuscì a tracciare una via fino ad allora rimasta inesplorata: come già detto,l’economia della mafia‘. Dal 1980, però, gli viene affidata la scorta, quasi ad anticipare altri omicidi importanti oltre a quelli già elencati sopra, quali Pier Santi Mattarella, Pio La Torre, Rocco Chinnici e Carlo Alberto Dalla Chiesa. Dopo l’omicidio di Chinnici, Falcone, Di Lello, Borsellino e Guarnotta si unirono nel “pool anti-mafia”, che, l’8 novembre del 1985 depositò un’ordinanza di rinvio a giudizio per un totale di 475 imputati. Il 10 febbraio del 1986 si diede il via al primo maxiprocesso contro Cosa Nostra, che terminò con 19 ergastoli e 2665 anni di carcere contro 339 imputati. Nonostante ciò, il suo lavoro fu ostacolato dall’alto, dall’altissima voce del CSM (Consiglio Superiore della Magistratura) che consegnò le chiavi del potere a tal Antonino Meli, che sin da subito provò a smantellare l’operato di Giovanni – e non solo. Non basta: nel 1989 arrivarono i “corvi”: lettere anonime del tutto false che puntavano a screditare l’immagine pubblica di Falcone. Allontanatosi da Palermo per l’angusto clima trovato, al Ministero di Grazia e Giustizia ideò la cosiddetta “Superprocura”, cioè un nuovo ufficio fortemente contrapposto alla mafia, ufficialmente chiamato Direzione Nazionale Antimafia. Inoltre, prese corpo il 41 bis, il carcere duro: una nuova forma di restrizione della libertà personale appositamente ideata per estromettere le figure mafiose dalla realtà quotidiana. Il 30 gennaio del 1992, Falcone ebbe la sua più grande vittoria: la Corte di Cassazione conferma, in toto, la sentenza del maxiprocesso. Dopo quest’accadimento, naturalmente, la mafia si spaventò moltissimo, divenendo ancor più pericolosa: di lì a poco – era il 23 maggio del 1992 -, si arrivò all’assassinio di Falcone, con la strage di Capaci. 500 kg di tritolo tolsero la vita a Falcone, alla seconda moglie – Francesca – di Giovanni, e a tre agenti della sua scorta.

Deceduto lui e, come vedremo, anche Paolo Borsellino, ora tocca a noi, nel nostro piccolo, provare a portare avanti il grande messaggio che lui ci ha portato: insistere sempre, lavorare duro, contro tutto e tutti, al fine di perseguire, e magari vincere, un’unica battaglia: quella della Verità. Ed è per la Verità che dobbiamo agire, ed è per la Verità che abbiamo voluto scrivere ciò. Scrivere (come noi), testimoniare (come per esempio è stato fatto qui), cantare (qui il riferimento), verso un unico obiettivo, percorrendo un’unica strada: quella della verità.

Scrivere, testimoniare, cantare: si può, si deve.

In nome della Verità.

Bottega di idee

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