In nome della Verità: Paolo Borsellino

Dopo l’esordio di questa mini-rubrica, oggi “In nome della Verità” si dedica alla figura di Paolo Borsellino.

E’ il 19 Gennaio 1940 e, a Palermo, nasce Paolo Borsellino. Cresciuto nel quartiere della Kalsa, conobbe Giovanni Falcone, e, come lui, frequentò il Liceo Classico prima e Giurisprudenza poi. Nel 1963 partecipò a un concorso per entrare in magistratura, e la sua prima esperienza fu a Enna. Negli anni che separarono l’avvio della sua carriera dalla creazione del “pool antimafia”, Paolo lavorò con Basile e Chinnici, entrambi uccisi da cosa nostra. Nel 1980, alla morte di Basile, a Borsellino e Falcone – come già visto – venne assegnata la scorta. Senza ripetere quanto già detto, il pool aveva lo scopo principale di coordinare i differenti lavori di Falcone, Borsellino, Di Lello e Guarnotta, per poter meglio comprendere, prima, e sconfiggere, poi, cosa nostra. Nel lavoro del pool furono fondamentali le testimonianze di Buscetta e Contorno, due mafiosi pentiti che fecero percorrere un territorio inesplorato. Dalla sconvolgente quantità di denaro all’incredibile mole di assassinii compiuti, cosa nostra venne finalmente capita e inquadrata con un lente d’ingrandimento ben più ampia rispetto alle passate. Il trionfo del pool antimafia si svolse in duplice puntata: con la sentenza in primo grado del maxiprocesso e con la riconferma in toto della Corte di Cassazione. 19 ergastoli, 2665 anni di carcere, 339 imputati. La mafia era stata sconfitta. Ma gli animali, quando sono feriti, diventano molto più cattivi, e fanno molta più paura.

Prima provarono a fermare il consolidato duo formato da Giovanni e da Paolo con le parole e con la politica: se da un lato vennero distribuite falsità su falsità sul conto di questi due esimi professionisti, dall’altro il CSM, nonché Consiglio Superiore della Magistratura, impedì a Falcone di coordinare il pool antimafia, lasciando spazio ad Antonino Meli, tutt’altro che propenso a rischiare quanto Falcone e Borsellino in nome della giustizia. Meli, infatti, provò a smantellare l’opera di Giovanni e di Paolo. Mentre nel ’92, da Roma, Falcone costituiva la Direzione Nazionale Antimafia – più conosciuta come Superprocura, Borsellino preferì rimanere a Palermo. Il 19 maggio del 1992, quattro giorni prima dell’ ‘Attentatuni’ – così fu chiamata la strage di Capaci in cui Falcone perse la vita -, Borsellino ricevette 47 preferenze nel conteggio relativo alla nomina del nuovo Presidente della Repubblica, che venne poi assegnato a Oscar Luigi Scalfaro.

Deceduto Giovanni, Borsellino rilasciò diverse interviste – memorabile quella rilasciata a Canal+ -, nelle quali sottolineò a più riprese la collusione Stato-mafia, la presenza della mafia al Nord, i legami tra Mangano e Dell’Utri, e il ruolo che il CSM aveva avuto nel combattere l’operato di Falcone e Borsellino stesso tramite la nomina di Meli a capo del pool antimafia. Il 19 luglio del 1992, una macchina posteggiata sotto casa della madre esplose al passaggio del giudice, uccidendo lui e cinque agenti della sua scorta.

Ma dato che questa storia non può e non deve avere una fine con la morte di questi due stratosferici magistrati, oggi dobbiamo ricordarci di loro. Dobbiamo combattere la loro battaglia, sventolare in cielo la loro bandiera. Dobbiamo farlo come fossero dei santi. Dobbiamo farlo in memoria di loro‘. 

In memoria di loro, in nome della Verità.

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