Indietro nel futuro

Bentornati all’unica rubrica che, quando pensa a Guy Verhofstadt, non sa se ridere o piangere.

  1. Qualche giorno fa, scorrendo le righe del Fatto Quotidiano, ho trovato un articolo che enumerava le rassomiglianze tra il parrucchino americano – Trump – e il plasticone italiano – Berlusconi -. Ovviamente, noi, al punto due, l’avevamo già anticipato.
  2. Ah, pare pure che ci sia una registrazione di Trump circondato da prostitute in un hotel russo. Beh, Berlusconi almeno le portava a casa.
  3. Secondo la Cnbc, Sergio Marchionne e la “sua” FCA rischierebbero una multa da 4,63 miliardi. Dato che il fortunatissimo presidente della Ferrari doveva azzerare il debito della Fiat Chrysler Automobiles entro il 2018, direi che ha iniziato l’anno nuovo nel migliore dei modi.
  4. Giusto per non perdere l’allegria, vorrei ricordare che Paolo Gentiloni, che è – o meglio dovrebbeessere il Presidente del Consiglio ha avuto un lieve malore di ritorno da Parigi. D’altronde, tra Hollande che deve avergli spiegato com’è riuscito a perdere così tanto consenso in così poco tempo, tra Lotti interrogato, tra i manifesti contro la Fedeli, come volete che stesse il povero e distinto Paolo Renziloni?
  5. Ah, chiaramente, per la clamorosa popolarità di cui gode, il malore di Gentiloni ha avuto una grande copertura mediatica: circa 10 minuti sommando La7 – unico canale serio, ormai -, Rai 1, Rai 2, Rai 3 e Sky Tg 24.
  6. Sono sempre stato contro quei gioppini che si divertono a intonacare i muri. Però, in effetti, come dare torto a quelli che hanno scritto – nel manifesto immagine dell’articolo – “Per fare il professore ci vogliono laurea, abilitazione e concorso. Per fare il ministro dell’istruzione terza media, amicizie e molte bugie…”?
  7. Per Pier Carlo Padoan – esimio Ministro dell’Economia conosciuto in tutti il mondo per le sue grandi performances tipo questa – ha sottolineato come “il sistema -bancario, n. d. r. – sta voltando pagina e non è da escludersi che si inneschi un circolo virtuoso che consenta il ritorno alla normalità e una uscita definitiva dalla crisi”. A’ Pier Ca’, #staisereno, che tanto con te al ministero non c’è chance. 
  8. Sempre sullo stimatissimo Padoan, vi consiglio vivamente l’opinione educatamente espressa da Vittorio Sgarbi (che su di lui si esprime da 1 minuto e 36 secondi a diciannove secondi dopo).
  9. Qualche giorno fa, il M5S ha finalmente approvato un Codice Etico quantomai necessario a una forza che vuole governare il Paese. Della svolta pentastellata, i piddini – qualsiasi cosa voglia dire – hanno detto di tutto: “garantista” secondo la Serracchiani, “comico” per Bonaccini. Dato che io, sul “Partito di De Luca e di Renzi, della Serracchiani e di Nardella, della Picierno e di Fiano” mi sono già espresso, mi rifaccio – da non grillino – alla risposta, memorabile e sensazionale, di Luigi Di Maio: “applichiamo il nostro codice M5S ai parlamentari della maggioranza di governo, quelli di Pd, Ncd, Udc e Verdiniani, vedrete che non resteranno neanche le sedie“. IDOLO ASSOLUTO.
  10. Ma ora veniamo a quanto è comicamente accaduto negli ultimi giorni nell’europarlamento, elencando, nei punti successivi, le tre fasi più divertenti dell’intero sceneggiato – non può essere definito diversamente.
  11. 1) Beppe Grillo oltrepassa le menti umane dei poveri europarlamentari del M5S e annuncia un voto sul suo blog circa la permanenza nel fronte di Nigel Farage, con Ukip; il passaggio nel Gruppo Misto; il trasferimento ad ALDE, tifando per quest’ultima ed elencando un buon numero di motivi per cui sarebbe un’ottima ragione, dando per concluso l’affare, passare con il fronte capeggiato dal candidato alla presidenza dell’europarlamento, Guy Verhofstadt. Il MoVimento si aspetta 100.000 voti sul blog, ne arriva il 40%: 40.000 e spiccioli. Il 78% segue Grillo, il restante 22% se lo spartiscono Ukip, seconda scelta del “popolo del web”, e il Gruppo Misto, ultima e indesiderata destinazione. E fin qui tutto a posto. Se non fosse che, solo due anni prima, il M5S, aveva definito Verhofstadt “impresentabile”
  12. 2) Clamorosamente e ingiustificatamente, ALDE rifiuta. Sylvie Goulard e Marielle de Sarnez si esprimono, prima della scelta definitiva di Verhofstadt, contro all’ingresso del M5S, definito “populista”. Oltre che al povero, indeciso e smarrito Guy, che con questa meravigliosa figura sostanzialmente rinuncia alla Presidenza dell’europarlamento,  anche il MoVimento riceve un bello schiaffo: al momento – della narrazione, non della stesura dell’articolo -, i 5 Stelle sono soli, senza più Ukip né ALDE. Rimangono l’opzione Gruppo Misto, subito scartata; non allineati, altrettanto; creazione di un nuovo gruppo, con le forze europarlamentari non schierate, come dichiarato qui (dal minuto 7:41 al minuto 7:57) da Alessandro Di Battista.
  13. 3) Incredibilmente, i pentastellati tornano da Nigel Farage e dal suo Ukip. Grillo sostiene che sia stata rispettata la volontà del popolo cinque stelle, dato che la seconda scelta dei votanti era rimanere con Farage. Come a dire che non abbiano scelto questa opzione perché non sapevano più dove sbattere la testa. E, in questo caso, anche le poltrone.
  14. Che poi posso capire che pensino gli italiani siano fessi, e che possano crederci; che i giornalisti siano ottusi, e possano scriverlo; che i deputati cinque stelle siano ubbidienti, e rimangano ugualmente; ma dover dare ragione a gente come Carlo Sibilia – che pur si esprimeva con il tristissimo #barradritta – immagino che sia stato un bruttissimo shock. 
  15. Non c’entra assolutamente nulla, ma devo assolutamente concludere con questa perla del grande Andrea Scanzi: “E’ davvero curioso come, ieri, in quasi tutti i match di  Serie A nei primi 85 minuti non sia successo proprio un Nardella.”

p. S. per tutti quelli a cui piace l’horror, la commedia, e ridere sul male versato, vi aspettiamo sempre qui, su Bottega di idee, al prossimo “Indietro nel futuro”.

Bottega di idee

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