Invito all’Oriente

Oggi, Invito all’Oriente, sostiene una tesi probabilmente controcorrente, viste le tendenze del mondo di oggi: vivere nella stabilità è preferibile rispetto al vivere negli eccessi.

Una parabola e una retta. Se le vedete graficamente ( U e – ), appare evidente come la prima abbia un moto ondulatorio, che passa da punti molto più elevati di quelli che possa toccare la seconda, a punti assai più bassi. Ebbene, nell’immagine che oggi abbiamo scelto per rappresentare il nostro articolo, non v’è una mera rappresentazione geometrica, bensì una rappresentazione accurata dello spaccato esistente tra l’Occidente, continente in cui viviamo, e l’Oriente, continente a cui vi vogliamo invitare, non certo nel modo francamente banale e commerciale (anche di criticarlo, in modo confusionario) di Gabbani, ma in maniera molto più accurata e assennata, come testimoniato dalla nostra rubrica. Tornando all’argomento, in Occidente, e mi pare evidente, è uso vivere a sbalzi, a seconda di ciò che l’ambiente offre, senza nessuna certezza. E infatti si (s)cade in depressioni, ansie, suicidi. Certo, non che in Oriente non ce ne siano: il Giappone, per dirne uno, è storicamente ai primi posti delle classifiche mondiali di suicidi. Ma dove l’Oriente non è solo un continente, ma un modus vivendi, quella parabola, quella U quasi iperbolica, non è concepita. La meditazione è anzitutto stabilità, tranquillità, medietà. È calmare il proprio corpo, far (s)vagare la propria mente. È far affondare i pensieri pesanti e far galleggiare i desideri repressi, volendo usare un lessico psicoanalitico. È percorrere quella retta che parte dall’origine, dal punto zero, senza variazioni. O meglio, variare se stessi, ma non il proprio stato d’animo. Ciò potrebbe essere visto come un invito alla mediocrità. E invece, no. L’Oriente, la meditazione, la riflessione, non portano alla mediocrità, bensì all’elevazione. È questa la grande sfida orientale: elevare spiritualmente, e, quindi, mentalmente, una persona senza scombussolarla, senza minarne la stabilità, invitandola anzi a raggiungere un equilibrio.

Elevare senza modificare. Percorrere senza deviazioni. Progredire, sempre e costantemente, senza incertezze, senza forzature. Una grande sfida, quella orientale. Una sfida quasi culturale. Una sfida che noi accogliamo.

Perché il nostro, come sempre, è un invito, un grande invito.

Un invito all’Oriente.

Bottega di idee

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