L’intervista

Oggi nasce “L’intervista”, una nuovissima rubrica di Bottega di idee che, mensilmente, intervisterà professori, studiosi, figure di spicco e di estrema competenza nel loro campo. Quest’oggi siamo andati da Francesca Martino, insegnante di Lettere della scuola secondaria di primo grado, rappresentante di SenzAtomica – un’associazione che da anni combatte i pericoli dovuti all’atomica e cerca di portare messaggi di pace e di speranza – e, da quasi 30 anni, buddista legata alla Soka Gakkai Internazionale. Oggi, con lei, parleremo di vari temi, dalla pace all’istruzione, il tutto affrontato con un unico metodo: l’introspezione. Grazie, buona lettura.

Arrivati a casa sua e salite le scale, suoniamo al campanello della signora Martino. Ci apre la porta una donna dai capelli mossi, con degli occhiali da professoressa e un sorriso da mamma. Dopo una breve presentazione, la professoressa Martino dà la sua disponibilità a contribuire alla causa del nostro sito con la sua preziosissima testimonianza, che segue.

Lei oggi è, come detto, professoressa di Lettere in una scuola secondaria di primo grado. Com’è nata questa sua passione? A oggi, è soddisfatta della sua scelta e del suo lavoro? E, come ultima considerazione, che cosa cerca nei suoi studenti e quali sono le maggiori soddisfazioni che da essi riceve?
Grazie per la domanda: nessuno chiede mai ad un professore quali motivazioni l’abbiano spinto a intraprendere questa professione. Nel mio caso, un forte desiderio di fare qualcosa che creasse valore. Dopo essermi laureata, cominciai a lavorare come agente immobiliare e in seguito mi occupai di acquisti di case per una finanziaria. Mi divertivo ad andare in giro a scegliere immobili da comprare con i soldi di altri, avevo molto occhio nel fiutare gli affari, ma ero infastidita dalla presenza di colleghi avidi, disposti a tutto pur di rivendere al maggior prezzo possibile. Erano ancora gli anni in cui le case si vendevano senza difficoltà e si poteva guadagnare molto, per cui l’ambiente di lavoro stimolava proprio l’avidità. Mi resi conto che questo ambiente non faceva per me, avrei preferito un lavoro che contribuisse alla società. Cominciai a meditare per capire cosa desiderassi fare realmente ed ecco si presentò subito l’occasione: furono banditi – dopo dieci anni – dei concorsi per l’insegnamento. Decisi che avrei provato questa strada, nonostante fossi svantaggiata rispetto a tutti gli altri concorrenti che potevano vantare anni di esperienza come precari. Così chiesi il part – time al mio datore di lavoro e cominciai a studiare. Per un intero anno studiai al mattino e lavorai al pomeriggio. Infine mi presentai ai concorsi di scuola materna, primaria e secondaria inferiore. Mi convocarono in ruolo alle scuole materne e dopo una settimana mi chiamarono per offrirmi un posto in ruolo alle scuole primarie: era chiaro che la vita mi stava indicando la strada da seguire o, perlomeno, io interpretai così la faccenda. Due posti in ruolo, senza aver fatto neppure un giorno di supplenza, mi parvero una risposta chiara alle mie domande esistenziali! Passai in seguito alla scuola secondaria inferiore, appena si liberò un posto per me. Quindi ecco: la scelta fu dovuta a motivi “etici”. La passione per la letteratura – invece – era già presente da sempre nella mia vita e mi aveva spinta a laurearmi in Lettere. Per rispondere alla seconda parte della domanda, posso dirti che nei miei studenti cerco di scorgere i loro punti di forza, i loro talenti da incoraggiare, e cerco di aiutarli ad esprimerli al meglio, così come lavoro perché siano consapevoli dei punti di debolezza e cerchino di correggerli. Le maggiori soddisfazioni mi arrivano proprio dal vedere sbocciare queste splendide persone, in tutta la loro individualità unica e preziosa.

Vista dunque la sua esperienza specifica, analizziamo ora il contesto generale. Cosa pensa dell’istruzione italiana? E quali sono, a suo avviso, i principali pregi e difetti di questa?
Sono anni che assistiamo all’avvicendarsi di pseudo-riforme che nella sostanza cambiano ben poco, ma sembrano mirate solo a far risparmiare lo Stato. Credo sia ora di una riforma vera, che tenga conto ad esempio dei diversi stili cognitivi degli alunni. La nostra scuola privilegia enormemente coloro che hanno una buona intelligenza logico-matematica, ma ci sono individui che hanno più sviluppate altre forme d’intelligenza ( motoria, sociale, emotiva, musicale, spaziale…) e potrebbero dare il massimo attraverso altre stimolazioni. Ma come si fa in un’aula sempre più stipata da classi pollaio, dove è difficile persino muoversi se non si sta tutti seduti al proprio banco?

Recentemente, il nostro sito ha condiviso un video a nostro avviso molto significativo. Cosa ne pensa?
Il video che avete postato sul sito rappresenta assai bene ciò che intendo quando affermo che la scuola privilegia solo i ragazzi che hanno quella intelligenza, mentre trascura il potenziale di tutti gli altri. Non va bene. Questo, però, è solo uno dei problemi. Credo che sia urgente rivedere globalmente il sistema scolastico, a partire da un’edilizia che consenta il libero movimento, fino ad arrivare a tecniche di stimolazione della creatività e al superamento di una burocrazia che ammorba e toglie energie creative al personale. Tutte opportunità per un mondo che dev’essere ripensato, dopo il fallimento del modello economico di crescita continua. Occorre che le nuove generazioni abbiano un pensiero divergente che ci conduca altrove. Il miglior pregio del nostro sistema scolastico, secondo me, è nel grande cuore di tanti insegnanti che si dedicano all’educazione, a volte senza neanche un minimo di riconoscimento economico o sociale.

Dopo questa parentesi sull’istruzione, passiamo ora alla sua esperienza meditativa: come anticipato nell’introduzione dell’articolo, lei segue gli insegnamenti della Soka Gakkai Internazionale, attualmente presieduta da Daisaku Ikeda e che si rifà all’insegnamento del monaco giapponese Nichiren Daishonin. Cosa può dirci di questa filosofia di vita? Che rilevanza ha avuto nella sua vita?
La pratica che seguo da quasi trent’anni anni è la scelta di cui non mi sono mai pentita, anche perché richiede ogni giorno la decisione di rideterminare, di ripartire da ora, dal momento presente. Questo insegnamento ha rivoluzionato la mia vita, il modo di interpretare tutto ciò che accade. Per esemplificare: la scelta di insegnare deriva proprio da questa filosofia, che mi ha insegnato a creare valore in ogni cosa che faccio.

Ci tolga una curiosità: per una praticante esperta come lei, quali sono, sinteticamente, i tre “insegnamenti”, le tre tematiche, che l’hanno maggiormente colpita?
Non credo di poter fare una graduatoria, anche perché a volte da una piccola lezione teorica scaturisce un enorme cambiamento pratico. In ogni caso potrei citare la teoria di Ichinen Sanzen, sviluppata in Cina dal Gran Maestro T’Ien- t’ai nel VI secolo, perché spiega il funzionamento della vita attraverso l’analisi del Sutra del Loto; l’idea di un Karma visto come missione da svolgere piuttosto che come peso da portare; la possibilità di “osservare la propria mente” attraverso la recitazione del mantra e poter sentire profondamente che noi e l’universo siamo la stessa cosa e che, pertanto, la vita che viviamo è quella che ci scegliamo ogni minuto. Insomma: tutto quello che insegna la filosofia della scuola di Nichiren Daishonin è per me fonte di grande stimolo a migliorare.

Sin da quando è nata, la Soka Gakkai Internazionale – così come del resto il buddismo tutto – porta avanti messaggi di pace, promuovendo campagne di tolleranza e di “rispetto dell’altro”, per cercare di avere il minor numero di conflitti possibile. Un esempio di queste campagne è SenzAtomica, che da anni ormai cerca di, citandola, “trasformare lo spirito umano per un mondo libero da armi nucleari”. E lei con SenzAtomica, da anni si schiera in prima fila per portare avanti queste battaglie. Ci racconti la sua esperienza.
Aderire alla campagna Senzatomica, sforzandomi di fare azioni concrete, come l’organizzazione della mostra a Sondrio, per assicurare un mondo migliore alle generazioni future, è il mio modo di creare valore nella società. Le armi atomiche rappresentano una grande minaccia, ma sono soprattutto l’emblema di un modo di pensare: l’idea, cioè, che si possa risolvere un problema solo con l’annientamento dell’altro. Questo modo di pensare è lo stesso che mettiamo in campo quando vogliamo sbarazzarci (metaforicamente parlando o no) di qualcuno che si interpone tra noi e i nostri obiettivi. Questa è una soluzione semplificatoria che di solito dura poco. Una riflessione su come gestiamo i conflitti a livello individuale o planetario non può che aiutarci come umanità.

Un breve cenno politico: recentemente, soprattutto in seguito alle scelte di Donald Trump, l’Orologio dell’Apocalisse si è spostato avanti sino a due minuti e mezzo dalla mezzanotte. Può fornirci un commento su quanto fatto sinora dal magnate statunitense?
E’ chiaro che le mie scelte personali vanno nella direzione opposta alle scelte politiche del presidente americano, che soffia sul fuoco delle paure della gente per spingere nella direzione della chiusura. Ecco, potrei sintetizzare così la mia risposta: io mi batto per l’apertura.

Se volesse terminare questa intervista con un suo commento sul nostro sito, qualunque esso sia, gliene saremmo molto grati.
Bottega di idee è un progetto raro di questi tempi, soprattutto considerando che è scritto e letto da giovanissimi. La cultura non è certo una priorità nella nostra società e spesso chi apre un blog o un sito lo fa soprattutto per mettere in mostra se stesso, un po’ come avviene sui social, che a volte sembrano vetrine che amplificano l’ego di chi si espone. Complimenti, quindi, per questa scelta controcorrente e per la profondità e la poesia, davvero rare, con cui trattate i diversi argomenti.

Terminata l’intervista, la signora Francesca Martino ci saluta con quel sorriso da mamma, tenero e flebile, che avevamo notato sin dai primi minuti trascorsi con lei. In privata sede, la professoressa Martino ci spiegherà che quel sorriso, quello finale, tenero e flebile, fosse in parte dovuto anche all’intervista stessa.
Speriamo che quei muscoli in azione per sorridere, quel sorriso calmo e tranquillo che la contraddistinse sin da subito, ora sia anche nei vostri volti.
Perché, ancora una volta, non c’è niente di meglio di un sorriso.

Bottega di idee

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