L’intervista

Oggi Bottega di idee è andata a trovare Luisa Angelici, pittrice e artista, che, tramite un racconto introspettivo, ci ha raccontato la sua esperienza di avvicinamento al mondo dell’arte e ci ha dato dei preziosi suggerimenti su come non abbandonarla mai nel corso della nostra quotidianità.

Luisa Angelici, ex moglie del defunto Antonio Boscacci, scrittore di rilievo nella realtà sondriese, ci accoglie con un caloroso saluto nella sua confortevole dimora. E’ reduce dalla sua seconda mostra personale, la prima dopo la morte del marito a cui la mostra stessa è dedicata. Con un non banale racconto della sua vita, ci descrive l’arte e l’importanza che ha avuto nella sua esistenza: dalla pittura alla musica, quello che segue è un dialogo sull’arte in un mondo che troppo spesso ne dimentica l’importanza.

La mostra appena terminata (26 maggio – 3 giugno 2017) è la sua seconda personale. Divisa in diverse sezioni che dopo vedremo, questa mostra si caratterizza per la delicatezza delle immagini che lei riesce a creare con un po’ d’acqua e qualche colore. Com’è arrivata alla tecnica dell’acquerello e alla mostra stessa? Quali esperienze o figure sono state importanti nel suo percorso artistico?
Anzitutto, figura importantissima in questo senso è stata mio padre. Artista, anche se non di professione, mi ha sempre guidata in questo mio percorso di avvicinamento all’arte. Mio padre aveva infatti un grande talento soprattutto nel disegno, sebbene non disdegnasse l’uso della pittura a olio o dell’acquerello stesso. Vedere lui dipingere è stato dunque assai importante per me: è stato un maestro e mi ha sempre spinta in questa mia passione. Una data fondamentale e sempre a lui legata è stata quella del 27 settembre 2003: nel giorno dell’ottantesimo compleanno di mio padre, a Palazzo Martinengo – un Palazzo nel Comune di Sondrio spesso adibito all’esposizione di mostre, ndr -, fu inaugurata una mostra con alcune sue opere che io e mia sorella eravamo riuscite a raccogliere. Curando la mostra, capii di avere questa grande passione e decisi di prendere sul serio l’acquerello. Così, nel 2007, esposi per la prima volta i miei acquerelli, che mio padre riuscì fortunatamente a vedere. Dieci anni dopo la mia prima mostra, quest’anno, ho deciso di organizzarne una seconda. Prima di parlare di questa, devo però fare un passo indietro e aprire una parentesi per me ancora molto dolorosa. Questa mia passione, infatti, era sempre stata sostenuta da Antonio – il defunto marito di cui sopra, ndr –, che purtroppo nel 2012 ci ha lasciato. Cinque anni dopo la sua morte, ho deciso dunque di dedicargli la mia seconda mostra. Ad Antonio devo anche il mio amore per i fiori, chiaramente visibile nella mia mostra più recente e che si può per esempio cogliere anche nell’immagine che hai – in riferimento al sottoscritto, ndr – scelto per quest’intervista.
Per quello che invece riguarda la prima parte della domanda, ho sempre preferito l’acquerello alle altre tecniche: per la sua essenzialità; per la sua immediatezza; per la sua unicità nell’essere – e nel rappresentare – un attimo, un soffio, un’emozione. L’acquerello è unico, è una combinazione di elementi semplici, e rudimentali la cui una mescolanza non necessita di un’intenzione per ottenere un buon risultato: la bellezza dell’acquerello sta proprio nel dare la possibilità al pittore di rappresentare una sensazione, un’emozione – derivanti da una partitura, per esempio – che in realtà non avrebbero né forma né consistenza, non esistendo materialmente. Io vedo quindi l’acquerello come uno strumento: di fronte al foglio bianco, io non ho un’intenzione, cerco invece di lasciarmi trasportare dal gesto, dai colori, e cerco di creare una combinazione – spesso non meditata, e, anzi, casuale – che possa essere gradevole e di stimolo per chi la vede.


Osserviamo quest’opera.

WhatsApp Image 2017-06-26 at 14.29.19
Un’opera (senza titolo, come quasi tutte quelle realizzate dalla signora Angelici) esposta alla seconda mostra di Luisa Angelici e appartenente a una sezione inaugurata con questa mostra: la sezione delle “partiture”

Quest’opera, come indicato nella didascalia, appartiene alla sezione partiture. Ci fa entrare nei meandri di questa sezione? E perché ha voluto dipingere di musica, creando una sezione appositamente pensata per questo tipo di rappresentazione?
Devo innanzitutto dire che, negli ultimi anni, parallelamente alla pittura, ho sviluppato molto la mia passione per la musica: in questa sezione – “Partiture”, ndr – ho cercato quindi di descrivere tramite l’acquerello ciò che io provavo udendo un determinato tipo di musica. Anche qui, riprendendo il discorso precedente, è molto importante la mancanza di intenzionalità: io, di fronte al foglio bianco, appena udita una partitura, non ho in mente un’immagine conclusiva, solo da realizzare. Unendo le mie sensazioni alla scelta dei colori cerco di creare le condizioni per lasciar uscire qualcosa che è interno all’essere, che non posso prevedere.
Ho voluto dipingere di musica, come dici tu, proprio per cercare un possibile legame tra pittura e musica.

A questo punto una domanda sorge spontanea: quale può essere una convergenza tra la pittura e la musica? E lei crede di essere riuscita a trovarla, tramite le sue opere?
E’ una domanda molto difficile e interessante, ma credo che questa convergenza possa essere rappresentata dal risultato finale, da quello che comunque è e rimane un atto creativo. Nella pittura così come nella musica non sempre c’è un’intenzione – argomento che come capirai mi tocca molto -, bensì una sensazione: si creano colori in un caso e suoni nell’altro sulla base di una sensazione che si ha all’interno della propria intimità, nello strato più profondo dell’essere umano. Nella pittura e nella musica, nonostante manchi l’idea di quello che sarà il risultato finale, si cerca di rappresentare l’insieme di sensazioni che si provano interiormente. Addirittura io sostengo che quando si dipinge, si suona (o anche quando si scrive), la nostra mente sia in uno stato particolare – senza cadere nel magico, ovviamente -, di estrema creatività, che riesce appunto a rappresentare un qualcosa di informe che prima giaceva nel nostro essere e poi, tramite l’atto creativo di cui sopra, riesce ad assumere forme e colori piacevoli non solo in chi dipinge ma anche e soprattutto in chi osserva. Questo stato mentale è uno stato di grande privilegio e di stupore, di grande concentrazione, quasi indescrivibile. In un certo senso, solo chi l’ha provato almeno una volta nella vita può capire questo mio discorso: entrando in questo stato di profonda concentrazione e creatività, sembra quasi che sia l’essere stesso a dipingere, e non la persona razionale che compie gli atti ordinari e quotidiani cui siamo abituati. In questo, senza nessuna vanità, ovviamente, credo di sì, di essere riuscita a unire i due concetti – di pittura e di musica, ndr – : entrambi sono atti creativi, derivanti da questo stato appena descritto, e spero che chi osserva le mie opere possa percepire questa creatività.

Paesaggi, fiori, figure, partiture, montagne: queste le cinque sezioni della sua seconda mostra. Come mai ha scelto proprio queste cinque? E cosa riassumono?
Partiamo da quello che non c’è: non c’è architettura. Non case, non vie, non palazzi… – probabilmente perché non sono capace (scherza, ndr) – E in questo, ammetto, sono molto diversa da mio padre: lui – come dico sempre – era un grande maestro e io una modesta allieva. Mio padre aveva uno straordinario talento nel disegno mentre io sono sempre stata più propensa alla rappresentazione di emozioni, di sensazioni, come dicevo prima. Rispondendo alla tua domanda, però, queste cinque sezioni sono parti di me, tutte assolutamente irrinunciabili.
Aprendo una piccola parentesi sui paesaggi, a me non interessa rappresentare un paesaggio-fotografia: io preferisco rappresentare il paesaggio con poche macchie di colore proprio per lasciare lo spettatore libero di una sua interpretazione.

IMG-20170715-WA0009
Opere a confronto: le rose del padre di Luisa Angelici (a sinistra) e le sue (a destra).

Leggendo l’introduzione – “Utopie, tramonti e luminosi uragani” – che Antonio fece alla sua prima mostra, mi colpiscono due spunti: “l’artista diventa uno specchio che riflette il tormento e la piacevolezza del vivere”; “mi – e qui il soggetto è la signora Angelici, non il marito, ndr – piacerebbe riuscire a disegnare i sospiri di questo vento e la leggerezza di queste ali”. Ce li può chiarire?
Bisognerebbe chiarire cosa vuol dire essere artisti, e bisognerebbe capire se la sottoscritta lo è… – ride, ndr – In ogni caso, io credo che la capacità dell’artista sia quella di trasmettere le proprie emozioni allo spettatore tramite l’opera stessa: nel momento in cui chi vede l’opera percepisce lo stesso tipo di sentimento che aveva provato l’artista nella realizzazione dell’opera, il compito dell’artista è riuscito. L’artista col pennello come il poeta con le parole deve porsi come obiettivo quello di riuscire a far emozionare lo spettatore, di farlo sentire coinvolto. In questo senso “l’artista diventa uno specchio che riflette il tormento e la piacevolezza del vivere”: tramite le sue opere, uno spettatore riesce a cogliere diverse sfumature di sentimento che altrimenti non avrebbe colto, sentendosi rappresentato nell’opera e compreso tramite questa.
Passando alla seconda frase, invece, è necessario esporre prima una convinzione profondamente radicata in me: non c’è un colore che si possa creare sulla tavolozza che non esista in natura. Difficile è riuscire a riprodurre, con il colore, tutte le sfumature e spero di essere riuscita a farlo.

Chiudiamo con una curiosità, circa il rapporto fra le nuove tecnologie e l’arte. Come vede il cambiamento della seconda in relazione alle prime?
Anzitutto è utile dire che sarebbe anacronistico, oggi, dipingere come facevano Caravaggio o Van Gogh. Detto ciò, personalmente mi ritengo abbastanza aperta a tutte le sperimentazione artistiche, purché siano rispettose del buon gusto. Se poi quella di oggi si possa definire arte o meno, “ai posteri l’ardua sentenza”.

Bottega di idee

 

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Creato su WordPress.com.

Su ↑