L’Antidiscoteca

Prima uscita in questo mese per la nostra rubrica che, in un mondo di omologati, ha il coraggio di andare controcorrente. L’Anti, oggi, avversa il mondo delle discoteche, descrivendo con crudele veridicità una realtà troppo spesso messa a tacere.

La prima fase è la preordinazione. Il comprare prima il prodotto di cui, dopo – e quindi forse -, si godrà.
La seconda fase è la marchiatura. Viene impresso un marchio sulla persona, che da persona diventa numero.
La terza fase è invece eterna. Si entra in un frullatore continuo di emozioni, di avvenimenti.
Ovviamente, stiamo parlando della discoteca. Oltre alla tossicodipendenza, all’alcolismo, e ai disturbi alimentari, il più grande morbo di tutto l’Occidente.
Un morbo, anzi un mondo, a parte, in cui il limite è un concetto superato, in cui l’esagerazione è d’obbligo e la sconsideratezza diventa un vanto. Un mondo in cui a trionfare è l’anonimato. Un mondo, anzi un morbo, che si erige sul bisogno, di un’intera generazione, di annullarsi.
Perché la discoteca è questo: è l’annullamento, più che totale, del concetto stesso di persona. Appena entrati, si viene sbattuti di qua e di là, spintonati continuamente da un angolo all’altro. In base alla prevendita che si possiede – perlomeno teoricamente – si ha diritto o meno alla consumazione, dove per “consumazione” si intende il bere qualsiasi cosa, qualsiasi tipo di alcolico, spesso senza nemmeno sapere che cosa si stia bevendo. Poi, con la musica a un volume tale da impedirne l’ascolto, fatta apposta per far tacere, si impedisce alle persone ogni socializzazione. Una “musica” fatta apposta per mandare caoticamente – ma non metaforicamente – il cervello in un altro mondo. Un mondo in cui cervello e cuore, corpo e mente, spirito e anima si confondano, si perdano, si mischino. Un mondo in cui la “musica” (o, meglio, quell’ammasso di suoni male accostati e tedianti) perde il suo senso più intimo. La musica è nata da una somma di strumenti, per poi unirsi a una voce, con i cantautori prima e le band poi. Ma non è mai, e dicasi mai, stata pensata per portare un essere umano a svolgere una determinata azione. La meraviglia della musica è che non si sa a cosa porti. E’ che ti prende e ti porta via, ti porta a sorrisi inaspettati, a sensazioni mai provate. Invece, quella – e si prega di notare la connotazione fortemente negativa di questo termine – musica ti porta, quasi inevitabilmente, senza lasciare possibilità di scelta, a bere, a fumare, a drogarti, ad abusare di qualsiasi cosa capiti lì vicino, ragazze comprese. E no, chi scrive non paragona affatto le ragazze a cose, ma sì, questo è quello che succede regolarmente in ambienti come la discoteca. Ambienti dove si spaccia, dove non c’è controllo, dove non c’è regola. Dove non c’è limite. Ecco: questo è il vero problema della discoteca, e anche ciò che la rende così popolare. Lì non c’è limite.

La discoteca è il vero trionfo del capitalismo, di un sistema economico ormai divenuto filosofico. Una “filosofia” basata sulla mancanza di limite, sul godimento sfrenato. Una filosofia eretta su una società che fa credere che tutto sia possibile, accessibile, e per tutti.
Un signore di nome Johann Wolfgang von Goethe, non esattamente il primo venuto, disse: “Uno non ha che dichiararsi libero, ed ecco che in quello stesso istante si sente limitato. Abbia solo il coraggio di dichiarasi limitato, ed eccolo libero.”
Ultimo motivo, ma non certo per importanza, per cui disprezzare prima, denunciare poi e combattere infine, la realtà delle discoteche è la loro gestione. Chi credete che abbia così tanti soldi da poter gestire queste realtà unitamente? Chi pensate che faccia entrare la droga nei locali? Chi, se non le mafie? Cosa, se non la malavita?

Un intero business gestito dalle mafie, che porta droga e alcol a ragazzini, facendo credere loro che non esista limite, che non vi sia regola, che tutto sia possibile, dove la musica non è mai tale e dove la follia diventa ordinarietà.

E, forse, per far diventare questo mondo folle un po’ più ordinario, è necessario partire da sé. Decidere, avendone ferma consapevolezza, di non finanziare questo sistema, di non aderire a questo sistema di disvalori.
Scegliere, per sempre, di preferire una serata tranquilla, per rendere quella fase – che nel mondo delle discoteche, se vi ricordate, è la terza – veramente eterna.
Eterna, ed eternamente lontana dal mondo delle discoteche.

Bottega di idee

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