L’intervista a Simone

Questa non è un’intervista normale. E lui non è un soggetto che si può collocare nella normalità, sempreché questa dimensione esista davvero.
Lui, Simone, è una personalità esondante in un mondo riduzionistico, di cui avrete già sicuramente intuito i tratti ironici e unici che lo contraddistinguono.
Qui, di seguito, troverete risposte inaspettate, sorprendenti, autoironiche.
Qui, di seguito, la prima intervista ai componenti di Bottega di idee.
Insomma: qui, di seguito, Simone.

Come mai hai deciso di entrare a far parte di Bottega di idee?
Volevo farti un favore, poi ci sono rimasto invischiato come in delle sabbie mobili o in uno di quegli slime schifosi che vendeva la Skifidol ad inizio 2000.

Spero che ai nostri lettori questo ‘Skifidol schifoso’ piaccia… Analizzando la presentazione che hai fatto di te stesso, una parte che mi colpisce molto è quella in cui parli di un “mondo disperato” e di una “città post-apocalittica”. Prova a fornire degli esempi reali di queste tue definizioni.
Ti rispondo citandoti parte del capitolo 1 di Watchmen.

“Carcassa di cane nel vicolo stamattina. Tracce di pneumatico sullo stomaco squarciato. Questa città ha paura di me. Io ho visto il suo vero volto. Le fogne si estendono nelle strade e sono piene di sangue e quando un giorno traboccheranno, i parassiti affogheranno tutti. La lordura accumulata per tutto il sesso e i delitti salirà schiumando fino alla loro cintola e tutte le puttane e i politici leveranno lo sguardo gridando “salvaci!”… e io dall’alto gli sussurrerò: “no”.”

Nella biografia ti sei definito dipendente dalla felicità. Ma cos’è, per te, la felicità?
Dato che non so bene cosa rispondere, mi sottraggo alla domanda e lascio parola a “consulenza”, poesia di Charles Bukowski. A voi le deduzioni.

“La mia vita è un inferno, mi disse, e io dissi, ma davvero,
Frankie? e lui disse, veramente un inferno, neanche
te lo immagini.
tutto quanto, continuò, s’è ingolfato
in un circolo vizioso senza uscita.
ma davvero, Frankie? puoi scommetterci, disse,
ti sei mai trovato in una situazione dove l’unica fuga è
la morte?
si, gli dissi.
e in quei casi che fai? domandò.
aspetto, Frankie, tanto prima o poi la morte arriva.
ma io, disse, non posso aspettare.
aspetterai, Frankie.
perché, domandò, il dolore è costante e onnipresente
nella vita?
difficile spiegare il dolore fisico, Frankie, ma per lo più
so cosa causa quello spirituale.
assi? assi? domandò.
per lo più il dolore spirituale, ragazzo mio, è causato
da aspettative troppo alte, dissi, cerca di evitarle.
tu lo fai? chiese.
si, sempre di più mi aspetto sempre meno.
ed è meno che ricevi?
quasi sempre, Frankie.
accidenti, disse, fa sempre bene parlare con te, tu
la sai lunga.
temo di si, Frankie.
chiese, ti aspettavi di vivere cosi tanto?
non ho vissuto tanto, Frankie, ho vissuto solo
fino al termine
della notte
abbassai la cornetta e chiesi
consiglio
alla bottiglia”

“Suoni metallici, creature orribili, specchi di paura e solitudine.” In che modo questi influiscono su di te?
Ho usato una forma un po’ barocca per descrivere il metal e i miei disegni di orchi e draghi, tutti segni che, alle medie, ero un bambino emotivamente represso. Ora qualche mostro lo disegno ancora ma ho abbandonato quasi tutto il metal.

Dacci una definizione di meme per te e il senso che per te questa forma estetica assume.
Se l’internet è un albero, i meme sono il suo frutto! Il meme è la forma d’arte nata dall’anarchia del web. È l’incarnazione diretta dell’ “erhaben” kantiano: qualcosa di sublime e spaventoso allo stesso tempo. Se questa epoca sarà ricordata dai posteri come l’epoca dei meme, io sarò felice di averci vissuto.

E noi, sicuramente, siamo felici di averti parlato.

Bottega di idee

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