Lettera alla mancanza: la chiusura della mancanza

Dopo l’esordio di Sophie, la risposta della mancanza e la via di mezzo di Sophie, si chiude la corrispondenza tra Sophie e la mancanza. Il quarto e ultimo appuntamento di questa corrispondenza chiude il primo cerchio tracciato da Sophie, che a partire dalla sua prossima lettera ne disegnerà un altro, altrettanto complesso ma davvero importante: il ricordo.

Cara Sophie,
mi scuserai per la non propria veloce risposta.

Mi perdonerai anche l’esordio ex abrupto, senza preamboli di alcun tipo, ma davvero il tempo è denaro, come voleva insegnarci il buon vecchio Seneca. Vengo dunque alle tue domande. Il mio scopo, anzitutto, è quello di declinare il tuo presente. E come tutte le declinazioni, seguo un certo ordine. Il mio ordine. E il mio ordine, se seguito, garantisce la stabilità che tu dici di aver raggiunto. Credi forse sia un caso che tu abbia voluto incominciare da me per le tue lettere? Questo è perfetto sintomo di come tutti i nodi vengano al pettine, di come tutte le tue mancanze riconducano a qualcosa di presente. E di come il mio modo di declinare il tuo presente sia funzionale, e funzionante.

Tra le altre cose, volevo dirti che la tua lettera ha avuto molteplici effetti su di me: da un lato sono stata soddisfatta della tua maturità quando hai affermato che la mia fosse “una sfida che non si può definire né persa né vinta, semplicemente trasformata, con grandi risultati”; dall’altra ti ho trovata ancora ingenua (se non temessi di offenderti direi ‘pateticamente ingenua’) quando hai affermato che non ti manca più la dolcezza o l’affetto di una persona, e che non hai più bisogno di romanticismi e delicatezza. Tutti, cara Sophie, abbiamo disperato bisogno di dolcezza e affetto, di romanticismo e delicatezza. 
Tutti, nessuno escluso.
 Tutti, te compresa. Tutti, per sempre e in qualsiasi condizione.
E sai, personalmente trovo che tu sia maturata, e che le lettere da te scritte siano lì a dimostrarlo. Ma, cara Sophie, quello che ti ho scritto poco fa, ricordatelo. Per sempre. Perché per quanto si corra forte, si ha sempre bisogno di dissetarsi. Per quanto si cresca, alla fine si ritorna sempre lì. Al battito di un cuore, a un bacio, a un abbraccio, a una carezza. Credo davvero in ciò che dico, e credo davvero nel mio operato. Perché poi, quel cuore battente, quel bacio schioccato, quell’abbraccio sentito, e quella carezza sussurrata, io te li farò mancare. A te mancheranno. E ti mancheranno fino a che non crescerai, fino a che non capirai così profondamente la vita da amarla nella sua essenza. Ti mancheranno sempre, fino a che non maturerai del tutto. Sino a che non raggiungerai il tuo, personalissimo, Nirvana. E, allora, quelle persone diventeranno ricordo. Ricordo sfumato nella penombra del tuo presente, come piccole lucciole ribelli che coloreranno la notte della tua vita.

Ed è questo che ti auguro, cara Sophie.

Che la notte della tua vita sia piena di tante, piccole, lucciole ribelli. Prima mancanti, ora presenti. A ricordarti lo splendore, e la lucentezza, della nostra, meravigliosa, vita.

Bottega di idee

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