La vita, un po’ più forte

La settimana del ricordo non si ferma. Dopo gli articoli di Sofia e Michele, è la volta di Teresa, inscalfibile certezza del nostro sito e della sua sezione letteraria. Oggi, nei suoi commenti, ci offre una non comune reinterpretazione di “Lettere a Théo”, di Vincent Van Gogh, e, tramite il racconto della travagliata vita del miglior pittore di sempre (nostra modesta opinione) insieme a Picasso, ci fa riflettere sul tema del ricordo. Tutto lo scritto viene esaltato dalla splendida opera della nostra disegnatrice, raffigurante ovviamente il pittore olandese. In queste righe, concludendo con le sue parole, Teresa ci fa capire come, grazie al ricordo di storie come quella di Vincent, ci si possa ricordare “il tremendo, irriverente, spaventoso, meraviglioso trambusto delle cose, il brulichio multidirezionale della vita, il vortice degli esseri e l’infinito mistero.”

Lettere a Theo, Vincent Van Gogh, 1875-1890

Voglio fare dei disegni che vadano al cuore della gente. […] Sia nella figura che nel paesaggio vorrei esprimere non una malinconia sentimentale ma il dolore vero. In breve, voglio fare tali progressi che la gente possa dire delle mie opere “Sente profondamente, sente con tenerezza” […] vorrei sempre che le mie opere mostrassero cosa c’è nel cuore di questo eccentrico, di questo nessuno. Questa è la mia ambizione, che, malgrado tutto, è basata men sull’ira che sull’amore, più sulla serenità che sulla passione. E’ vero che spesso mi trovo nello stato più miserando, ma resta sempre un’armonia calma e pura, una musica dentro di me. Vedo disegni e dipinti nelle capanne più povere, nell’angolo più lurido. E la mia mente è attratta da queste cose come da una forza irresistibile
L’Aia, 21 Luglio 1882

Ci sono cose terribili nel mondo. Guerre, pestilenze, bugie, odio. E’ giusto che ciò non venga dimenticato e ignorato, che rimanga al nostro fianco e ci faccia vedere la vita nella sua totalità, anche quella più scomoda.

Ma, vi prego, fatemi vedere dell’altro o i nostri occhi diventeranno polvere e i nostri polmoni smetteranno di respirare prima che sia il loro momento.

C’è anche la bellezza e le cose vive, l’amore e la danza irrefrenabile e insensata di tutti gli elementi; l’energia di tutte quella particelle che compongono il nostro cosmo, il loro moto disordinato.

Che mistero è la vita, e l’amore è un mistero all’interno di un altro mistero.
L’Aia, 8 Febbraio 1883

Storie come quella di Vincent mi ricordano tutto questo: il tremendo, irriverente, spaventoso, meraviglioso trambusto delle cose, il brulichio multidirezionale della vita, il vortice degli esseri e l’infinito mistero. Perché quando guardo un suo quadro la vedo, tutta quella vibrante vita. La vedo espandersi e dilatarsi, correre nel colore, nella tempera, nei pennelli e si ingrandisce, e per un momento tutto il mio mondo grigio ne viene travolto, diventa più vivido, per un istante vedo la grandiosa assurdità di ciò che mi circonda, e i miliardi di toni, voci, colori del cielo visto dai finestrini dell’autobus, della mia camera da letto.

Leggere queste lettere mi ha permesso di sentire Van Gogh come Uomo, di condividere e vedere da vicino gioie e dolori di tutti i giorni, come il denaro che scarseggia e la lista delle tempere da comprare. Troppo spesso i personaggi storici vengono innalzati a divinità, non ci si interroga mai sul loro primo pensiero al mattino, sul loro piatto preferito, sul colore delle loro lenzuola, si fatica a rendersi conto che anch’essi vivevano la nostra stessa vitale dimensione, la piccola banalità delle cose quotidiane. Il passare dei giorni, degli attimi si perde nel grande, trionfale tumulto degli anni ed è difficile rendersene conto, sentirsene parte. Prendere coscienza di questo permette di vedere la sopita grandezza che sta dentro ognuno di noi, anche se al momento la nostra più assillante preoccupazione è la lista della spesa: tutti quegli intoccabili personaggi hanno in realtà il nostro stesso cuore, la nostra stessa pelle. La storia è fatta di miliardi di piccoli attimi, come quello che stiamo vivendo in questo stesso momento, non va dimenticato.

In questo correre e rincorrere d’istanti tutti noi cerchiamo di lasciare qualcosa dietro di noi, di seminare qualcosa che non sarà dimenticato, anche Vincent:

Il mondo mi riguarda solo in quanto sento un certo debito e un senso del dovere nei suoi confronti, perché ho calcato per trent’anni questa terra e, per gratitudine, voglio lasciare di me un qualche ricordo sotto forma di disegni o dipinti – non eseguiti per compiacere un certo gusto in fatto d’arte, ma per esprimere un sincero sentimento umano.”
L’Aia, Agosto 1883

Per tutta la vita ha versato sulla tela tutto sé stesso e nessuno sembrava accorgersene. Dopo la sua morte, con il passare degli anni, i suoi quadri sono diventati tra i più amati di sempre e lui mai lo saprà.

Non possiamo sapere con certezza quale direzione prenderanno tutti i nostri sforzi di creare qualcosa di buono in questo mondo. Forse i nostri quadri (parole, baci, discorsi, giardini segreti) rimarranno per sempre nascosti in una cantina polverosa, o forse qualcuno li troverà e vedrà in essi qualcosa di profondamente vero e umano e grazie a questo una parte di noi tornerà a vivere. Quanti pittori, artisti, scienziati ci sono celati, costretti al silenzio perenne dell’oblio?

Grazie al ricordo l’umanità nell’andare avanti tiene con sé frammenti di ciò che è stato, cerca di non perdere pezzi per rimanere aggrappata a tutte le sue sfaccettature costruite nel corso dei secoli. Idee, sentimenti, animi come quelli di Van Gogh probabilmente ci sono inaccessibili nella loro pienezza, ma ricordando “non omnis moriar”, come diceva Orazio, non morirà del tutto, e ci si potrà continuare a scaldare al focolare di spiriti così pieni di passione e amore per la vita. Questo non va dimenticato.

Ci sono poi i personaggi secondari, come Theo, le migliaia di piccole-grandi anime che hanno contribuito a rendere questo mondo un posto meno scomodo e nessuno mai ne ricorderà il nome. La portinaia che ha sorriso il giorno e il momento giusto, il ragazzo che alla festa di paese non si è dimenticato i fiori, il fratello a cui scrivere quando il peso delle cose si fa troppo pesante. Sono piccole cose, piccole mani, piccoli cuori che vanno appiattendosi nella indomita corsa furiosa della storia, fatta di stendardi e comandamenti. Piccole, impercettibili, fondamentali vibrazioni, piccole scosse nella marea del divenire, anch’esse silenziosamente fondamentali.

Oh, se solo si tenesse presente la realtà, allora sarebbe chiaro come la luce del sole che è una buona cosa prendersi cura di quel che altrimenti appassirebbe e sfiorirebbe” L’Aia, giugno 1883

Questo è per voi, oh anime scordate, nomi cancellati, pergamene bruciate, quadri posati sul fondo del mare. Alle cose dimenticate va il mio ricordo.

E io so che la guarigione viene – se si è coraggiosi – dal di dentro, con la rassegnazione alla sofferenza e alla morte, con l’abbandono della propria volontà e dell’amor proprio. Ma ciò non ha importanza per me, mi piace dipingere, mi piace vedere gente e cose, e mi piace tutto ciò che costituisce la nostra vita […]
Saint-Rémy, 10 Settembre 1889

Grazie Vincent perché quando penso o vedo i tuoi dipinti riesco a sentire il sangue che scorre tra i bui cunicoli delle mie vene e l’aria mi sembra più piena e leggera allo stesso tempo, sento la pelle che tira e gli occhi che cercano disperatamente di vedere le cose un po’ più chiare, un po’ più forte. Sento la vita, solo un po’ più forte. Nonostante i problemi e le meschinità, la terra fredda e le parole che non parlano mai davvero. Sento di poter fare anche io qualcosa di buono, anche se alle volte sembra che nessuno ascolti.

Van Gogh è morto, il suo corpo sottoterra, ma ciò che ci ha lasciato, sopra la terra, non smetterà mai di parlare. Questo vuol dire ricordare.

“Ma io amo, e come potrei provare amore se non vivessi e se altri non vivessero? E nella vita c’è qualcosa di misterioso. Che venga chiamato Dio, o natura umana, o altro, e cosa che non riesco a definire chiaramente, anche se mi rendo conto che è viva e reale, e che è Dio o un suo equivalente.”
Etten, 21 Dicembre 1881

Teresa

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