Amore vegetale: la vera storia di Apollo e Dafne

Dopo il successo del Mostro di Triangia, Camporella Advisor Sondrio torna per voi. Oggi, come sicuramente avrete capito dall’immagine, per gli amanti dei boschi e della natüra, Camporella Advisor Sondrio torna ai tempi di Ovidio, e, con l’ilarità che contraddistingue questa rubrica, riscrive la vera storia di Apollo e Dafne. Quindi ora chiudete gli occhi e immergetevi nella storia del Dio Sole e della sua amata. O come direbbero in un mediocre show televisivo purtroppo appena (ri)cominciato, “signori e signore, ecco a voi ‘Amore vegetale: la vera storia di Apollo e Dafne'”, di Camporella Advisor Sondrio!
Sperando di avervi strappato un sorriso, vi auguriamo una buona lettura.

Tutti, più o meno, conosciamo la storia di Apollo e Dafne, narrataci da Ovidio nelle sue “Metamorfosi”, o, meglio, conosciamo quella che il poeta ci ha raccontato. Con questo articolo, invece, vi presenteremo quello che realmente è accaduto.

Il mito narra di un bisticcio sorto tra Apollo e Cupido, a causa della spavalderia del primo nel deridere il Dio dell’amore per le sue frecce. Del resto, lui, armato di arco, era appena tornato vittorioso dallo scontro con il serpente Pitone. Allora Cupido, adirato, fece innamorare Apollo della ninfa Dafne scagliandogli contro un dardo d’oro. Al contempo scoccò una freccia anche sulla fanciulla, questa volta però fatta di piombo: la freccia del disamore. I risultati furono immediati. Il povero Apollo, in preda a una folle passione, si mise a rincorrere la spaventata Dafne come un pazzo, per tutto il bosco. Finché lei, stremata dalla fuga e timorosa di essere acchiappata, scongiurò il padre Peneo di trasformarla in un albero, per porre fine alle sue tribolazioni. Così la ninfa venne tramutata in un albero di alloro e Apollo fu portato dalla sua tristezza a venerare quella pianta.

I fatti, in realtà, sono ben diversi. L’unica cosa su cui possiamo dire abbia azzeccato Ovidio, sono i personaggi: Apollo, Cupido e Dafne in effetti hanno preso parte realmente a questa storia. Però tutta la narrazione che gli sta dietro è solamente frutto di una delirante interpretazione del ”Sentito dire Popolare”, che – si sa – nell’antica Grecia, era la testata giornalistica più letta ma che di certo non spiccava in quanto a qualità. Gli storici, infatti, hanno appurato la difficoltà che avevano i greci nell’ottenere una stampa e un informazione di un certo livello. Complice, del resto, era soprattutto uno scorretto uso dei social unito alla circolazione, in rete, di numerose fake news. Solamente nel 2018 con le nuove tecniche investigative e con l’ausilio della scienza forense siamo finalmente riusciti a fare luce sui fatti.

Apollo e Dafne erano due innamorati, uniti da un amore vero e puro. Le frecce d’oro, di piombo e di nickel non hanno nulla a che vedere con la vera storia, se non per la possibilità di farli passare alla storia come gli antesignani di San Sebastiano. Il loro amore, forte e suadente, si manifestava di solito con sonore effusioni amorose tra radure, ruscelli e boschetti. Rotolandosi tra cespugli, strusciandosi sugli alberi, avvinghiandosi ai rami, i due erano veramente un bello spettacolo. Tant’è che, per la loro fama, da quelli incontri amorosi, nacque persino una serie tv in cui loro stessi interpretavano i personaggi. Per darvi un’idea di quanto diventarono famosi, basti pensare che tutto l’Olimpo si teneva aggiornato grazie a Netflix, e quando, dopo la terza stagione, la serie finì per la perdita del cast, fu indetto uno sciopero generale, le preghiere degli umani rimasero inascoltate e la carestia dilagante in quel tempo continuò indisturbata a mietere vittime.
Come disse un noto filosofo ”la camporella non è altro che una cosa a tre con la natura”, e con la natura, i due innamorati, ci davano dentro. Successe però che mano a mano che gli incontri tra i due fidanzati andarono avanti, Dafne provò sempre più piacere non dagli abbracci di Apollo, ma del contatto con la natura circostante. Le foglie, i rami e l’erba facevano scaturire in lei una forza attrattiva che non poteva reprimere. Fu così che cominciò ad appartarsi di nascosto da sola nella natura, divertendosi come poteva con rami e arbusti, l’alloro era la sua pianta prediletta, a causa delle sue foglie lisce e del suo profumo dolce e delicato. Però un giorno Cupido, svolazzando per il bosco in cerca di bacche, la colse mentre ella stava avendo un rapporto con un rododendro. Subito si precipitò in picchiata dal suo amico Apollo riferendogli che la amata lo tradiva con un cespuglio. Il Dio si sentì ferito nell’animo e ancor più nell’onore, essendo considerato alla stregua di un vegetale. Corse verso l’amata e cogliendola sul fatto, adirato e in preda a un attacco di gelosia, bruciò il rododendro, che ancora adesso ogni estate fa sbocciare sui suoi rami le fiamme di quell’amore. Divisa dall’amante Dafne lo implorò almeno di permettergli ancora di vedere ogni tanto una pianta di alloro. A quella richiesta Apollo montò su tutte le furie, e acconsentì sì alla sua richiesta, ma trasformandola lei stessa, in una pianta d’alloro.
Ecco, questo è quanto.

Abbiamo voluto raccontarvi la vera storia in funzione di promuovere la battaglia contro le Fake News. Anche se per molti è difficile ammetterlo la camporella è stata, ed è in parte ancora, una colonna portante della nostra civiltà. È la base per un mondo libero, prospero e felice. Nel prossimi articoli ci addentreremo sempre più nel vivo della camporella, analizzandola da un punto di vista sociale e relazionale. Siate sempre ambasciatori di questa nobile pratica.

Che la natüra sia sempre con voi.

Camporella Advisor Sondrio

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