Teoria delle relazioni sperimentale

Quella di Rosso Granata, l’avrete capito, è una penna particolare. Acuto vignettista e profondo pensatore, in questo articolo unisce alla consona vignetta un piccolo preambolo, un’intera poesia, e un finale non finito, che lascia spazio a dubbi e interpretazioni singolari, nel senso di uniche e proprie. Un viaggio fra disegni e sorrisi, passando per Bukowski: questo è “Teoria delle relazioni sperimentale”, il secondo articolo dopo aver raggiunto la storica cifra di 10000 visualizzazioni. Grazie, buona lettura.

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Oggi approfitto di questo spazio per parlare di qualcosa di molto personale. E proprio per questo può essere che a tanti non importi minimamente. Perché ne parlo, quindi?

Non ne ho idea. È probabile che sia
A) tutto uno sfogo, molto più utile a me che a voi,
oppure
B) un modo per condividere sensazioni, uno si quei testi in cui ognuno trova quello che vuole o, nel migliore dei casi, quello che gli serve.

Vi lascio scegliere: tanto

nel caso A) non mi interesserebbe;
nel caso B) pensandoci bene, qualcosa di utile lo trovereste di sicuro.


Sempre più spesso, con amici e parenti, mi capita di ritrovarmi in situazioni in cui non riesco a fare a meno di sentirmi

Fuori posto

Brucia all’inferno
questa parte di me che non si trova bene in nessun posto
mentre le altre persone trovano cose
da fare
nel tempo che hanno
posti dove andare
insieme
cose da
dirsi.

Io sto
bruciando all’inferno
da qualche parte nel nord del Messico.
Qui i fiori non crescono.

Non sono come
gli altri
gli altri sono come
gli altri.

Si assomigliano tutti:
si riuniscano
si ritrovano
si accalcano
sono
allegri e soddisfatti
e io sto
bruciando all’inferno.

Il mio cuore ha mille anni.
Non sono come
gli altri.
Morirei nei loro prati da picnic
soffocato dalle loro bandiere
indebolito dalle loro canzoni
non amato dai loro soldati
trafitto dal loro umorismo
assassinato dalle loro preoccupazioni.

Non sono come
gli altri.
Io sto
bruciando all’inferno.

L’inferno di
me stesso.

[Charles Bukowski, Cena a sbafo]

Forse le persone che abbiamo intorno valgono davvero solo quanto le si può sfruttare a proprio vantaggio.
Forse ascoltare qualcuno che ha bisogno di parlarci, rispondergli, sorridergli è davvero solo un peso.
Forse condividere i momenti è qualcosa di sopravvalutato.
Forse il giudizio della gente non conta un cazzo e non possiamo contare su un cazzo di nessuno.
Forse non abbiamo nemmeno bisogno che le altre persone ci vedano in modo positivo e probabilmente non ci serve a nulla far sì che chi ci fa stare bene stia bene a sua volta.
Forse.

Ma io ci sto provando,

a gioire per qualcosa che non sia solo mio, a farmi contagiare dalle emozioni degli altri, a non sentirmi sempre nel posto sbagliato al momento sbagliatissimo. A sciogliermi da questa specie di controllo che mi impongo in automatico per paura della mia spontaneità. Ad abbandonare un po’ del mio egoismo e a vedere le persone che ho intorno come persone e non come mezzi.

Ci sto provando.

Davvero.

Rosso Granata

 

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