Mariana

Manca esattamente un mese al 20 aprile. A quel 20 aprile che è data di nascita di Hitler e di Mariana, di odio e di amore. Apparentemente un giorno come tutti gli altri. In realtà un giorno in cui mitologia, sogni e sofferenze si sono mescolati, generando Mariana Rosa (nostra nuova firma da dicembre), autrice di molti articoli sull’amore e prossima a inaugurare un percorso sulla comunità LGBTQI+, che, qui di seguito, si presenta.

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Era un venerdì non troppo lontano, il 20 aprile 2000, quando Zeus, durate un noiosissimo concilio degli dei esclamò: «Facciamo nascere qualcuno!». Studiò un poco la Terra e lo sguardo gli cadde  sulla grigia cittadina di Sondrio, nel Nord Italia. Indicò il primo pancione che vide e volle che quel bambino nacque. Era, sua moglie, provò a dissuaderlo: «Caro, bisogna ancora aspettare: quel piccolo non è ancora pronto». A queste parole, l’animo di Zeus, che non aveva mai conosciuto pazienza, si accese ancora di più e il dio mosse veloce il dito verso la sventurata donna, che si ritrovò improvvisamente in preda alle doglie. Era aveva ragione, i tempi non erano maturi, perciò in men che non si dica la madre si ritrovò circondata da medici che desolati scuotevano la testa.

Mariana Rosa venne al mondo così: con prepotenza e rompendo ogni schema. E continuò a vivere secondo questo schema, l’unico a lei conosciuto. La sua nascita era avvenuta sotto presagi assai sfavorevoli, perciò ogni volta che sfidava la fortuna, perdeva. Poverina, lei cercava di camminare, con tutta la sua forza provava ad avanzare ma qualche onda spaventosa la spingeva indietro.
Quando era ancora in fasce, smise quasi del tutto di combattere contro la corrente.  Ma gli dei vegliavano su di lei. In modo particolare Apollo, rimasto colpito dalla bambina forse perché condivideva con la mortale la stessa burrascosa modalità di nascita – due anime, diversissime, che erano venute al mondo frettolosamente e generando grande preoccupazione intorno a loro. Forse fu proprio per questo motivo – impossibile dire perché un dio tanto potente fosse interessato ad una comunissima umana – che Apollo prese Mariana Rosa sotto la sua protezione, infondendo in lei arte, musica, medicina, poesia e un certo gusto testardo per il bello, il vero e l’utile.

Mariana Rosa era solo una bambina quando ricevette questi gravosi doni, e per molti anni non seppe cosa farsene. Non era una bambina particolarmente felice, anzi: fin da piccola conobbe molte perdite importanti, fra il dolore e una crescente solitudine che si impossessava sempre di più dei suoi giorni.
Alle volte, quando il suo cuore batteva troppo piano, desiderava disfarsi dei quei doni divini.
Non osò mai, e questo fece tutta la differenza.
Con la crescita, imparò a piegare le parole al proprio volere, a scrutare non solo con gli occhi ogni singolo colore, a pizzicare qualche corda e imparò, addirittura, a non odiare completamente questo mondo, in cui gli dei l’avevano spinta tanto violentemente.

Mariana Rosa

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