Un libro per una vita

Il 23 aprile è la Giornata Mondiale del Libro e della Libertà di Stampa. Valeria ce lo ricorda con un testo piccolo, minuto, che rimane per un solo istante per poi fuggire via. Fuggire via alla rincorsa della libertà. Alla rincorsa della libertà sprigionata da un’altra pagina, da un altro capitolo, da un altro, meraviglioso, libro.

Il libro non è un oggetto originale. È banale, come una matita, un mazzo di chiavi o un cellulare. Se ne trovano di diverse forme ed edizioni, ma è pur sempre un blocco di pagine stampate con inchiostro a calligrafia standard.

A pensarci non è poi così emozionante, certo tutti si trovano d’accordo sulla sua utilità perché leggere è il primo requisito importante per la nostra società e lo sanno anche i bambini. È la prima cosa che si impara. Troppo spesso però emerge questa fissazione per l’utilità, o meglio l’effetto più immediato che un oggetto di consumo può avere. Se la si vede da questo punto di vista, l’importanza del libro può essere ridotta all’intrattenimento che ne può ricavare un’anziana signora ormai fuori dalla routine quotidiana. Quest’attività di leggere pare più da ombrellone, come un cruciverba per allenare il cervello impigrito dalle solite cose.

Ma allora cosa ce ne facciamo di una libreria in casa? Per collezionare i classici della letteratura in nome della cultura che tutti noi possediamo? Dando così dimostrazione di adempiere al compito della lettura, che ci assegnano dall’infanzia? I libri allora sono una scontata presenza insignificante nella nostra vita, che parrebbe essere molto più interessante. Ma gli autori chi sono? Non sono forse umani che, uno per uno, aggiungono un pezzetto al gigantesco mosaico multicolore delle esperienze vissute su questa terra e in altri mille altri mondi immaginari? Non sono persone che hanno vissuto esattamente come tutti noi, studiando, lavorando, amando e soffrendo? Lev Tolstoj, con quel suo mattone di “Anna Karenina” non ha forse raccontato una tragedia di vita come i tanti dolori che avrà sentito sulla propria pelle? E Isabel Allende, scriveva solo un libro quando nascondeva tra le pagine de “La casa degli spiriti” tutto il suo mondo? In questo senso, no, un libro non è solo un mezzo, uno strumento, è di per sé qualcosa di unico e inimitabile.

Quando ci si chiede che senso abbia attribuire tale valore a un libro, che dopotutto è fatto di semplice carta e inchiostro e ne esiste una quantità spropositata, si provi a pensare all’intreccio di vite che popolano questa terra e alle loro creazioni. È importante averne rispetto e cura, e considerarle un bene che sia stato affidato all’umanità per arricchirla. Mai disdegnare ciò che è stato creato come forma di pura espressione. Ricordiamoci che non solo la merce di scambio ha valore. Anzi, è solo un libro, un brano musicale, un quadro, una qualsiasi opera di creazione ad avere valore di per sé, ed è per questo che va protetta, sempre.  

Valeria

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