Sentenze brevi

Dopo le prime tre sentenze su Schopenhauer, Federico, ispirandosi alle parole del filosofo danese Kierkegaard, ci invita a riflettere sul rapporto tra l’uomo e la verità, portandoci alla conclusione che l’anima stessa è, davanti alla sofferenza, nuda.

“La verità è un segreto che il morente porta con sé.”  – Søren Kierkegaard

  1. È nella liberazione dell’essere che l’uomo può stringersi attorno al proprio misero sé.
  2. Trascinante come il moto delle onde, stordente come il loro suono, splendido come il loro susseguirsi: così è l’uomo privo di desideri.
  3. Fango dinanzi a stelle, letame opposto a fragranza: l’umano può scoprirsi solo nella propria miseria.
  4. È quando giunge la senilità che la verità si mostra, vergine.
  5. Sarta dell’anima, infermiera del corpo, chiromante del futuro: in tal modo appare, all’asceta, la filosofia.
  6. Nella precarietà sta l’equilibrio, nella disarmonia dimora la saggezza.
  7. In punto di morte si presenta davvero la progenie: solo dalla scomparsa può generarsi la discendenza.
  8. Capire equivale a scoprire. Ma per disvelare un mistero è necessario che questo cessi.
  9. Ragionare, distruggere, creare: tre verbi, un solo significato.
  10.  L’autolesionista non è altro che un innamorato inconsapevole: vedersi sanguinare significa contemplarsi nella propria nudità. Come tutti gli inconsapevoli, però, non se rende conto della propria preziosità, e finisce per graffiarla.

Federico

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