L’intervista a Daniele Nicastro

Con questa nuova intervista vi presentiamo Daniele Nicastro, vincitore del premio Legenda Junior con il romanzo “Grande”, che collaborerà col nostro blog in questi mesi. Buona lettura!

Qual è stato il percorso che l’ha portata a essere uno scrittore, fra l’altro fresco vincitore – grazie a Grande – del Premio Letterario Legenda Junior?

Credo che il percorso lungo e tortuoso che mi ha portato a diventare uno scrittore sia iniziato alle superiori, quando il mio prof di italiano scrisse in fondo a un mio tema: “Sei un’aquila in mezzo ai merli”. Si riferiva alla classe di scalmanati dell’Istituto Tecnico in cui studiavo. Il commento rese felice soprattutto mia madre, io non sono mai stato avido di complimenti, caratteristica indispensabile per chi vuole dedicare la vita alla scrittura. Insomma, avete capito: non ho fatto studi classici, né corsi di scrittura creativa. Diventai un disegnatore meccanico, misi su famiglia, ma non abbandonai la passione per i libri. Ne leggevo a frotte. Il bisogno di scrivere tornò prepotente a distanza di quindici anni. Avevo una storia in testa, la scrissi e compresi di avere qualcosa da dire. Iniziai con un piccolo editore, cercai di capire come funzionava il mondo dell’editoria, poi ebbi la fortuna di scoprire il bando “Tessitori di Sogni”, un progetto di laboratori e residenze artistiche volte alla formazione di giovani artisti e creativi nella produzione di opere cross-mediali e multimediali. Fui selezionato insieme ad altri under35 e, dopo una settimana a contatto con i più grandi esperti della letteratura per ragazzi, mi proposi come ghostwriter per un importante editore italiano. Andai avanti così, sotto pseudonimo, per oltre venti libri. Quando trovai la storia giusta, tornai a scrivere col mio nome e pubblicai “Grande” (Einaudi Ragazzi), premio selezione Bancarellino 2018, oltre al già citato Legenda Junior. Fu il mio trampolino di lancio.

Oltre a Grande, quindi, lei ha scritto altri libri, sia a suo nome sia come ghostwriter. Ce li vorrebbe introdurre, oltre a dirci che cosa la scrittura di questi ha lasciato in lei?

Dei libri da ghostwriter posso solo dire che sono stati una grande palestra di scrittura. Lavorare con una redazione, con editor e direttori editoriali mi ha insegnato a essere professionale, a trasformare quella che in origine era una passione (nata dal desiderio di cambiare le storie che leggevo) in un mestiere. I miei libri d’autore, invece, sono destinati a bambini della primaria e ragazzi della secondaria di primo grado. Presentano quasi sempre elementi di crescita, riti di passaggio nascosti fra le pieghe di trame avventurose. Eccone alcuni: “Io, Chiara e la luna” (Paoline Editoriale) racconta la complicata amicizia tra Lorenzo e Chiara, affetta da una malattia così rara e strana da non sembrare vera. “Khalifa, un immigrato da medaglia” (Einaudi Ragazzi) narra l’incredibile storia di un bangladese che, da senzatetto sulle rive del Tevere, diventa Cavaliere al merito della Repubblica Italiana per aver compiuto uno straordinario gesto da eroe. Per i più piccoli ho scritto “Ronnie Rondella e la fiera della scienza” (Lapis Edizioni) che spiega come ci si sente quando in famiglia arriva un fratellino piccolo.

Lei avvierà con noi una collaborazione “a cicli” di articoli. Il primo, composto da quattro articoli, verterà sulle opere che qui sopra ha introdotto, cercando di spiegarne le tematiche principali. Vuole dirci di più su questa collaborazione?

La presentazione di quattro miei libri sarà il pretesto per approfondire temi importanti: la legalità, la malattia, l’eroismo, il talento. Ognuno d’essi in chiave moderna. È ai ragazzi di oggi che scrivo, e intendo raccontare loro del mondo in cui viviamo, dei traguardi e delle gioie, ma anche delle difficoltà spietate. Perché i buoni sentimenti non bastano, ci vuole caparbietà mista a resistenza per vincere paure e barriere.

Lei, da sempre, nei suoi libri, ha toccato figure di bambini e adolescenti. E so, perché me l’ha detto in privata sede, che lei ci tiene molto al dire che la letteratura per ragazzi non è letteratura di “serie b”. Vuole spiegarci perché dice ciò e come mai è così legato al mondo dei ragazzi?

Forse perché io leggo quasi esclusivamente libri per ragazzi. Non ho il pregiudizio, che hanno tanti lettori adulti, di considerarli facili, trascurabili, di serie B. Io li trovo onesti, sinceri e avvincenti. Non cercano di solleticare l’intelletto, la vanità, si rivolgono al cuore e alla parte più istintiva dell’essere umano in una fase della vita delicata e al tempo stesso ricca di potenzialità. Durante la gioventù l’effetto della parola scritta è mille volte più potente, forse perché la lettura ci permette di decodificare quello che prima ci sembrava accessibile solo ai “grandi”. La buona letteratura per ragazzi parla a chiunque, grandi e piccoli, lascia un segno profondo.

L’ultima domanda riguarda noi. Lei è venuto a conoscenza del sito grazie a Mariana. Cosa ne pensa di Bottega di idee e in che modo pensa che questa collaborazione possa essere proficua per entrambe le parti?

Bottega di idee mi ha colpito a partire dal sottotitolo: un faro sul mondo. In pratica tutti i collaboratori osservano e commentano quel che accade, si interrogano, spiegano, forniscono opinioni ed esperienze. Siete i nuovi adulti, raccontate il mondo come vi appare con la freschezza e l’intraprendenza dei vostri anni. L’entusiasmo che leggo negli articoli mi rende fiero, davvero, perché siete materiale prezioso, una punta di diamante. Durante questa collaborazione alzerò l’età media, ma spero di darvi una buona mano. Mentre, da parte mia, ricevo in cambio un punto di vista giovane e diretto. Non posso pretendere di capire i ragazzi se gli resto distante, giusto?

Federico

2 risposte a "L’intervista a Daniele Nicastro"

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