Acqua

Spesso si trascura più facilmente quello che si ha piuttosto che quello che manca. Ma certe cose non dovrebbero mai essere date per scontate. Nel suo primo articolo, accompagnato da una foto di Alessia, Francesca ci parla dell’acqua, elemento necessario alla vita che troppo spesso viene sprecato.
«Ci sono due pesci che nuotano e a un certo punto incontrano un pesce anziano che va nella direzione opposta, fa un cenno di saluto e dice: “Salve, ragazzi. Com’è l’acqua?” I due pesci giovani nuotano un altro po’, poi uno guarda l’altro e fa “Che cos’è l’acqua?”» – David Foster Wallace, Questa è l’acqua
A prima vista, è una domanda insensata appartenente ad una barzelletta per nulla divertente. Perché chiedersi che cosa sia l’acqua? Perché dovremmo metterci a considerare una sostanza così elementare e così nota? Soprattutto quando, ammettiamolo, ci sarebbero migliaia di altre cose a cui pensare, che sembrano molto più urgenti e interessanti di un bicchiere colmo di atomi di idrogeno e ossigeno, formula che si impara in fretta e si dimentica difficilmente, vista la quantità delle volte in cui è ripetuta. Non sarebbe molto più rilevante (e forse anche più utile), al posto che discettare sull’acqua in generale, un argomento che risulta in ultima analisi teorico, riflettere per esempio su chi nell’acqua ci annega?
Anche David Foster Wallace, nel suo saggio “Questa è l’acqua”, comincia con la barzelletta sui pesci, ma, in realtà, non parla d’acqua neanche una volta. Il suo è un discorso a dei laureandi, quindi, idealmente, un discorso rivolto al futuro, e DFW davanti a loro si sofferma sull’importanza di non diventare schiavi del proprio pensiero. Si parte dall’idea che tutti noi lettori- se per questo, ogni singolo essere umano è per sua natura delimitato da un corpo ben preciso e destinato a vedere il mondo dalla sua specifica posizione, dal suo privato campo di osservazione. E questa condizione fa sì che un particolare tipo di solitudine- quell’ingannevole, insidiosa prigionia di quando siamo i carcerieri di noi stessi- sia estremamente semplice da costruire. Ma una simile visione del mondo finisce per risultare soffocante- e DFW, che ha sofferto per anni di depressione, ne racconta con il tono di chi sa esattamente di cosa si tratta. Perché il mondo lo vediamo con i nostri occhi, ma non è originato dai nostri occhi; dunque l’esortazione è a non perdersi nei propri labirinti mentali, non costruirsi da soli le proprie prigioni.
E l’acqua rappresenta l’essenziale al di fuori di noi che tuttavia, presi dalle nostre minutaglie, rischiamo di dimenticarci.
É questa la cosa difficile con l’acqua. Si può non considerarla affatto, e concentrarsi invece su problemi più seri. Ma, specialmente in estate, con il caldo torrido ed il sole che non vuole andarsene, risulta subito chiaro che l’acqua si può ignorare solo quando non si ha sete. Altrimenti diventa, senza tante finezze e tante elucubrazioni, una priorità, e a tutto il resto si rimane curiosamente indifferenti. Tutto ciò ricorda che gli uomini sono esseri dotati di un corpo e di una natura fisica, soggetta a debolezze e a morte nel caso che manchino le condizioni fondamentali della vita. Bene, l’acqua è forse la più importante di queste condizioni. È, semplicemente, indispensabile. E se la questione è da un lato metaforica, dall’altro è profondamente reale.
Vero che la terra è formata dal 70% da acqua, ma vero anche che solo il 2.5% di quest’acqua è dolce, e solo l’1% è effettivamente utilizzabile. Solo in Europa un abitante consuma in media 180-190 litri d’acqua al giorno, e in Italia 241. Perché l’utilizzo d’acqua non si limita alle più ovvie attività domestiche e all’agricoltura: per esempio una bistecca da tre etti necessita di circa 4500 litri d’acqua per essere prodotta, e di conseguenza tutto il cibo sprecato si traduce in acqua sprecata. Eppure gli appelli, periodicamente ripetuti, a preservare le risorse idriche, vengono altrettanto regolarmente sottovalutati (anche se c’è stato un lieve miglioramento negli ultimi anni). Attualmente ci sono 1.4 miliardi di persone che non hanno accesso all’acqua potabile e secondo ricerche del’UNESCO nei prossimi vent’anni la quantità d’acqua disponibile pro capite diminuirà del 30%. Forse si troverà un modo per rimediare alla scarsità di petrolio, ma la scarsità d’acqua aprirebbe un futuro molto più torbido. Eppure tra i pericoli più seri per l’attuale politica mondiale di rado si menziona lo spreco delle risorse idriche. Come nel saggio di Wallace, anche qui l’acqua ritorna ad essere l’essenziale dimenticato.
Specialmente in questi scenari, considerare l’acqua significa acquisire consapevolezza di ciò che ci circonda e allenarsi a ricordarsi l’indispensabile.
Per evitare di finire come i due pesci giovani, che, immersi tutto il giorno nel loro liquido vitale, non sono nemmeno coscienti della sua presenza, ma se il mare venisse prosciugato di colpo, morirebbero in pochi secondi.
Francesca

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