Ambizione

Rosmunda, regina e cospiratrice

Nel 572 i Longobardi, guidati dal re Alboino, conquistano l’Italia. Ebbro della propria vittoria, Alboino offende la moglie Rosmunda, costringendola a bere dal teschio del padre. Nel suo primo racconto, Benedetta analizza la figura di questa regina omicida, che nel corso dei secoli è stata spesso ritratta volubile e malleabile.                                                       Per ogni racconto Benedetta ci indicherà  anche un consiglio musicale. I brani, raccolti in una playlist su Spotify, saranno tutti collegati in modo più o (molto più probabilmente) meno diretto ai personaggi dei racconti.
Consiglio musicale: Donna lombarda di Gualtieri, Francesco de Gregori e Giovanni Marini

“Perché?” Chiede Longino porgendomi un calice di vino, che rifiuto con un gesto della mano.
“Perché mai uno uccide un re? Per prenderne il posto.”
“Rosmunda, tu eri già regina dei Longobardi. Anzi, questo assassinio ti ha solo danneggiata. Se prima eri la moglie di Alboino, ora sei moglie di un omicida. Hai perso quel poco di consenso che avevi tra i duchi e per questo sei stata obbligata a chiedere la mia protezione.” Appoggia sul tavolo il calice di vino, poi si rivolge di nuovo a me. “Lascia che te lo chieda di nuovo: perché?”
Respiro. “Voi uomini sapete essere incredibilmente ingenui. Credete che una donna debba esservi fedele in tutto solo perché agli occhi della società è vostra moglie. Ci maltrattate, ci mancate di rispetto. Siamo piccole, indifese, come potremmo mai vendicarci?”
“Non stai rispondendo alla mia domanda.”
Mi passo la lingua sulle labbra. “Vedi, è difficile motivare questa mia scelta. Non ho mai amato Alboino. Come avrei potuto? Ha ucciso mio padre e mi ha costretta a sposarlo solo per ottenere la lealtà dei Gepidi, il mio popolo. Nemmeno lui mi ha mai amata. Non mi ha mai parlato davvero e…” Abbasso lo sguardo, come per pudore. “E non ha nemmeno dimostrato particolare interesse nello svolgere il suo compito di marito.” Longino alza le sopracciglia, turbato. “Non biasimarmi se ammetto di aver accettato la compagnia di Elmichi, l’armigero di Alboino.”
“Deve essere un temerario o un folle, per avvicinarsi alla moglie del proprio re.”
“O un ambizioso. Del resto è l’ambizione a muovere le sorti del mondo, non è così? Lo stesso Alboino ne è l’esempio: se si fosse accontentato della Pannonia, io non sarei qui.” Alzo lo sguardo. “L’idea di uccidere mio marito, però, all’inizio mi era odiosa.”
Inclina il capo di lato, scrutandomi con attenzione. “Cos’è cambiato?”
“Ha offeso l’onore di mio padre. Ha riempito il suo teschio di vino e mi ha costretta a berne. Non era nemmeno lucido, quando è successo. Si reggeva a stento in piedi. Non ho potuto accettare che si gloriasse così della morte di mio padre. È stato solo allora che ho deciso di prendere parte alla congiura di Elmichi.”
Longino trattiene una risata. “Voi barbari, non pensate ad altro che alla vendetta.”
“Siamo orgogliosi, è vero. Ma non incoscienti.” Inizio a camminare per la stanza, molto lentamente e stando attenta che il suo sguardo rimanga fisso su di me. “Elmichi ha cercato il sostegno di alcuni duchi. A me è toccato convincere Peredeo.”
“Peredeo?”
“Un uomo eccezionalmente forte, ma di una tale stupidità… Era così fedele ad Alboino che per convincerlo ho dovuto ingannarlo. L’ho atteso nel suo letto e non ho detto una parola fino a che, appagato, non si è staccato da me. A quel punto non gli restavano che due possibilità: morire per mano di Alboino, o aiutarmi ad ucciderlo. Visto? La lealtà degli uomini finisce laddove iniziano i loro interessi.”
Sento gli occhi di Longino scivolarmi addosso, soffermandosi sul mio petto e sui miei fianchi. “E come avete fatto a uccidere il grande Alboino? Pochi uomini possono vantare una fama grande come la sua.”
“Peredeo ha allontanato tutte le guardie dal palazzo e mi ha aiutata a nascondere tutte le armi. Abbiamo anche legato la spada di Alboino alla testata del letto, in modo che non potesse sguainarla. Al resto ha pensato Elmichi.” Mi fermo un attimo. Corrugo la fronte e fisso un punto nel vuoto. “Patetico, no? Alboino, il re barbaro, il re conquistatore, costretto a difendersi brandendo uno sgabello. Ucciso brutalmente dal proprio fratello di latte.”
“Una morte inutile.”
“Purtroppo sì. Sposando Elmichi gli ho praticamente offerto la corona, ma i duchi si sono ribellati. Non volevo giurare fedeltà a un regicida.”
“Così hai chiesto la mia protezione.” Mi si avvicina, tanto che posso sentire il suo respiro sulla pelle. “Perché sei venuta a parlarmi?”
“Ho bisogno del tuo aiuto.”
“Per fare cosa?”
“Per uccidere mio marito.”

Benedetta

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