Aria

L’aria, composta solo in parte da ossigeno, è un miscuglio essenziale alla vita. In questo articolo, accompagnato da una foto di Alessia, Francesca analizza l’affascinate sfuggevolezza di questo elemento nel quale siamo inconsapevolmente immersi.

Aria: 21% d’ossigeno, 78% d’azoto e 1% di altre sostanze. È qualcosa che mi è sempre piaciuto dell’aria, che si tratti di un miscuglio. Mentre è noto che l’aria con poco ossigeno non è respirabile, è meno risaputo che anche l’aria con troppo ossigeno è nociva. L’iperossia è dannosa quanto l’ipossia. Se non fosse dunque per quel 79% di altre sostanze, la vita non sarebbe possibile. Se ne potrebbe trarre un bell’elogio dell’impurezza, come quello che fa Primo Levi nel suo sistema periodico.
E quest’elogio avrebbe ancora più valore considerato che quest’aria così mescolata e impura ci è indispensabile. Possiamo stare senz’acqua per un paio di giorni, se non fa troppo caldo, senza fuoco per periodi di tempo anche lunghi, se non fa troppo freddo, e gli astronauti passano mesi senza avere i piedi per terra. Senza aria invece, a meno di non essere specificatamemte esercitati, si sopravvive una media di 4-5 minuti, ma già un paio si minuti possono di causare danni tali da compromettere la qualità della vita. È un fatto: non possiamo stare senza aria. Tuttavia i nostri sentimenti verso questo miscuglio che è letteramente di vitale importanza sono più ambigui di quanto sembrino.

Dei quattro elementi, l’aria è il più sfuggente, il più difficile da descrivere. Per prima cosa, non è visibile, anche se ne percepiamo subito l’assenza. Poi, non è mai ferma- la caratteristica fisica stessa dello stato aeriforme è di essere costituito da poche particelle rarefatte in continuo movimento. Invisibile e frenetica, l’aria ci circonda senza che la si possa mai percepire del tutto. Non ha confini netti, come l’acqua, la terra e il fuoco, ma si rarefà via via che si sale nel cielo andando a perdersi nello spazio.
Non ha confini e non ha consistenza.
Per questo viene quasi spontaneo considerarla inaffidabile. Per definire qualcosa di irrealizzabile e poco realistico si parla di “castelli per aria” e di solito le persone che ci pensano su hanno “la testa fra le nuvole”. C’è una sorta di diffidenza nei confronti dell’aria per via dalla sua impalpabilità.
E mista alla diffidenza c’è sempre stato il fascino di solcare quell’oceano invisibile che è il cielo.

Volare, insomma. Qualcosa guardato con un misto di attrazione e paura, che apre possibilità come attrae pericoli. E che, volendo escludere i tentativi non riusciti di Leonardo, è una realtà da poco più di un secolo. Del volo ha parlato spesso nei suoi film il regista giapponese Hayao Miyazaki. Figlio di un progettista di aerei, ha girato anime (la variante cinematografica dei manga) famosi in tutto il mondo e spesso incentrati su piloti o avventurieri dell’aria. Riuscendo a catturare da un lato la bellezza di avventurarsi su un terreno ignoto, dall’altro le responsabilità che questo comporta. Uno dei suoi film racconta la vita di Jiro Zoirushi, progettista di aerei vissuto in Giappone nella prima metà del Novecento, il cui sogno di costruire velivoli perfetti si scontra con l’evidenza che i suoi aerei saranno utilizzati nella Seconda Guerra Mondiale. Le ambizioni dell’uomo nei confronti dell’aria non sono sempre state così limpide, dettate dal puro spirito d’avventura. Un altro film sull’argomento è Laputa, il castello nel cielo. Parte dalla storia raccontata anche nei viaggi di Gulliver, di una fantomatica città che fluttua per aria, ricca di beni come progredita nella tecnologia. Gli abitanti l’hanno abbandonata ma essa continua a volare da qualche parte nel cielo.

Alla ricerca di Laputa si muovono tutti i personaggi, dai comandanti di eserciti, interessati ad una simile tecnologia, ai pirati, spinti dalla promessa di ricchezze, ai due protagonisti, gli unici privi di secondi fini che rimangono invischiati in questa matassa. Laputa alla fine viene trovata, e si rivela essere esattamente come si aspettavano tutti: un bellissimo castello fluttuante ricolmo di tesori e in possesso di armi di distruzione che per potenza ricordano una bomba atomica.

Troppo pericoloso per essere lasciato in mano agli uomini, il castello nel cielo alla fine del film si solleva ancora più alto fino a scomparire, dove nessuno potrà più ritrovarlo. Come dice la protagonista in una delle scene finali, “vivere separati dalla terra non è possibile”.  Fluttuare nell’aria senza nulla sotto i piedi rischia di convincere gli uomini di essere dei e possedere un potere che a loro non spetta. Per questo Laputa è stata lasciata deserta: le brame di potere degli uomini hanno portato alla distruzione della sua civiltà. Insomma, l’aria, questa frontiera invisibile e impalpabile, non è un posto che il genere umano possa controllare. Forse questo dell’aria risulta difficile da accettare: è una terra di nessuno, un mondo senza appartenenze. Volatile e sfuggente- e nonostante questo, indispensabile.

Forse però sarebbe il caso di chiarire che la volatilità dell’aria non determina la sua impermeabilità alle influenze esterne. In altre parole, l’aria si inquina tanto facilmente quanto qualsiasi altra cosa. E le conseguenze dell’inquinamento atmosferico sono ancora più gravi poiché si tratta di qualcosa che assumiamo tutti i giorni, tutte le ore, ogni secondo. Secondo delle cifre dell’Oms registrate nel 2016 “nel mondo il 90% della popolazione respira inquinanti a un tasso superiore a quello giudicato massimo per la salute, con la conseguenza che sette milioni di persone sono morte per questa causa”. Sul sito del ministero della salute si legge che in Italia i decessi solo per particolato fine (un tipo di inquinante) sono all’incirca trentamila. “Gli effetti sono maggiori al Nord e il solo rispetto dei limiti di legge salverebbe 11.000 vite all’anno.”

Nonostante questo, le reiterate richieste di prestare maggiore attenzione alla questione e anche di inserirla nell’agenda politica sono rimaste inascoltate. Forse il fatto di non vedere con i propri occhi il problema lo fa sembrare meno urgente di altri. Forse è la solita abitudine di dare per scontato che ciò che ci serve ci sarà sempre, e dimenticarsi che la mamcanza di cura rischia di farlo svanire. Ma per cominciare fare qualcosa bisogna prima accettare che la nostra vita dipende da qualcosa che a fatica riusciamo a sfiorare, un miscuglio di sostanze migliaia di volte più leggere di noi. In fondo non è così male, no?

Francesca

2 risposte a "Aria"

Add yours

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Creato su WordPress.com.

Su ↑