Shantaram

Come già anticipato, alla rubrica di Teresa si affianca da oggi Valeria, che recensirà per noi un libro sulla base dei disegni di Rosso Granata. Il romanzo di oggi, Shantaram, è la storia diretta e spietata di un uomo che, pur cambiando vita, continua ad essere perseguitato dal suo passato. Buona lettura!

Shantaram, Gregory David Roberts

Né la pura terra né l’inferno esistono al di fuori di noi; entrambi esistono nei nostri cuori.
Nichiren Daishonin
Questo è il pensiero che collego alla raffigurazione di un uomo che sembra la personificazione stessa dell’inferno, con la sua smorfia terrorizzante e i suoi occhi bianchi, alle spalle del quale un lupo allarga le gigantesche fauci, rimandando a uno stato primordiale e animalesco. Mi piace immaginare che questo descriva la più bassa condizione vitale potenziale in ogni essere umano, assieme a quella più elevata, contenuta paradossalmente nello stesso inferno e che è meno propensa ad emergere, rappresentata dall’oggetto cristallino tenuto fra le mani dell’essere spiritato.
Subito dopo mi viene in mente un romanzo che mi ha colpito per il suo essere diretto e spietato: Shantaram, dell’autore Gregory David Roberts che ha avuto molto da combattere contro la sua condizione di inferno, e che ha deciso di raccontare la sua storia.
L’inferno nella vita di Greg inizia nel momento in cui viene sopraffatto da un istinto di autodistruzione, talmente potente da somigliare ad un essere indemoniato che si è impossessato del suo corpo e della sua mente, contro cui sembra impossibile combattere. Questo lo porta all’eroina.
Quella che è solo una sostanza diventa il centro della sua esistenza, la forza trainante per andare avanti, ma anche per commettere varie rapine. Viene condannato a diciannove anni nel carcere di massima sicurezza di Pentridge, nella sua Australia. Ed è l’inizio dei suoi tentativi di fuga. Fuga che, al di là del semplice istinto di sopravvivenza, non sembra avere un preciso scopo.
Famiglia, amore e speranze non sono più recuperabili, mentre l’incubo del passato da criminale e della droga continuano a perseguitarlo anche dopo essere riuscito ad evadere, non solo dalla prigione ma soprattutto da se stesso.
Sceglie l’India, come luogo dove ricominciare daccapo. Inizia ad abituarsi all’incognito, comodo nella sua falsa identità di turista neozelandese che scrive di mestiere. Ben presto Greg si rende conto che si può sempre abbandonare un luogo per fingere che il passato non sia mai esistito, mentre in nessun modo si riesce a scappare dai propri demoni.
Così non passa molto tempo prima che un’esperienza surreale lo riporti a se stesso e alla propria condizione.
Shantaram è il nome che in lingua marathi significa “uomo della pace e di Dio” e con cui viene ribattezzato Greg in un mondo che ancora non gli appartiene. Egli non riesce inzialmente a capacitarsi di come possa essersi guadagnato quel nome che gli fa onore, quando la sua vita è una continua battaglia con la propria mente, sempre sul baratro di uno stato di profonda disperazione che lo spinge a ricommettere gli stessi errori.
Eppure è proprio questo “battesimo” a dargli la forza e la speranza di trasformare la propria furia cieca in un’energia inaspettata che lo porta a vivere nelle condizioni miserabili di uno slum, utilizzando le proprie stentate e basilari conoscenze mediche per assistere i malati così poveri da non potersi permettere le cure ospedaliere.
La sua umanità e la forte compassione verso gli esseri umani che incontra emergono spontaneamente dalla fiducia che le persone appena conosciute gli dimostrano. In India lui non è un criminale, ma un uomo buono perché le persone attorno a lui lo sentono, lo credono; senza bisogno di conoscere il suo passato, lo considerano un membro importante della loro comunità e per questo gli dimostrano una grande gratitudine.
Nel corso della sua esperienza in India trova l’amore in una donna, dà vita a forti legami di amicizia e individua una figura paterna in cui crede di poter ritrovare se stesso.
Nonostante ciò Greg non raggiunge mai definitivamente una pace interiore, con i suoi demoni sempre pronti a manifestarsi. Negli anni della sua permanenza nella grande megalopoli di Bombay, travolgente e magnifica nella sua varietà di sfavillanti colori e dei suoni delle lingue di tutto il mondo, si ritrova nell’ambiente criminoso e ripiomba in uno stato infernale più volte, pur continuando a riemergere.
In tutto questo susseguirsi di eventi, la sua ricerca continua costantemente; anche se i momenti più bui ritornano nella sua nuova vita a Bombay, come a dimostrare che non c’è nessuna pace duratura e che il passato ritorna in qualsiasi momento, fino a che il cuore non è completamente trasformato. L’intera storia autobiografica dell’autore è un percorso di trasformazione che non arriva mai a un punto di stabilità, poiché si tratta di un’evoluzione continua, una lotta con la sua parte più oscura che porta a trasformare la sofferenza in qualcosa che abbia un profondo significato.
Valeria

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