L’arte della cucina fra uomo e natura

Perché parlare di cibo in una rubrica sulla natura? Perché, come ci spiega Francesca, il cibo è molto di più che la serie innumerevole di foto di piatti pubblicata ogni giorno sui social: è parte fondamentale della società umana (come mostrato dalla foto di Alessia), che collabora su più piani per produrlo.

Di cibo parlano tutti. Soprattutto in rete. L’hashtag #food è quello più usato su Instagram, per un totale di circa 300 milioni di immagini. Qualcuno cavalca la tendenza generale e qualcuno la critica, perché, in fin dei conti, è solo cibo e quanto ci si potrà ricamare su? Ma, a pensarci bene, non dovrebbe essere così sorprendente. Perché se c’è qualcosa che fa parte della nostra vita di tutti i giorni e di cui non possiamo proprio fare a meno, è proprio il cibo. E per gli uomini, a differenza di tutti gli altri animali, il cibo non è soltanto un nutrimento necessario alla sopravvivenza: noi uomini siamo gli unici a cucinare.
La cucina comincia quando comincia la civiltà, quando l’uomo scopre come utilizzare il fuoco. E’ un’arte più antica della scrittura. Sì, un’arte, l’arte di far interagire ingredienti essenziali e trasformarne la natura fino ad ottenere dei risultati che serbano tracce della loro origine e allo stesso tempo si sono trasformati in qualcosa di nuovo. Ed è uno dei pochi campi in cui l’uomo e la natura abbiano instaurato una collaborazione funzionante e duratura.
Michael Pollan, già menzionato in Terra, ha girato un documentario al proposito; si intitola Cooked e si articola a partire dai quattro elementi naturali, mostrando come acqua, aria, terra e fuoco siano il punto di partenza di qualsiasi cucina. L’uomo può dimenticare la natura o proclamarsi suo avversario, ma per cucinare deve tornare alle basi: accendere fuochi e guardare che non diventino troppo forti, usare la giusta quantità di acqua, coltivare la terra e rispettarne i ritmi. Persino l’aria c’entra qualcosa, essendo fondamentale nel processo di lievitazione.
La cucina chiama in gioco la relazione tra uomo e natura, quindi. Ma, in senso lato, anche quella tra gli uomini stessi. Gli uomini devono collaborare per ottenere gli ingredienti e per cucinarli; di solito il pasto avviene in compagnia, le famiglie si tramandano ricette e le culture stili di cucina.
La cucina allora diventa una nuova lingua con cui comunicare e un’occasione per rilanciare il concetto stesso, molto spesso sottovalutato, di collaborazione e di mescolanza. Sì, perché la cucina nasce proprio dall’interazione tra cibi diversi, quando l’uomo si rende conto che unire diversi ingredienti può fare la differenza tra un piatto commestibile e un ottimo pasto.
Una delle più belle descrizioni del potere di un pranzo c’è nel racconto di Karen Blixen, Il pranzo di Babette. Una cuoca straordinaria che ha combattuto nella rivoluzione francese si rifugia in un villaggio di protestanti, ospitata nel villaggio delle due figlie del decano. Quando Babette vince una ingente somma alla lotteria, al posto che tornare a Parigi, decide di usare il denaro per preparare un magnifico pranzo di piatti esotici e prelibati. Per gli uomini del villaggio, abituati a piatti semplici e parchi, è una scoperta: non soltanto momento di estasi dei sensi, ma quasi di rivelazione spirituale. Quel pranzo diventa un momento per risolvere passate tensioni e rievocare amori mai del tutto spenti: insomma, offre un’occasione di riflettere e di riconciliarsi.
Così la cucina può diventare un’arte, e come tutte le arti non serve alla sopravvivenza, ma alla vita.
Francesca

Una risposta a "L’arte della cucina fra uomo e natura"

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  1. Cucinare non è solo nutrirsi, ma bensì dimostrare di avere maestria nei campi della fisica e della chimica (cottura, ebullizione). Un piatto di qualsiasi popolo è in qualche modo la sua carta d’identità: mostra quali sono i prodotti locali e il modo di cucinarli a secondo delle condizioni climatiche, e anche delle regole culturali e religiose. Ci sono tantissime cucine nel mondo ed è impossibile decretare quale sia la migliore di tutte, nonostante quello che dicono certe trasmissioni TV; al massimo uno può esprimere un punto di vista personale.

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