Abbandonarsi

Oggi Benedetta ci racconta Juliette Binoche (per noi ritratta da Aurora), attrice francese tra le più famose e premiate a livello internazionale, con cui si chiude la nostra rubrica sulle “donne della storia”.

Il tempo.
A volte sembra assurdo pensare a quanto velocemente scorra il tempo. Un giorno si è giovani, rigonfi della convinzione di avere il mondo in mano. Il giorno dopo si è cresciuti e ci si domanda perché non si è più ragazzi, perché mai si è diventati fragili. Si vede il proprio corpo, segnato dagli anni e dalle esperienze, e si fatica a scorgervi ancora della bellezza. Ci si sente indifesi. Ci si chiude in sé stessi, come per allontanare quella sensazione da sé.

Il tempo. Un tema che affascina chi inizia a sentirne il peso.
“Voglio farci un film.” Con questa frase è iniziato il progetto di Assayas. Uno sfogo. Un modo per esorcizzare una paura che prima o poi tutti provano nella propria vita.

Juliette si è vista allo specchio prima di girare le scene. Ha guardato il suo volto struccato, incorniciato dai capelli tagliati corti. Ha visto il suo corpo avvolto da vestiti larghi, dal taglio quasi maschile. Forse è stato un po’ mortificante per la sua vanità.
Si è addentrata nelle debolezze del personaggio. Si è lasciata trascinare dal suo carattere scontroso, a lei estraneo, in un processo catartico.

Il tempo… Non la spaventa così tanto. Ha lottato, da giovane, e ha creduto in ogni sua lotta. Ha creduto in ogni suo ruolo, scegliendoli con cura, evitando di ripetersi e mettendosi costantemente alla prova. E ora… Ora è tutto più facile. Ora ha la possibilità di scegliere tra svariati progetti, di scegliere quelli in cui crede.

Da ragazza si è dovuta spesso scontrare perché non condivideva quella passione tipica degli anni ottanta per le scene di nudo, spesso artificiose, inutili… Quale credibilità c’è in una recitazione trattenuta? L’abbandono è quello che rende il teatro e il cinema veri.
Inspira.
Lascia sfuggire una risata.
La scena che stanno girando è intima, un momento di tranquillità tra due donne, due confidenti. Recita con una naturalezza sorprendente, quasi spiazzante.
Le battute le escono di bocca e sembra che non le abbia lette su un copione, ma che le abbia pensate lei stessa, divenuta il suo personaggio.
Slaccia gli scarponi, lascia che i pantaloni le scivolino lungo le gambe e si sbottona la camicia. Ha cinquant’anni. Il suo corpo non è più quello di una ragazza. È molto diverso da quello di Kristen, che ha comunque preferito rimanere in biancheria.

Ma è bellissima.

Corre in acqua, tremando perché è fredda.
Non ci sono cineprese, non ci sono luci e angolature a cui pensare.

Si abbandona.

Ride e urla, la pelle punta dal gelo.

Benedetta

 

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