Natale in Camporella: un vagito nella valle

Dopo l’esordio della Vigilia e la continuazione del racconto nel giorno di Natale, la rubrica natalizia di Camporella Advisor Sondrio termina oggi, con un testo meno comico del solito ma pur sempre grottesco, che ci accompagna, fino all’ultima riga, in tutto il suo mistero: il figlio di Maria troverà un padre?

Eccolo, il bambino tanto atteso da tutti. Commossa, Maria estrasse il suo fazzoletto per asciugarsi le lacrime. La gente cominciò ad affluire alla grotta e a portare i doni che aveva preparato. Era il più bel bambino che si fosse mai visto – d’altronde, nessuno se ne ricordava un altro. Per primi arrivarono i pastori e subito dietro le loro greggi. Piano piano, tutti – dal pescatore alla vedetta, dall’oste al boscaiolo – raggiunsero Maria. Nella piazza c’era il villaggio al completo; ognuno era felice di omaggiare il neonato e di offrire il proprio sostegno a Maria. Ciascuno riconosceva qualcosa di particolare in quella creaturina – qualcosa che riempiva tutti, nessuno escluso, di gioia. Per ultimi, arrivarono, tutti trafelati, tre signori scuri, scusandosi per il ritardo. Furono subito perdonati grazie ai bellissimi doni che avevano portato. Il primo offrì un toro, che venne messo nella grotta assieme all’asino – che già era lì – per far stare al caldo il bimbo. Il secondo offrì il rinfresco, con tutte le prelibatezze che si possono immaginare tra salame, formaggio, patatine e salatini. Ma, soprattutto, il terzo portò la Birra – e allora sì che si poteva dare inizio alla festa. Il biondone attaccò a suonare con il flauto e subito dietro i musicanti, piegati con foga sui loro strumenti. Tutti incominciarono a ballare felici in onore del nuovo nato. Giuseppe installò sopra la grotta un apparato di specchi che raccoglieva i bagliori del fuoco e li restituiva alla folla danzante, in mille giochi di colori e di riflessi. C’era una atmosfera perfetta. Nella foga del momento decisero di dare subito il nome al bambino e tra vortici di balli e sviolinate, volarono nell’aria i nomi più disparati. Gioacchino, Giovanni, Enea, Pietro, Orlando, Antonio, Andrea, Stefano, Marco, Paolo – e chi più ne ha, più ne metta. Alla piccola Rosina venne in mente di chiamarlo con le iniziali dei nomi dei genitori di Maria e di Giuseppe, i suoi nonni, dato che lui la aiutava tanto col bambino. Giuseppe, Emidia, Simone e Ursula. Gesù. Era perfetto. Tutti felici, continuarono a darci dentro ancor di più con la festa. Le danze durarono fino a notte fonda, quando anche gli ultimi rimasti  furono invitati ad andarsene. Il bambino, nonostante il gran baccano, si era addormentato da un pezzo. Il pomeriggio seguente, dopo che tutti si ripresero dalla baldoria della notte, si ritrovarono ancora davanti alla grotta. Era finalmente arrivato il momento di scoprire chi fosse il padre, e il confronto facciale iniziò senza perdite di tempo. Tutti gli uomini si disposero in una lunga fila davanti al neonato. A uno a uno si ponevano a fianco della culla, si chinavano e mettevano la loro faccia a fianco a quella del pargoletto. Le donne erano incaricate di dare il loro parere. Nonostante tutti gli sforzi dispiegati, non si riusciva a concludere niente. Così si pensò di tagliare la barba a tutti quanti e di far ripetere la procedura, ma nemmeno questo tentativo diede un riscontro soddisfacente. Al limite della disperazione, provarono allora a far parlare il bambino, ma – ovviamente, vista l’età – non spiccicava parola. Tutti i modi possibili per scoprire il compagno di Maria erano stati così sperimentati, ma nessuno era risultato efficace.  Un’ombra scese sul morale di tutti. Il padre non si voleva proprio far trovare. Avevano cercato e ricercato tra i loro uomini, ma non l’avevano trovato. Avevano formulato stratagemmi intelligenti, messo a punto metodi scientifici infallibili, ma niente.
Tornarono quindi all’idea delle prove atletiche e qualcuno si offrì, generosamente, di fare da padre. Alcune donne proposero invece di lasciare da sola la madre a prendersi cura del bambino, ma vennero subito zittite. Le voci si fecero più forti e i toni più aspri. Cominciarono a litigare e a offendersi a vicenda, alcuni cercavano di calmare altri andando sopra alle loro voci, ma questi rispondevano con altre urla. Il neonato dormiva nelle braccia di Maria, Giuseppe era chino su loro di loro in silenzio, offrendogli conforto. Il sole incominciò a farsi più luminoso, la luce stava crescendo d’intensità e tutti si arrestarono mano a mano che se ne accorsero. La luce cresceva sempre di più, il sole diveniva sempre più grande. Fino a che non immerse tutti nei suoi raggi, abbagliandoli.

Silenzio.

Rimasero tuti fermi, immobili, inanimati, come bloccati nelle loro forme.

Il bimbo, solo, si mise a piangere.

Il suo vagito risuonò nella valle.

Era l’unico rumore assieme a quello del torrente.

Carlo

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