Amunì, picciotti!

La mafia è attraente. Ma cosa si nasconde dietro a questa patina dorata? In questo reportage, Michele ci introduce ad Amunì, associazione antimafia di Libera che dal 2011 mostra nella sua crudele concretezza la realtà mafiosa.

Picciotto:
/pic·ciòt·to/
sostantivo maschile

  1. Giovanotto (con un senso di vitalità e di baldanza, che va dal generoso allo spregiudicato); part., componente delle bande siciliane che si unirono ai Mille di Garibaldi per cacciare i Borboni dalla Sicilia (1860).
  2. Il grado più basso della gerarchia di una cosca mafiosa.

Origine
Dal siciliano picciottu ‘piccolo’ •1860.

Guarda caso la manovalanza della mafia ha la stessa definizione di “ragazzo”. Chi l’avrebbe mai detto? Il ragionamento è in realtà molto semplice, ogni società (anche una società parassita, in fondo di questo parliamo: se non esistesse la società dello Stato la mafia non sopravviverebbe) ha bisogno di un ricambio generazionale, pena l’estinzione. Quindi è assolutamente indispensabile per le organizzazioni mafiose conquistare adepti freschi, rendersi attraente alle nuove generazioni.
E la mafia è attraente.
E’ attraente perché fa leva sui miti, sull’idolo del rispetto e sulla mistificazione dell’onore. Il mafioso vuole apparire come un moderno Robin Hood, in un perenne conflitto tra “l’onorata società” e lo Stato infame. Molti giovani ne vengono affascinati proprio perché l’illusione di importanza e di guadagno facile sono già di per sé allettanti, e in alcune realtà si trasformano in succose alternative a uno stato che spesso risulta assente, smemorato e impotente.
La mafia è attraente.
Lo si capisce quando si sente dire da un ragazzo che per uccidere non è necessaria una paga da professionista del settore, basta l’idea di poter stringere tra le dita il potere, verniciato di nero, calibro 9 e di esploderlo contro qualcuno che di per sé è assai poco importante, ma che ha sulla testa una taglia misurata in fama e pacche sulla spalla.
La mafia è attraente.
Perché con quel semplicissimo meccanismo adulatorio riesce a convincere che si tratti di potere, non di sopruso. Che si tratti di “avere le palle”, e non di paura, quel sibilante terrore che essere come gli altri debba per forza significare essere pecore da buffet per lupi di strada. Che sia giusto usare la forza per imporsi, d’altra parte la dialettica è potente solo quando sta dietro alla pistola.
La mafia è attraente. Ma può essere messa a nudo. Sotto l’aura ieratica degli uomini d’onore, infatti, non si fatica a trovare vittime innocenti, donne, bambini… Persone che un uomo d’onore deve ammazzare perché non è ammissibile che uno si trovi nel posto sbagliato al momento sbagliato.
E sebbene molti di noi lo sappiano già, ci sono ragazzi per i quali questa è una novità. Proprio coloro ai quali ‘ndrangheta, camorra, cosa nostra ecc. possono sembrare delle alternative coraggiose ad una vita da prede.
Ecco perché è importante partire dai giovani nella lotta alle mafie, perché dandogli delle alternative, convincendoli che l’onore, quello vero, non è il facile guadagno di una minaccia, si può cambiare l’idea che è alla base di questo ingannevole proselitismo.
Ed è qui che entra in gioco Amunì. “Amunì” è un’esortazione in dialetto palermitano che si traduce in “andiamo”, “diamoci una mossa”.
Ma soprattutto è un progetto di Libera, avviato inizialmente nel 2011 in Sicilia, nei territori di Palermo e Trapani, e rivolto ai  ragazzi, tra i sedici e vent’anni, sottoposti a procedimento penale da parte dell’Autorità giudiziaria minorile e impegnati in un percorso di riparazione.
Accompagnati da adulti capaci di sospendere il proprio giudizio sul reato da loro commesso, i giovani cercano di riparare, indirettamente, i torti commessi, ma anche di ottenere giustizia per quanti di loro sono stati abbandonati in condizioni di svantaggio e di povertà sociale e culturale.

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Qui sopra, Salvatore Inguì

“L’antimafia non è ciò che diciamo ai nostri ragazzi, ma ciò che permettiamo loro di sperimentare. L’antimafia non è una gara di slogan, ma fornire occasioni di visioni, di far vedere la mafia come qualcuno non l’ha vista mai.”

Queste le parole con cui Salvatore Inguì (nella foto, n.d.r.) l’assistente sociale marsalese che ha ideato il progetto, nonché referente di Libera per la provincia di Trapani, descrive cos’è la sua antimafia, la stessa che anima Amunì.

 

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Alcuni ragazzi del progetto Amunì al torneo D(i)ritti in rete, in cui il calcio a 5 è attività di aggregazione e di lavoro di squadra. Sulle maglie i nomi delle vittime innocenti che libera ricorda ogni 21 marzo.

Si tratta di un’antimafia concreta e responsabile, un modo di combattere non soltanto le conseguenze, i sintomi, ma di sradicare questo fenomeno alla radice.
Come? Conoscendo altre realtà, come i terreni confiscati alla criminalità organizzata, i familiari di vittime di mafia (come si vede e si spiega dalla foto e dalla sua didascalia, n.d.r.), gli ambienti di solidarietà, la tante attività di impegno, culturali e sportive attive su tutto il territorio nazionale.
Ma la conoscenza non è abbastanza, è importante che i giovani crescano con la capacità di essere coinvolti nelle situazioni, che non siano soltanto spettatori estranei ma attori attivi. Che “stiano dentro” le cose, invece di guardare da fuori. Ed è quello che avviene quando discutono, dopo una delle esperienze fatte, si scambiano punti di vista, formano un nuovo pensiero, conquistano con orgoglio un’idea che sia loro e non un freddo motto pubblicitario.

Non ce l’ha insegnato nessuno, ci siamo arrivati noi da soli. Gli amici di Libera e l’assistente sociale che ci ha dato il giudice ci hanno solo aiutato a incontrare altre persone, a farci parlare con loro e a farci parlare tra di noi.

Dal suo avvio il progetto è cresciuto: circa 270 ragazzi e ragazze di 12 province italiane sono stati coinvolti in questa iniziativa e sono partecipi di un cambiamento che vuole costruire informazione, per dissolvere quell’alone favolistico dietro al quale la mafia si nasconde per apparire eroica e rivoluzionaria.

Se la gioventù le negherà il consenso, anche l’onnipotente e misteriosa mafia svanirà come un incubo. – Paolo Borsellino

Michele

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