Lo zar pazzo

Paolo I Romanov

Paolo si scosta le lenzuola di dosso e lascia cadere le gambe magre giù dal letto. Respira affannosamente, le narici che fremono vistosamente a ogni respiro. La sua figura pallida emerge nella penombra della stanza ed è quasi spettrale. La schiena magra ricurva sotto il suo stesso peso, il collo incassato nelle spalle ossute, le mani che come artigli si stringono attorno alle lenzuola.

La principessa Anna Gagarina, il corpo coperto da un lenzuolo, si accosta allo zar. Tende  una mano e lascia che le sue dita, incerte e tremanti, scorrano lungo la schiena nuda del suo amante. Subito, la mano di Paolo si alza, e si stringe attorno al polso di Anna, facendole gelare il sangue nelle vene.

“Mi sentivo soffocare”, spiega lui girando appena il volto.
“Ora come state?”
“Mi sento come se stessi per morire.” Deglutisce. “Vogliono fare una replica del 1762…”, mormora. “Lo so. Tutti mi dicono di no, oppure mi dicono che hanno la situazione sotto controllo e che tutto andrà bene…” Lentamente, lascia andare il polso di Anna. “Ma io lo so.”
“Sapete cosa?” Anna resta ferma alle spalle di Paolo. Si stringe da sola in un abbraccio e si sfrega le mani sulle braccia, come colta all’improvvisa dal gelo.
“Me lo ripete da anni”, dice lui, lo sguardo perso in un angolo buio della stanza. “Lo vedi? Mi guarda. Incombe su di me fin da quando ero bambino. Mi fissa con i suoi occhi terribili e mi ripete che farò la stessa fine che mia madre fece fare a mio padre.”
Anna guarda là dove gli occhi di Paolo sono fissati. Il loro riflesso le ricambia lo sguardo.
“Chi ve lo ripete?”
“Non lo vedi?”, chiede, nervoso.  “È Pietro il Grande, il nonno di mio padre.”
Anna annuisce debolmente, spaventata all’idea di contraddirlo. “Tornate a dormire”, mormora. “Siete stanco, è meglio se riposate ancora un po’.”
“No.” Paolo si alza in piedi. “Tu non mi credi… Ma lui me lo dice da anni! E so che dice il vero.” Paolo fa un passo verso lo specchio. Si china appena verso di esso e tende il braccio magro, quasi volesse sfiorare il volto dell’uomo che vede davanti a sé, ma lo ritrae subito. “Non potrebbe essere altrimenti.”

Lo zar pazzo sorride al suo riflesso. Un sorriso mostruoso, una smorfia che si sovrappone alla sua espressione aggrottata che da giorni gli sconvolge i lineamenti in tutti i momenti, e che non gli dà tregua nemmeno quando gioca coi bambini.

“Morirò come mio padre”, dice. “Tradito dalla mia famiglia, ucciso barbaramente. Già me la immagino, la scena.” Si porta le mani alla gola, e stringe le dita ossute attorno ad essa. “Mi strangoleranno. Faranno scempio del mio cadavere. E gli assassini saliranno al potere.”
“Non parlate così”, esclama Anna, il volto cereo e gli occhi sgranati. Si alza e, senza coprire il suo corpo nudo, corre ad abbracciare Paolo. “Non parlate così… Andate a riposare, domani starete meglio. Avete bisogno di riposo e di qualche svago. Perché non andate a controllare il vostro reggimento, domattina?”
Paolo annuisce. Prende la mano di Anna e se la porta alle labbra. “Ho fatto di tutto per renderti felice.” Le bacia di nuovo la mano. “Ho cambiato la divisa delle guardie, ho reso il valzer obbligatorio, ti ho portato tanti, tantissimi doni…”
“Siete stato molto generoso”, risponde lei. Gli bacia la schiena. Sulle labbra sente ancora il sapore amaro delle lacrime versate quando si rese conto che la sua vita sarebbe stata legata a quella di quell’uomo.
“E la gente mi sta tradendo lo stesso. Sento già le loro mani addosso a me.”

Anna si ritrae. Vedendolo restare immobile davanti allo specchio, torna a sedersi sule letto. “È tardi.”
Paolo si china e raccoglie da terra i suoi vestiti. In silenzio, indossa i mutandoni e la camicia di lino. Ancora seduto, stropiccia tra le mani la sua berretta. “Mia madre ha voluto farmi credere di non essere figlio di mio padre.” Sbuffa. “E lo stesso la morte di mio padre mi perseguita. Non importa cosa abbia voluto dirmi quella donna.” Si mette in testa il berretto, calandolo giù fin sotto le orecchie. “La mia morte perseguiterà i miei figli. Lo spero. Lo so.”

Dato un bacio sulla fronte ad Anna, Paolo si alza dal letto.

Quel corpo magro vestito di bianco che attraversa i corridoi della fortezza sembra già un cadavere.

Benedetta

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