Impatto

Uno sguardo oltre al volontariato

Come tutte le opere d’arte, ecco che anche la piccola, provinciale cittadina di Sighișoara riesce ancora a sorprendermi, dopo quasi sei mesi che sono qui: se per qualche settimana il mese scorso mi ha fatto credere che la primavera fosse vicina, tingendo perfino il proprio cielo delle sfumature arancioni che tanto amo, in questi giorni è tornata la morsa del gelo, anche se il sole accompagna ogni singolo giorno. Come per la natura questo è un periodo di transizione, così è anche per me: mi trovo in Romania ormai da un significativo lasso di tempo e dentro di me si stanno insinuando tante piccole preoccupazioni, molte voci che, pur sussurrando, reclamano giornalmente la mia attenzione.
Per esempio: quale impatto sta avendo il mio volontariato qui? Quanto vale quello che sto cercando di fare per la comunità di Sighișoara?

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La nostra Mariana Rosa con altri volontari come lei

Ecco, sono domande a cui è difficile dare una risposta, perché – come dice quel detto -ognuno è il giudice più severo di se stesso, per cui è pressoché impossibile raggiungere una conclusione veritiera per quanto riguarda la mia esperienza personale. La domanda perciò diventa: quale impatto ha il volontariato dei tanti giovani che come hanno deciso di mettersi in gioco e fare qualcosa di concreto per la comunità?
Dunque, anche questo è un quesito che richiede non poco sforzo. Innanzitutto, va precisato che stiamo trattando lo SVE (Servizio di Volontariato Europeo), un’esperienza di volontariato ben specifica. In questo contesto, i giovani che partono sono sì interessati al tema del loro progetto, ma c’è da dire che nella maggior parte dei casi partono per acquisire competenze che potranno poi servire loro in un futuro lavorativo; non sono quindi persone che hanno già conoscenze specifiche come invece può accadere nel momento in cui uno studente di Medicina decide di partire per una missione umanistica.
Tuttavia, ho la netta impressione che ogni singolo volontario SVE sia capace di prendersi cura della comunità di cui è ospite nel migliore dei modi. Vi chiederete il perché.

 

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Mariana Rosa intenta a spiegare italiano

Semplice: in certi casi, basta veramente poco per fare la differenza, e questo me l’hanno insegnato i ragazzi con cui faccio italiano al liceo, che cercano di ripetere ciò che diciamo io e il mio collega con l’accento il più possibile simile al nostro, e me l’hanno insegnato anche le signore che vengono al mio Club d’Inglese, che pure essendo abbondantemente sopra la settantina si mettono in gioco per imparare una nuova lingua, attraverso la quale comunicare meglio coi noi volontari e con i turisti che nei mesi più caldi invadono Sighișoara.

Come ho accennato prima, questo periodo è per impegnativo proprio per via dei miei innumerevoli dubbi, ma hanno cominciato a non avere più senso quando ho capito che per fare una buona azione, per lasciare un’impronta, non serve rivoluzionare la vita degli altri bruscamente: serve soltanto esercitare la propria passione e condividerla con gli altri, sempre con un sorriso sul volto.
Il cambiamento vero, infatti, non è un sasso che viene lanciato sopra l’erba, ma piccoli radici nel suolo che man mano crescono, forse piano, ma di certo costantemente.

Mariana Rosa

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