Ma muse Yvonne

Henri Alain-Fournier

Henri è in piedi in mezzo al marciapiede.
Sono ormai un paio di ora che aspetta che quella tenda si scosti, rivelando quel delicato volto visto solo qualche giorno prima. Il caldo opprimente gli pesa sulle spalle, ma poco importa. Si accarezza il volto, passando le dita sui baffi appena regolati. Poi incrocia le braccia, il volto speranzoso ancora rivolto verso l’alto.
“Certo che ce ne stanno di pazzi, al mondo”, commenta un vecchio passandogli accanto, infastidito.
Henri sbuffa, divertito, e arriccia un po’ le labbra in un sorriso. Vorrebbe quasi rispondere, dire “anche voi stareste qui fermo ad aspettare, se solo sapeste che angelo c’è dietro quella finestra.”

Zitto, si limita a scuotere il capo.
Chiude gli occhi. Dietro a quella finestra, vede di nuovo quel viso tanto dolce da non poter essere turbato nemmeno da un sorriso. Vede quella giovane osservare distrattamente la strada, per poi soffermarsi su di lui, gli occhi incupiti dalla sorpresa.
Riapre gli occhi. La tenda è ancora ostinatamente tirata.

La bocca gli si storce in una smorfia. Che lo stia evitando? Che si sia spaventata? Oh, angelica creatura… perché non ti mostri?
Il portone si apre. Impettita nel suo abito estivo, la ragazza esce dal palazzo. Lo vede. Trasalisce. È arrossita, forse? Sì, gli sembra che sia arrossita un poco. Henri attraversa la strada sollevando appena dalla testa il cappello. “Buongiorno, signorina!”
La ragazza sorride e inclina un poco il capo. Henri ammira il suo lungo collo sottile avvolto dalla stoffa dell’abito e la folta chioma raccolta e in parte nascosta dal cappello. Perso in adorazione, non si accorge che lei già si è girata, e che sta camminando velocemente verso la fermata del tram.
“Aspetti”, la prega.
“Scusate, ma non voglio arrivare in ritardo alla messa”, ribatte lei allungando il passo.
“Sto andando anch’io a messa, posso accompagnarvi?”, si affretta a proporre.
“Non dovete disturbarvi.”

Henri si lascia sfuggire una risata. La segue sul tram, e le si siede di fronte. Lei, altera, continua a guardare fuori dal finestrino. Solo ogni tanto lascia che il suo sguardo cada su di lui, ma sempre di sfuggita, timorosamente. “Siete bella…”, mormora lui. Lei abbassa il viso, le guance tinte di un rossore ardente.
Il tram si ferma.
Lei subito si alza in piedi e scende, correndo verso la chiesa. Henri, poco dietro, continua a seguirla. Entrato in chiesa, si toglie il cappello. Alzandosi in punta di piedi e allungando il collo, la cerca con lo sguardo.
È lì, tra i primi banchi, irrequieta e con un libro di canti stretto tra le dita sottili. Henri fa un passo avanti, ma subito si ritrae. Si va a sedere nell’ultimo banco, e da lì la ammira.
Non fa altro per tutta la durata della messa. Le sue labbra si muovono, ripetono le preghiere, ma i suoi occhi sono fissi in un punto un po’ più avanti dell’altare, in venerazione di una donna che è un angelo.
Non appena si smorza l’ultima nota dell’ultimo canto, Henri si alza ed esce dalla chiesa. Si mette pochi metri più avanti, scrutando i volti dei passanti.

“Signorina!”, esclama quando la vede, “Permettete che vi accompagni a casa?”
“Ancora voi?”, chiede lei. “Siete un tipo testardo.”
“Non amo darmi per vinto”, risponde Henri.
“L’ho notato.”
“Mi chiamo Henri. Henri Fournier.”
“Yvonne de Quièvrecourt.” Gli offre la mano delicata, che lui sfiora appena con le labbra.
“Siete qui a Parigi da molto?”
“Sono qui in visita a mia zia.”
“Resterete ancora a lungo?”

Yvonne scuote il capo. “Non saprei dire. Potrei fermarmi ancora due settimane come dieci.”
“Potrei rivedervi?”
“No.”

Henri aggrotta le sopracciglia. “No?”
“Apprezzo molto la vostra ammirazione nei miei confronti, davvero”, si morde dolcemente un labbro. “Ma penso sia meglio che voi smettiate di seguirmi e di passare i pomeriggi davanti alla mia finestra.”
“Allora permettetemi di accompagnarvi a fare delle passeggiate! Yvonne”, le prende le mani, “So che vi sembrerà una follia. Ma non posso non dirvi quello che provo. Da che vi ho vista… Non faccio altro che pensare a voi. Voi davvero siete quella donna di cui i grandi poeti hanno scritto nel corso dei secoli!” Il silenzio cala tra i due, e solo il fruscio dell’acqua della Senna lo colma. Cerca di incrociare il suo sguardo, ma i suoi occhi sembrano sfuggirgli. “Vi prego…”
“Io vi prego.” Yvonne ritrae le mani, che inizia a sfregarsi, guardando con apprensione l’anello sulla mano sinistra. “Sono lusingata, ma io non sono una musa. Vi prego di lasciarmi, prima che questo incontro lasci in qualcuno di noi un ricordo troppo amaro.”

Yvonne sollevò appena il viso imperturbabile. Henri, il cuore che quasi gli scoppiava, osservava quel volto, imprimendone ogni dettaglio nella sua memoria. Vicini com’erano, avrebbe voluto cingerle con un braccio quella vita sottile, sfiorarle la guancia con la mano e sfiorarle la bocca con la sua. Ma, rapito dai suoi occhi, resistette.
“Vi prego”, mormora di nuovo lei.
Henri annuisce.
Continuano a camminare. Si fanno delle domande di poca importanza, e a volte si lasciano sfuggire una risata. Quando arrivano davanti al portone di casa sua, Yvonne sorride debolmente.
“Quindi addio?”, chiede.
“Addio”, risponde lui.  La guarda sparire dietro la porta.
“Mia musa, Yvonne …”

Benedetta

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