Sogno di una notte di mezza estate

Straniare, insegnare, divertire 

Applausi scroscianti. Fischi di approvazione. Buona parte del pubblico dell’Elfo Puccini in piedi.
E’ in questo scenario da favola che si conclude l’incredibile rappresentazione di Sogno di una notte di mezza estate (regia di Elio De Capitani), in scena al Teatro Elfo Puccini di Milano dal 15 al 31 marzo.
Lo spettacolo proposto all’incantato pubblico nasce, naturalmente, da uno dei capolavori shakespeariani, A Midsummer Night’s Dream, testo magnifico con cui Shakespeare realizza il suo primo capolavoro comico, anticipando il ben più maturo The Tempest. Qui il drammaturgo inglese realizza un gioiello in cui tutti i fili prima sciolti e apparentemente slegati trovano una naturale convergenza. In questo trionfo di tessitura, a cui la versione di De Capitani rende pienamente onore, personaggi come il folletto Puck (interpretato da uno stupendo Giuseppe Amato), o il tessitore Nick Bottom (Marco Bonadei), attraversati da un costante doppio, in cui ilarità e dramma si alternano, coabitano con i più distinti — come si deve al loro ruolo — Teseo (Enzo Curcurù, che interpreta anche il Re delle Fate, Oberon) e Ippolita (anche Regina delle Fate, interpretata da Sara Borsarelli), andando a creare un disegno unitario dove fili disparati e vari convergono magnificamente.
La scena si apre con Teseo e Ippolita intenti a pianificare il loro imminente matrimonio.  I due vengono interrotti da Egeo, padre di Ermia (Sarah Nicolucci), furente con Lisandro (Vincenzo Giordano) perché questi ha fatto innamorare Ermia di sé, sottraendola a Demetrio (Loris Fabiani), promesso sposo ben più gradito dal padre di lei. Il primo filo viene lasciato cadere così, poggiato sul palco e brutalmente interrotto dall’ingresso di Quince (Luca Toracca), Bottom, Flute (Lorenzo Fontana), Snout (Corinna Augustoni) e Starveling (Vincenzo Zampa, che interpreta anche Snug), scanzonata compagnia di attori intenta a realizzare le prove di Piramo e Tisbe, spettacolo da sottoporre a Teseo e Ippolita il giorno del loro matrimonio.
E’ in questo continuo alternarsi tra le storie delle coppie, che vanno facendosi e disfacendosi sotto gli incantesimi di Oberon e Puck, e le comicissime prove di questo sensazionale gruppo di attori; in questo continuo e vorticoso rimando tra una storia e l’altra; in questo giocoso sistema che rimbalza tra musiche, ritmi ed evoluzioni corporee spettacolari da una parte e, dall’altra, una serie di battute comicamente drammatiche, che la rappresentazione di De Capitani trova probabilmente il suo apice.
Come nei movimenti, così nelle parole: se Bottom, nel suo monologo finale, ci ricorda che “il cervello degli innamorati è come quello dei pazzi: crea fantasie che la ragione non comprende”, il mondo dei folletti che si prende continuo gioco delle nostre fragilità notturne ci accompagna verso la notte con una consapevolezza in più: non c’è notte in cui l’uomo non crei e disfi il suo mondo secondo la propria, e peculiare, immaginazione. Non c’è notte, per nessuno, nella quale non giunga un folletto a scombussolarci pensieri e sogni, a confonderci e a risvegliarci con dolcezza e straniamenti.
E non c’è notte, ve lo garantisco, in cui mi sono appisolato con più serenità, ed è qui che sta la magia del Sogno di una notte di mezza estate proposto da De Capitani: straniare, insegnare, divertire.
Ecco perché, al termine dello spettacolo, a me come a tutto il pubblico, non restano che due cose da fare: alzarsi in piedi e applaudire.

Teatro Elfo Puccini
dal 15 al 31 marzo 2019
Sogno di una notte di mezza estate
dalla commedia di William Shakespeare
regia Elio De Capitani
scene Calo Sala
costumi Ferdinando Bruni
luci Nando Frigerio

musiche Mario Arcari (coro della notte Giovanna Marini)
con (in ordine alfabetico) Corinna Agustoni, Giuseppe Amato, Marco Bonadei, Sara Borsarelli, Carolina Cametti, Enzo Curcurù, Loris Fabiani, Lorenzo Fontana, Vincenzo Giordano, Sarah Nicolucci, Emilia Scarpati Fanetti, Luca Toracca, Vincenzo Zampa
produzione Teatro dell’Elfo
con il sostegno di Fondazione Cariplo

Federico

 

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