L’intervista – Matteo Giordano

Due giorni fa vi abbiamo presentato l’evento di Bottega di idee di domenica. Federico ha intervistato per voi Matteo Giordano, uno dei co-fondatori del CollettivoQualcosa (che collaborerà con noi all’evento Un po’esia e un po’ no), nonché scrittore e persona dalle molteplici sfumature e interessi, in un dialogo che sfiora a vario titolo passioni e sogni, scrittura e giornalismo, cultura e gioventù. Qui, di seguito. Grazie e buona lettura.

38 anni ben portati e 2 libri già in cascina. Qual è stato il percorso che ti ha portato a vivere della tua scrittura e quali, se ce ne sono stati, i tuoi riferimenti letterari?
Ciao Federico, e innanzitutto grazie per avermi ospitato su Bottega di idee. Per quanto riguarda il percorso che porta a vivere di scrittura devo dire lo sto ancora affrontando, nel senso che per ora scrivere rimane una professione parallela che ahimè non paga l’affitto. La speranza è che il mio terzo romanzo, al quale sto finendo di lavorare in queste settimane, possa darmi una idea concreta  sulle mie reali possibilità di inserimento nel mercato editoriale; dopo due romanzi pubblicati con altrettante piccole case editrici (non a pagamento, è bene sottolinearlo) se non dovessi ottenere risultati tangibili con questo lavoro, che ritengo la mia opera più matura e in linea con ciò che amo scrivere, probabilmente rivedrò il mio approccio con la scrittura. Scrivere richiede impegno e dedizione, ma come in tutte le professioni occorre anche rendersi conto dei risultati ottenuti e trarne le dovute conseguenze. Ho certamente fatto un cammino di crescita con i primi due romanzi ma credo sia giunto per me il momento di capire se ho la possibilità di fare davvero lo scrittore.
Per quanto riguarda i riferimenti letterari, cerco di non farmi influenzare troppo dagli scrittori che apprezzo, perché ho notato che tendo a imitare lo stile dell’ultimo autore letto mentre lavoro a un romanzo. Però devo dire che ho amato il primo Brizzi e Nick Hornby e forse la mia scrittura mira inconsciamente in quella direzione.

Ci presenti i tuoi due scritti (Novantaquattro e Il Vangelo secondo Paolo) in poche parole?
Novantaquattro è nato dall’esigenza di raccontare un anno, il 1994 appunto, che è rimasto impresso nella mia memoria, sia per la ricchezza di eventi che lo hanno caratterizzato, sia perché è caduto, per me come per i protagonisti del romanzo, nel pieno dell’adolescenza.
Il Vangelo secondo Paolo, che si discosta un po’ da ciò che scrivo di solito, è una fotografia del momento, una storia grottesca ispirata dal sempre maggiore peso che talent show e bisogno di condividere la propria vita sui social network hanno sulle nostre esistenze, tanto da rendere tutto un gigantesco spettacolo nel quale la differenza fra realtà e reality è sempre più labile.

Oltre ai due libri già pubblicati, hai un blog dove ogni tanto compaiono tuoi articoli su argomenti disparati. Quali differenze scorgi nelle due tipologie di lettura e quale preferisci?
Preferisco decisamente la dimensione narrativa, poiché mi lascia meno vincoli espressivi: credo di avere le idee chiare in questo senso quando dico che vorrei fare lo scrittore e non il giornalista. Nonostante ciò mi piace scrivere articoli legati a riflessioni, esperienze, suggestioni, benché senza una cadenza fissa e senza limiti di argomenti.
Il mio nuovissimo sito matteogiordano.it, è online da un paio di mesi, e l’obiettivo è quello di riempirlo di contenuti sempre interessanti.

Scrittura di libri e pubblicazione di articoli, però, evidentemente non bastavano. Così hai contribuito a fondare il CollettivoQualcosa, con il quale Bottega di Idee si accinge ad avere il suo primo evento. Vuoi spiegare al nostro pubblico storia passata, intenti presenti ed eventi futuri di questo gruppo di persone?
Il progetto CollettivoQualcosa è nato alla fine del 2018 grazie all’impegno mio, di Michela, Domenico e Angelo e si propone due obiettivi: promuovere iniziative ad ampio respiro culturale per animare la nostra città, per fare qualcosa come dice il nome del nostro collettivo, e dare spazio a quelle eccellenze locali spesso sconosciute. In questi mesi abbiamo scoperto a Sondrio e dintorni scrittori, musicisti, giornalisti e sportivi di caratura nazionale. A questo proposito sono molto contento che il prossimo evento del CollettivoQualcosa veda la collaborazione di Bottega di Idee: per noi la sinergia con altre realtà è essenziale.

Hai appena presentato al nostro pubblico l’incontro che si avrà domenica 7 aprile a Sondrio, nell’enoteca Terravino, che avrà come argomento principale la poesia e che tratterà del nostro Concorso Poetico. Come giudichi questa convergenza tra giovani e cultura che tanto il nostro sito quanto il vostro collettivo prova a promuovere? E in che termini può trovare la giusta via?
Credo che Bottega di Idee e il CollettivoQualcosa perseguano lo stesso obiettivo: dare spazio a giovani (e non ) con qualche cosa da dire. Penso che sia molto positivo fornire un supporto a tutte queste voci e a tutte le disparate declinazioni in cui la cultura di manifesta oggi. Per questo sono molto lieto di aver organizzato con Bottega di Idee un evento legato alla poesia perché permette anche a noi del CollettivoQualcosa di parlare di un genere che certamente per le nuovissime generazioni, ma anche per quelle meno nuove tipo la mia, ha un riscontro e un significato diversi da quelli che aveva cento anni fa. Al di là dei freddi numeri che dicono che sono ormai trent’anni che la poesia non vende, credo possa essere interessante costruire un dibattito che porti alla luce, oltre   a ciò che possiamo chiamare poesia tradizionale, anche le nuove forme di comunicazione che oggi sono intese come poetiche: dai testi dei mostri sacri della canzone d’autore, ai rapper della vecchia scuola, passando per le nuove leve dell’Indie italiano, e perché no, spingendosi, come provocazione, fino ai nuovi trapper.

Mandela diceva che “un vincitore è semplicemente un sognatore che non di è mai arreso”. Il mondo che sogno io è un mondo giovane, con interessi culturali vivaci e un rispetto per il prossimo figlio di un certo sistema valoriale che oggi mi pare perduto. Sarei contento di chiudere quest’intervista con le tue impressioni riguardo a questo, e già che siamo qui, sarei molto curioso di sapere quale mondo sogni tu.
Sono d’accordo con il tuo sogno, certamente oggi stiamo perdendo il contatto con certi valori che per troppo tempo abbiamo dato per scontati senza comprenderne il reale valore. Se devo augurarmi qualcosa per gli anni a venire, mi piacerebbe che si riscoprisse un mondo in cui dare più attenzione e cura al nostro piccolo, al quotidiano, e penso ad esempio ai temi dell’ambiente sollevati da Greta Thumberg; un ritorno, se vuoi, al passato dove l’individuo riscopra l’essere e non l’apparire, dove la vita non venga vissuta su un social network che ci collega con l’altro capo del mondo, ma in funzione della nostra realtà, piccola o grande, che ci circonda.

Federico

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