Marcello, come here

Due amanti immersi nell’acqua

Lo scroscio dell’acqua è sovrastato dal vociare dei turisti.
Tu cerchi di avanzare.
Molti turisti per sbaglio ti immortalano – chissà quanti di loro, trovandoti lì, tra le loro foto, cancelleranno per sempre te e quel momento –  ma tu continui ad avanzare, lo sguardo basso e la parola “scusa” che ti sfugge dalle labbra.
Il tuo capo è ancora chino, e i tuoi occhi si scontrano con lo stuolo di monetine gettate sul fondo della fontana.
Alzi il capo, e all’improvviso vedi la magnificenza marmorea di Oceano incombere su di te.
Ne hai sentito parlare, di quella fontana. Sì, a quel corso di cinema, quello organizzato dalla tua scuola. E anche da tua zia, quella cresciuta immersa tra le pellicole. È una fontana iconica. Lo è da quanto la sua immortalità si è fusa con quella di una scena di un film.
Chiudi gli occhi.
Inspiri.
Impressa nella mente, l’immagine di una donna di una bellezza rigogliosa, immersa fino a metà coscia nell’acqua. La sua figura è avvolta in un abito nero e scollato, appesantito dall’acqua. Senti la sua voce melodiosa che chiama Marcello, come here, Marcello.
Dietro di te, dei passi.
Rivedi, come se ce l’avessi davanti, Mastroianni. Si è tolto le scarpe. È entrato nella fontana. Ha cinto con un braccio la sottile vita della Ekberg.
Quante volte ne hai sentito parlare, di quella scena.
La dolce vita…
A scoprire che c’è di più, in un quel film, sei rimasto deluso. A volte, a guardare le opere con attenzione si fa loro violenza. Le si strappa a quella loro immutabile distanza, e per cosa?
Tua zia forse ti ha fatto vedere altri film con Mastroianni, o ti è capitato di imbattertici una sera, passando da un canale televisivo all’altro. Guardando quei film hai sempre visto solo l’iconica immagine che ti eri dipinto anni prima, guardando quella singola scena. Un uomo bello, affascinante. Un seduttore. Ah, in questo film è impotente? Ah, peccato.
Apri gli occhi.
Chissà quanta gente, attorno a te, rivede quei due amanti immersi nell’acqua. Chissà quanti li vedono, e non sanno nemmeno chi siano. Due figure impresse nella memoria di tutti, ma pallide, sbiadite. Due figure che hanno significato molto, ma che ora danzano nella mente di molti senza, forse, significare più nulla.
Ti giri.
Mentre ti allontani, senti qualcuno chiedere: “Ma è quella del film?”
“Sì, quella del film con Mastroianni.”
“Quello bello?”
“Sì, quello bello.”

Benedetta

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