Pasqua in Camporella: Nymphaea alba

Dammi mille baci (e toglimi quei semi)

Il ragazzo cammina nel bosco con il fiore in mano, rigioisce dei colori profumati, del canto degli uccelli che l’accompagna nei suoi passi. Percorre il fondo valle ai bordi del ruscello, intuisce le sagome alte delle montagne oltre gli alberi. Piano piano il corso d’acqua s’ingrossa, fino a tuffarsi in un torrente.

E’ una bellissima giornata con un cielo azzurro limpido e un sole caldo che filtra tra le foglie. Percorre la riva fino ad arrivare a una rientranza che dà forma  a uno stagno, sulla cui superficie  galleggiano delle ninfee, con petali rosei e foglie rotonde a fianco. Guarda dall’altra parte e, di colpo, si blocca. Nota una ragazza, sdraiata sotto un albero, e si perde a osservarla. Acquattandosi, con il cuore che accelera, prova a fare il giro del laghetto senza farsi vedere. Non vuole che scappi via come la bambina nel bosco. I cespugli gli rendono difficile il passaggio e dei semi bislunghi, con delle sorta di piccoli uncini pungenti, gli si attaccano a miriadi ai vestiti, prova a togliersene un po’ ma sono troppi. Raggiunge, da dietro, la ragazza, e intuisce che si sta togliendo anche lei (dai suoi vestiti) quegli stessi semi fastidiosi, cantando parole leggere accompagnate dallo scorrere lontano dell’acqua. Il ragazzo le si avvicina piano piano finché a un tratto lei, voltandosi, gli sorride. Colpito e imbarazzato, lui rimane fermo e zitto. Lei l’aveva già notato dall’altra parte e lo stava aspettando. Ridendo, lo invita a sederglisi a fianco. E’ bellissima, dei lunghi capelli biondo scuro gli scivolano sulle spalle lasciate scoperte da un vestito rosa molto semplice. Ha due occhi marroni corteccia, limpidi come il cielo. Non sapendo che dire, rimanendo in  un imbarazzato silenzio, la aiuta a togliersi quei semi dalla veste – uno a uno,  col cuore che  gli pare impazzire – sotto lo sguardo sorridente di lei. Vanno avanti, in quel lavoro certosino, mentre la ragazza intanto continua a cantare. Lui, innocente, si aiuta con l’altra mano per tenere fermo il vestito togliendo i semi sui fianchi. D’un tratto lo prende un calore irresistibile, affonda il palmo pieno su di lei, intuisce la pelle, morbida e liscia, sotto il vestito. Lei cerca il suo sguardo, poggia una mano su quella di lui e la chiude invitandola a stringerla con l’ampiezza delle sue dita. Avvicina il viso e gli dà un bacio, leggero e vellutato come un petalo, gli avvolge le braccia dietro al collo accompagnandolo a sdraiarsi sull’erba, lei sorride. Si baciano. Il corpo di lui si sveglia in un fremito, e in un attimo la timidezza che prima lo legava si scioglie. Lui la stringe a sé, le accarezza la gamba fresca di pelle nuda. La collana di lei a stelline blu pende dal suo collo, e si incastra con labbra dei due, facendoli ridere spesso. I due si concedono all’amore, stanno per ore lì sdraiati, fino ad addormentarsi. Al risveglio, lei lo sta guardando accarezzandogli i capelli, con occhi dolci ma molto tristi. Ma quella è una tristezza che non guasta l’amore – come il fondo scuro dello stagno accanto non guasta la limpidezza dell’acqua, ma permette alle ninfee di fiorire splendidamente in superfice. Così, lui prende il suo fiore che si è portato da tanto lontano e sereno e sicuro glielo porge. Ma il braccio rimane sospeso nell’ aria. Lei scuote la testa: <<Mi spiace, ma questo fiore non è per me>>. Incredulo, il ragazzo non capisce per quale ragione lei non voglia quel dono sincero. Le spiega che non ci sono motivi, semplicemente non è per lei, e per questo deve continuare la sua strada, lo guarda compassionevole con quei suoi grandi occhi marroni. I semi di lui, che si portava ancora addosso, nello sdraiarsi assieme, si erano riattaccati al vestito di lei. Così lui l’aiuta di nuovo e, come prima, i due si concedono dei baci, stringendosi come  per consolarsi  a vicenda. Nonostante non capisca il motivo di quella inevitabile divisione, lui accetta le sue parole. E, quando non c’è più niente da dire o da pensare, si salutano congedandosi con un ultimo  bacio.

Lui ricomincia a camminare, va avanti per attimi interminabili, ripensando a quell’incontro, soffrendo per la separazione, quasi avendo paura per lei lasciandola lì sola senza il suo fiore  – avrebbe  voluto darle fiducia, aiutarla per sempre a togliere i semi dalla veste. Non si capacita perché non lo abbia accettato. Ma si rende conto di quanto forse sia un pensiero egoista, lei stara bene e saprà cercare un futuro brillante grazie ai suoi grandi occhi marroni. Il ragazzo cammina sulla sponda del fiume fino ad arrivare a un ponte, su cui passa una strada. È larga, ben battuta, si vedono chiaramente le tracce dei carri. Decide di seguirla, lasciandosi alle spalle lo scorrere dell’acqua.

[continua…]

Federico

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