Skolstrejk för klimatet

Maria Rapella, fondatrice e coordinatrice di Fridays For Future Valtellina, ci racconta qui di seguito come è nato il rivoluzionario movimento giovanile, partendo da Greta Thunberg e finendo nelle piazze di tutta Europa. Per dare un nuovo — diverso — futuro al nostro, splendido, pianeta.

Il 20 agosto 2018 a Stoccolma accade qualcosa di inaspettato: una ragazzina di appena 15 anni decide di passare l’intera mattinata seduta davanti alla sede centrale del Parlamento svedese.
Si chiama Greta Thunberg e con sé ha soltanto uno zainetto, una borraccia di alluminio e un cartello bianco, sul quale si leggono poche e semplici parole: “Skolstrejk for klimatet”, che in svedese significa “Sciopero della scuola per il clima”. Il suo obiettivo è molto semplice, vuole che i leader alla guida del suo Paese ascoltino ciò per cui la Comunità Scientifica Internazionale è in allerta da anni: il nostro pianeta sta morendo, la nostra casa è in fiamme.
Com’è possibile che chi ci governa, chi dovrebbe rappresentarci, essere il portavoce dei nostri valori e delle nostre aspirazioni, non consideri questo un problema di primo piano? Com’è possibile che nessuno parli mai dell’emergenza in cui tutti ci ritroviamo, come se nulla di grave stesse accadendo? Non si fa mai menzione, per esempio, del fatto che il mondo stia affrontando la sesta estinzione di massa, che nella storia dell’uomo i livelli di CO2 nell’aria non siano mai stati così elevati come lo sono oggi, che ogni minuto un quantitativo di plastica pari al carico di un camion finisce nell’oceano e che la foresta amazzonica, il polmone del nostro pianeta, stia morendo a velocità terrificanti sotto i colpi della deforestazione. Non si parla mai del fatto che secondo la voce degli scienziati abbiamo ancora appena 11 anni per cambiare le cose prima di arrivare al point-break,
oltre il quale la crisi climatica diventerà inarrestabile, irreversibile e ipoteticamente in grado, secondo un referto dell’ONU, di portare all’estinzione della specie umana entro la fine di questo secolo. Bisogna fare qualcosa, e bisogna farla subito. E lo strumento che Greta sceglie per farsi sentire è lo sciopero della scuola. Non sa ancora che presto il suo nome sarà famoso in tutto il mondo, che lei stessa diventerà un punto di riferimento per migliaia di ragazzi.
In breve tempo, infatti, la sua idea viene imitata da diversi studenti, che nelle loro città cominciano a scioperare dalle scuole il venerdì mattina per protestare con lei contro l’inattività e l’indifferenza dei governi di tutto il mondo riguardo alla questione ambientale. In poche settimane, decine e decine di ragazzi decidono di seguire Greta e si
comincia a parlare di un vero e proprio movimento studentesco, con un’ideologia, un leader, un nome: FridaysForFuture.
Le varie cellule locali del movimento si danno presto un’organizzazione, si coordinano e promuovono la loro lotta sui social e sul web, arrivando a coinvolgere migliaia e migliaia di ragazzi che in tutta Europa, e poi in tutto il mondo decidono di allearsi con Greta nella battaglia studentesca per il loro futuro, messo a rischio dalle azioni sconsiderate di chi sta distruggendo il nostro pianeta.
In Italia FFF arriva un po’ in ritardo rispetto ai paesi del nord d’Europa, ma si diffonde velocemente, coinvolgendo sempre più giovani, che cominciano ad organizzare anche nelle nostre città scioperi, manifestazioni, giornate di pulizia del territorio e di sensibilizzazione sul tema della crisi climatica e ambientale, ad aprire pagine social per diffondere il proprio messaggio, con l’entusiasmo e la carica di chi crede davvero che cambiare sia ancora possibile. Sono passati ormai mesi da quando Greta si è seduta per la prima volta di fronte al Parlamento a Stoccolma, da quando si è fatta portavoce di un’intera generazione parlando alla COP24 (la conferenza mondiale sul clima) di Katowice, denunciando di fronte all’assemblea delle Nazioni Unite la profonda crisi che il mondo intero sta affrontando.
Il 15 marzo 2019 viene indetto il primo sciopero globale per il futuro. Si tratta di un evento fondamentale, che ottiene un successo assolutamente inaspettato: vengono organizzate manifestazioni in migliaia di città in più di cento paesi, in tutto il mondo partecipano 1,8 milioni di ragazzi. Inaspettatamente l’Italia si rivela essere un centro particolarmente attivo del movimento: la mattina del 15 marzo Piazza del Duomo a Milano è invasa da 100 mila persone, per lo più studenti, che protestano sotto un’unica
bandiera, con un unico obiettivo comune. Ma la protesta di FFF non si limita solo alle grandi città: con il tempo, anche in Valtellina si è formato un gruppo di studenti a sostegno del messaggio e della lotta di Greta.
Anche se ancora piuttosto pochi, io e un gruppo di studenti e studentesse, (tra cui Caterina Orsingher, Marta Mogavero, Bahae Saoudi, Elena Ronconi, Sara Lepera, Soufian Siate, Simone Rapella e Alessandro Folla) abbiamo deciso di gestire una pagina Instagram che aiutasse a diffondere il movimento localmente e di proporre alcune iniziative: abbiamo partecipato al primo e al secondo sciopero globale (il 24 maggio 2019), ci siamo dati da fare per diffondere il movimento portando in piazza stand e cartelloni di presentazione e indicendo una prima assemblea pubblica, a cui hanno assistito approssimativamente una settantina di persone. I nostri progetti futuri punteranno molto sui mesi estivi, quando, una volta liberi dagli impegni scolastici, potremo dedicarci completamente alla gestione e alla promozione di iniziative come manifestazioni e incontri sul tema ambientale e giornate di pulizia concreta del nostro territorio.
Stiamo cercando di creare un gruppo sempre più ampio e solido di ragazzi, che abbiano la voglia e l’entusiasmo di lottare per il nostro futuro e per quello di chi verrà dopo di noi, che sappiano guardare con speranza e fiducia alla possibilità di un cambiamento, per un mondo che nutra più amore e rispetto per il nostro pianeta e per una società fatta di giustizia, pace ed uguaglianza.

Maria Rapella

 

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