Sola andata, verso il ritorno

Nepal, Brasile, Lituania. Bottega di idee, dopo questi racconti, si sposta in Romania, dove la nostra Mariana Rosa, al termine della sua esperienza di volontariato, griffa un testo dall’alto impatto emotivo, parlandoci di come questi mesi l’abbiano segnata per sempre.

Guardo la valigia con fare pensieroso e mentalmente ripeto l’elenco dei vestiti, degli oggetti che devo ancora preparare al viaggio. Sola andata, questa volta, come otto mesi fa. Non posso definirlo un ritorno a casa perché non lo è: ormai non ho più una casa, ma due. Questa dicotomia la posso già percepire, nonostante non sia ancora partita… No, non mi devo distrarre. Devo pensare a fare le valige: non ho più tempo. Ma com’è possibile racchiudere tutto quello che ho accumulato in questi mesi in qualche borsa?
Come è possibile portare con me tutti i disegni che mi hanno regalato i bambini? O le dediche delle mie studentesse di inglese? O ancora, tutti i materiali che abbiamo usato nelle varie attività, dai volantini ai poster? In che modo posso tenere tutti i libri che ho collezionato? Ho conservato perfino scontrini, carte di caramella e foglietti di scarabocchi…
Ho paura di dimenticarmi tutto questo. Ho una paura folle che man mano che i giorni passeranno, ecco che nella mia memoria non ci sarà più posto per certi momenti, così essi finiranno nell’oblio. Certo non intenzionalmente, non potrei mai decidere di perdere ricordi a me tanto preziosi, ma temo per loro a causa del ritorno alla solita vita di sempre, quella comoda, quella a cui sono abituata da quasi due decenni. Non voglio finire senza ricordi, altrimenti è come se non fosse mai successo.
Forse sto sbagliando. Anzi, è molto probabile che sia nel torto: in che modo mai sarebbe possibile dimenticare una tale esperienza, anche senza volerlo, anche per inerzia o pigrizia o comodità? La volontà di conoscere, di ricordare e di vivere secondo quanto imparato sarà sempre più forte di qualsiasi debolezza.
Guardo la valigia: strabocca, e non ho riposto nemmeno una minima parte dei miei averi. Mi convinco piano a togliere qualche oggetto, per poi riporlo con la massima cura, e con una certa dosa di rispetto, come se fosse una sorta di cordoglio funebre, nel cestino della spazzatura.

Non ho certo bisogno di una carta di caramella o di alcuni disegni per tenere vivo il ricordo di tutti i momenti passati in compagnia con i bimbi, nè necessito di qualche dedica per conservare nel mio cuore le studentesse, con i loro sorrisi e le loro domande strampalate.
Non ho bisogno di nulla, solo di un cuore aperto.
Senza dubbio questa esperienza mi ha cambiata, mi ha plasmata, spero in meglio, e continuerò a vivere con lo stesso sentimento dentro di me.

Mariana Rosa

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