La principessa sul pisello

Un letto un po’ troppo scomodo

C’era una volta, in un paese lontano lontano, un principe. Il suo nome era Matteo e il regno sul quale era destinato a governare si diceva essere il più grande tra tutti i regni. I suoi genitori, il re e la regina, col passare degli anni, si stavano facendo ormai vecchi e il trono quindi era prossimo a essere ereditato dal figlio. Sfortunatamente, però, al principe, per diventare re, mancava una principessa — e si sa, un re senza regina è come un fiore senza petali. Dato che Matteo indugiava nella ricerca, fu sua madre a prendersi l’incarico di trovargli una dama, una vera signora di sangue reale e stirpe nobile. Cominciò quindi a sfruttare ogni piccola evenienza per organizzare delle grandi feste al castello dove invitò le più belle principesse di tutti i regni confinanti. Non si erano mai viste celebrazioni così ricche e sfarzose, e la regina era disposta a tutto pur di far bella figura con le principesse. Al compleanno del principe, la regina fece cucinare una torta che riproducesse in scala reale il castello intero. Eppure, con tutti gli sforzi che ci mise, il figlio non trovò nemmeno una principessa che gli andasse bene: tutte erano decisamente o troppo alte o troppo antipatiche o troppo bionde per passarci una vita insieme. Lui non sapeva decidersi, e la madre aveva terminato le idee. Passarono mesi e mesi, e ancora nessuna era stata scelta.
Un brutto giorno il re e la regina morirono entrambe di morte violenta — schiacciati, cioè, dal crollo della torta castello che usavano come dimora estiva. Il principe si ritrovò quindi solo a capo del regno, senza una regina al suo fianco. Di settimana in settimana, il re Matteo si faceva sempre più triste e sconsolato con quel trono vuoto accanto al suo. Continuava ancora a frequentare numerose dame ma nessuna soddisfaceva completamente i requisisti necessari. Si era quasi ormai rassegnato a un’esistenza senza compagna. Il regno cadde nell’ombra, coperto dalla tristezza del suo sovrano.
Un giorno promulgò una legge secondo il quale era vietato il matrimonio. Perché se non poteva sposarsi il sovrano era giusto che nessun altro potesse. La sua solitudine lo rese folle e nel suo delirio perse pure i capelli per lo stress. Promulgò quindi un’altra legge che obbligava tutti i sudditi a rasarsi la testa. Perché se il sovrano non poteva avere i capelli era giusto che nessun’altro potesse. All’apice della sua disperazione il re perse pure l’appetito — promulgò, quindi, l’ennesima legge per razionare il cibo ai suoi sudditi. Perché se il sovrano non mangiava era giusto che nessun altro mangiasse più di lui. I sudditi sopportarono tutte le sue leggi, finché un brutto giorno però, una volpe mozzò a metà il pisello del sovrano. E il panico scoppiò nel regno.
Era successo un giorno, mentre il re camminava per il bosco. Fermatosi dietro a un albero per fare la pipì, non poteva certo sospettare che proprio lì nei paraggi vi fosse una volpe a caccia. Il paggio che lo scortava vedendo la scena sbiancò in volto. Subito di riflesso si portò le mani nelle mutande come per proteggersi, sotto lo sguardo irato del sovrano che cominciò a inseguirlo. Corse come mai aveva corso prima e mentre scappava sparse la notizia in tutto il regno. Ricoverato all’infermeria del castello, il re stava già elaborando furibondo la nuova legge. Questa volta però era troppo per i sudditi, e a migliaia scapparono nei regni vicini per proteggersi o per implorare aiuto a fermare le scelleratezze del loro re. Ma nessuno raccolse l’appello. Si rifiutavano di aiutare un regno che prima gli aveva ripudiato le loro principesse. Infine però il messaggio di aiuto arrivò in un regno molto lontano che non era stato contattato in passato dalla vecchia regina, il regno dei piselli. Questo con la sua grande produzione di piselli riforniva i regni adiacenti con la migliore qualità di piselli esistente, perfettamente rotondi, verde smeraldo, saporiti e di tutte le dimensioni. La regina del regno dei piselli colma di pietà verso quel popolo decise di aiutarli. Così inviò una sua suddita di nome Santina, una graziosa contadina che per le sue doti naturali forse era l’unica in grado di trattare con quel folle sovrano. La vestì come una vera principessa con uno splendido abito verde e la invitò quindi a raggiungere il regno del re Matteo. Ormai la legge era stata già stata approvata e sarebbe entrata in vigore l’indomani mattina. Quando ecco arrivare la Santina, nel suo vestito splendida come un giglio. Arrivò a bordo di un enorme pisello volante, largo quasi quanto due uomini. Andò a trovare il re nel suo castello, e quando lui la vide entrare gli si illuminarono gli occhi. Cominciarono a chiacchierare del più e del meno — lui era molto stupito di quella visita improvvisa e della sua eccezionale bellezza. Andarono nel bosco a fare una passeggiata, e, tra i vari argomenti di cui discussero, lei cercò di farlo ragionare su quanto fossero ingiuste le leggi in quel regno. Il re, incupito da quella affermazione, provò a spiegare con argomentazioni scellerate il suo punto di vista, per giustificarsi. Era giunto il momento per lei di sfoderare quindi la sua arma, quella per cui era stata inviata dalla sua regina. Diede un bacio al re e lo invitò ad adagiarsi nel sottobosco. Quello che accadde tra l’erba alta non posso dirlo per intero, ma lo spettacolo fu avvincente e il re fu felice per davvero. Come rinato, di rientro al castello, il re per prima cosa andò ad annullare tutte le leggi che furono promulgate da quando era salito a trono. Da quella passeggiata nel bosco si era innamorato perso di quella sua principessa e le chiese, senza tante cerimonie, la mano. Lei accettò subito, anche se in realtà avrebbe dovuto essere data in sposa al Santino, un contadino che (c’è da dirlo) le piaceva, e nemmeno poco. Ma lei preferiva di certo una noiosa vita da regina che una di stenti a coltivare piselli tutta la vita spezzandosi la schiena a lavorare la terra. Nell’animo del re restava però un’ultima cosa da sistemare: non era proprio convinto che lei fosse una vera principessa. Se fosse stato per lui, certo avrebbe chiuso anche un occhio, ma in memoria della sua cara madre doveva attenersi per forza ai rigidi requisiti di sangue reale. Così, la mise alla prova, e ordinò ai suoi sudditi di preparare alla principessa il giaciglio per quella notte — voleva sette materassi uno sopra l’altro, e sotto a tutti quelli un pisello. Se fosse stata una vera principessa, nel dormire si sarebbe accorta di certo dello scomodo pisello. Così i sudditi prepararono il letto come gli era stato ordinato, ma, non essendo proprio stagione di piselli, l’unico che trovarono era quello a bordo di cui era arrivata la principessa, ma non si fecero grandi problemi. Quella notte la Santina, giunto il momento di andare a dormire, rimase molto stupita del suo giaciglio, quei sette materassi curvi sopra quell’enorme pisello non sembravano di certo comodi. Si arrampicò fino in cima e si mise a dormire. La mattina, quando il re le chiese come avesse dormito, lei rispose dicendo di avere un terribile mal di schiena. Il re constatò felice che non poteva quindi che essere una principessa, e a giudicare dal dolore che aveva provocato un solo pisello sotto a sette materassi, doveva essere pure di sangue blu scuro, reale ancor di più.
Si organizzarono quindi le nozze e nell’allegria dei sudditi il regno ebbe finalmente la sua regina.
E vissero tutti felici e contenti.

Carlo

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