La bella addormentata nel bosco

Un sogno molto prelibato

Di certo, tutti conoscono la storia della bella addormentata nel bosco. Di come Aurora, la principessa, fu vittima di un terribile incantesimo che la fece cadere in un sonno profondissimo per almeno cento anni.
Non tutti, però, sono a conoscenza di quello che lei sognò per tutto il tempo nel quale rimase assopita. Sfortunatamente, non sappiamo integralmente tutte le storie e i deliri che la sua mente creò in quei lunghissimi anni, perché i sogni spesso si dimenticano o si perdono, confondendosi tra loro. Infatti, al risveglio, Aurora non seppe ricordare molto. Eppure rivelò che, nel mezzo di un caotico garbuglio sfocato di regine, fate, draghi e di migliaia di principi nudi, una storia riusciva a distinguerla nitidamente. Una storia ambientata nel profondo di un mare.

Vi era Marta, la sirena regina, che regnava sul mare dei tre coralli. Era amata in tutto il suo regno da ogni abitante di quelle acque. Era sempre disposta ad aiutare i suoi sudditi e quando vi erano problemi li risolveva velocemente cercando di metter d’accordo tutti. Nelle sue nuotate quotidiane salutava chiunque con gioia e aveva sempre una parola buona da scambiare. Al suo fianco, ad aiutarla e consigliarla, sin da quando era bambina, vi era il granchio Buono, suo amico d’infanzia, compagno di giochi e di avventure. Era grazie a lui e alla sua saggezza se Marta era riuscita a governare sempre così bene. Assieme, Marta e Buono si davano da fare tutto il giorno, lavorando sia con l’alta che con la bassa marea, in ogni angolo del mare. Un giorno, giunto il compleanno della regina, Buono le propose di organizzare una sontuosa gara di cucina. Lei ne fu estasiata — sin dalla sua nascita mangiava solo alghe a colazione, pranzo e cena! Alghe in padella, alghe alla brace, alghe fritte, taglioni di alghe in salsa di alghe, polpette di alghe su letto di alghe, alghe al forno e alghe in scatola. Era stufa di quel sapore e aveva sempre sognato di assaggiare qualcosa di diverso. Per stimolare l’inventiva della concorrenza, propose di nominare il vincitore della competizione capo cuoco del castello corallino. Vi fu una grande mobilitazione generale al castello per preparare tutto alla perfezione. Ed ecco che arrivò il giorno tanto atteso della gara di cucina. Persino dai regni vicini vennero per assistere o per partecipare all’evento. Davanti all’entrata del castello, sulla grande pianura alghina, si creò una fila smisurata di concorrenti, tutti pronti a far assaggiare i loro piatti che avevano cucinato a casa. La principessa era lì, seduta al suo tavolo, con a fianco il suo fidato Buono. Si diede inizio alla gara, e piatti fumanti di ogni tipo cominciarono ad essere portati dinnanzi alla regina. Vi erano alghe caramellate, alghe sott’olio, paté di alghe e alghe in salamoia. Alla regina sembrava però sempre lo stesso sapore. Andando avanti non cambiarono di molto e a lei stava quasi per venire la nausea. Pure il granchio Buono, probabilmente, si era stufato — infatti non era più al fianco della regina. Marta pensò pure che potesse essere stato male, con tutto quel mangiare. Ma la gara non era finita e mancavano ancora centinaia di concorrenti. La regina, stremata, si limitava ormai solo ad annusare le pietanze — e, suo malgrado, erano sempre tutte preparate con alghe e alghe.
A un certo punto, però, si presentò al castello uno sconosciuto, un uomo con una boccia di aria in testa per respirare — evidentemente la notizia della gara era uscita pure fuori dall’acqua. In mano teneva un vassoio d’argento, con sopra un coperchio d’oro. Lo porse alla regina. Un profumino si stava intanto propagando per tutto il castello, e Marta non esitò a scoprire quel piatto. Vi erano due fagottini bianchi lucidi e rotondi, leggermente scottati di marroncino chiaro. Ne tagliò a metà uno e se lo portò alla bocca. Le si illuminò il viso. Era squisito, non assomigliava a niente di quello che avesse mai mangiato prima. Era proprio buono. Si guardò accanto per porlo al granchio ma si ricordò che era da un po’ che questi mancava. Ma doveva assolutamente assaggiarla anche lui, una prelibatezza così. Fece il giro del castello ma non lo trovò, guardò in ogni stanza e anche in tutti i giardini di fuori, ma non vi fu nulla da fare. Nessun servo l’aveva visto. Marta ritornò al tavolo e andò a complimentarsi con l’uomo. Le chiese, curiosa, da dove provenisse quella bontà. Lui non rispose. Lei chiese di nuovo ma lui stette ancora zitto. Alla terza volta che la regina glielo ripeté, l’uomo fece un solo accenno con lo sguardo verso il posto lasciato vuoto a fianco alla sedia della regina. Lei non capì subito, ma pian piano si rese conto di cosa avesse mangiato.
Si sedette, scura in volto, tagliò un altro fagottino e lo mangiò. Alzò lo sguardo verso l’uomo: << Ce n’è dell’altro? >>.

Ma qui si interruppe il sogno, perché un principe baciò Aurora. Lei, aprendo gli occhi, gli mollò un pugno in pieno viso. Di certo non gli aveva dato il consenso, e chissà se quel principe non volesse pure approfittarne per portarla in camporella da addormentata. Inoltre, non aveva ancora finito il sogno, tant’è che provò a richiudere gli occhi per ricominciare da dove era arrivata, ma non ci riuscì.
Quindi, scocciata, si alzò dal letto e andò via, scavalcando il principe sdraiato per terra tramortito, che così, disteso svenuto, ci rimase per altri cento anni.

Carlo

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