Esercizi d’amore

Esercizi d’amore, Alain de Bottom

“‘L’amore […] è una storia di caotica oscillazione tra idealizzazione e delusione, un’instabile condizione dove sensazioni di estasi e beatitudine si mescolano con un senso di soffocamento e nausea mortale, dove l’impressione di aver finalmente trovato la risposta arriva insieme alla sensazione di non essere mai stati così disorientati.”

Forse era questa la risposta al mio struggimento, la definizione del mio stato d’animo in certi giorni, nero su bianco. Avevo trovato la luce in mezzo al vortice di pensieri che mi turbinavano in testa. Si fece strada un senso di sollievo, e allo stesso tempo di amarezza, nel dover accettare verità scomode che avevo involontariamente – o forse di proposito – escluso dal mio mondo illusorio; ciò che avevo costruito fino ad allora, una visione definita (da me) del caos in cui ero immersa, si sbriciolò per lasciare spazio al vuoto e dal sempre presente senso di disorientamento, che avevo cercato invano di tenere lontani.

L’autore aveva di colpo inibito la mia fantasia adolescenziale costringendomi ad abbandonare il mio magico mondo per guardare la realtà più profondamente, facendomi perdere un po’ della mia innocenza per sostituirla con sensi di colpa e consapevolezza. Capii che era inutile cercare di dare un senso a ciò che provavo, e che era necessario lasciarmi travolgere da ciò di cui avevo paura, accogliere il mio disorientamento e confusione, e lasciare che mi guidassero. Imparai ad accettare che l’inevitabile idealizzazione dell’amore coesiste con il suo opposto: la delusione della normalità.

Certo l’abitudine di considerare gli avvenimenti della nostra vita come predestinati è comune in noi  deboli e disorientati esseri umani che, come il protagonista si avvale del ‘fatalismo romantico’, cadiamo nell’errore di considerare la persona amata, e non l’amore, come inevitabile.

Nel fiore degli anni, in quel periodo bizzarro che è l’adolescenza, ci muoviamo come esploratori in erba cercando di dare un senso a quello che ci circonda: lo facciamo filtrando tutto dal nostro punto di vista, trovando conferme del nostro pensiero dove vogliamo trovarle, spesso distorcendo significati per adattarli al nostro stato d’animo. Disorientati da mille nuove emozioni, cerchiamo di resistere in ogni modo alla caotica oscillazione e instabile condizione dando un ordine ai nostri pensieri e trovare un senso, anche mistico, a quello che ci succede.

Così impazienti di trovare una struttura predefinita al mondo, un modello, una guida nel caos giornaliero per i nostri sentimenti in costante mutamento, ci dimentichiamo della realtà.  Ero affamata di schemi, di rivelazioni, di dispiegamenti della verità, ma non ero ancora pronta, mi sentivo impotente. Dovevo accontentarmi della mia poca esperienza e cercare di fare del mio meglio, affrontando con fiducia le fasi della mia viaggio, sopprimendo, con umiltà, il mio bisogno di vedere le cose da un punto di vista più ‘elevato’ rispetto al piccolo groviglio di sentimenti che si faceva strada tra gli anni dell’adolescenza.

Si concretizzò di nuovo l’impressione di avere finalmente trovato la risposta, seguita da un senso di soddisfazione, che non durò a lungo. La sensazione di aver capito si annida insieme al buon proposito di cambiare noi stessi repentinamente, sacrificio necessario per la realizzazione di un rapporto utopico. Armati di questa falsa percezione si inciampa nei soliti errori, anche se con le migliori intenzioni. Ci si sente intrappolati in un circolo vizioso da cui non si vede via d’uscita, cercando di imporre delle regole, delle limitazioni a noi stessi, sperando che ciò possa far funzionare le cose. L’errore è pensare che il problema siamo noi, dandoci così un auto-giudizio definitivo. Non volevo abbandonarmi a quella caotica oscillazione, non volevo arrendermi, ma non avevo ancora capito che non potevo imporre amore dove ormai si era esaurito. Dopo giorni, settimane per rielaborare, sentii ciò che l’autore aveva già scritto, ma che alla prima lettura (per quanto compulsiva) non avevo colto:  “Si fa strada dentro di noi un desiderio di saggezza quando comprendiamo che non siamo nati edotti nell’arte di vivere, ma che la vita è un’esperienza da acquisire.”

La tentazione di trovare degli schemi è frequente, ma solo abbandonandosi al caos si impara. Non possiamo applicare regole laddove non c’è ordine, non si può controllare la vita, e nemmeno l’amore, o i nostri sentimenti, dal momento che sfuggono alla razionalità. Dovremmo sentirci grati di avere la libertà di sbagliare, e quindi la possibilità di imparare continuamente. Infine, dovremmo tenere presente l’amore elargito e ricordarci di riservarne un po’ anche per noi stessi.

(Smisi di rimuginare sui miei errori e ad accettare che inevitabilmente ne avrei commessi tanti altri,  sentii gratitudine per la libertà di sbagliare, parte necessaria dell’esperienza, e soddisfazione per tutto ciò che il passato può insegnare. Fatto tesoro di tutto ciò, ero pronta per ricominciare le mie avventure.

“Ci fu una graduale riconquista dell’io, ricreai nuove abitudini e un’identità autonoma da Chloe. Per troppo tempo la mia identità si era forgiata sul «noi», il ritorno all’ «io» implicava una reinvenzione quasi completa di me stesso.”

Sophie

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