Il futuro della Terra siamo noi

Oggi come qualche mese fa, la fondatrice di Fridays for Future Valtellina ci racconta del Terzo Sciopero Globale, anticipando alcune delle tematiche che verranno affrontate nell’intervista (già annunciata) a Elena Grandi, co-portavoce nazionale dei Verdi.

Sabato 28 settembre 2019, sulle prime pagine dei giornali, una notizia diversa dalle altre salta all’occhio: il giorno precedente, un milione di studenti in Italia ha deciso di non sedersi ai banchi di scuola come al solito, ma di scendere insieme per le strade delle città di tutto il mondo, portandosi striscioni colorati e cartelli provocatori, tutti uniti da un solo scopo: partecipare al Terzo Sciopero Globale per il clima. Climate Action Week: questo il nome prescelto dai leader del movimento studentesco dei Fridays For Future, ormai divenuto globale, per l’ambizioso progetto di una settimana di mobilitazione mondiale contro il cambiamento climatico. Un’iniziativa a cui solo un anno fa nessuno avrebbe creduto, ma che, questo settembre, contro le aspettative dei più scettici, è riuscita a coinvolgere milioni di ragazzi e ragazze da tutto il mondo. La giornata di apertura di venerdì 20 è forse la prova più schiacciante del successo del movimento innescato dagli scioperi di Greta Thunberg: i telegiornali parlano di un’affluenza mai vista prima alle manifestazioni del venerdì di FFF, di 4 milioni di studenti in sciopero in centinaia di paesi in tutto il mondo, di un movimento cresciuto così tanto e talmente in fretta da ricordare addirittura le storiche manifestazioni studentesche del ‘68. Tutto ciò in Italia si ripete il venerdì seguente, durante la giornata conclusiva della settimana di mobilitazione globale di Fridays For Future. Il 27 settembre 2019 insieme alle altre 160 città che protestano insieme a Greta, anche Sondrio scende in piazza: 1500 ragazzi da tutta la Valtellina marciano per le strade della città insieme, intonano slogan come “noi ci siamo rotti i polmoni” o “il futuro della Terra siamo noi”. Durante la marcia non mancano poi momenti di riflessione e di approfondimento sulla tematica della crisi climatica, della tutela del nostro territorio e più in generale del nostro stesso pianeta. La mattina si conclude con il breve concerto di una band formata anch’essa da ragazzi delle superiori, gli Exema. Una manifestazione globale, insomma, organizzata dai ragazzi per i ragazzi, tesa soprattutto a toccare la sensibilità degli adulti e in particolare di quegli adulti che da anni hanno semplicemente deciso di ignorare la vera e propria emergenza ambientale in cui ci troviamo oggi e che va ogni giorno peggiorando. Sul terzo Global Strike si è sentito dire molto: da una parte c’è sì chi sostiene la causa, ma dall’altra anche chi proprio non può sopportare l’idea che in occasione di queste mobilitazioni centinaia di studenti non adempiano al proprio dovere non presentandosi nelle aule. “Tutto questo è sbagliato. Io dovrei essere a scuola.”: queste le parole con cui Greta, durante il summit mondiale sul clima tenuto a New York proprio in coincidenza con la Climate Action Week, tenta di sottolineare che il suo non è affatto un tentativo di porsi in qualche modo al centro dell’attenzione mediatica o, peggio, di perdere banalmente ore di scuola, ma che il suo scioperare — come quello di migliaia di altri ragazzi della sua generazione — è semmai qualcosa a cui si è stati costretti dall’egoismo e dall’ignoranza di chi, con le proprie folli scelte, ha innescato la crisi ambientale. Non si tratta di perdere ore di scuola: si tratta di rendersi conto che, in questo momento, abbiamo qualcosa di ancora più importante della nostra istruzione a cui pensare, qualcosa che siamo obbligati ad affrontare subito e con serietà, anche se la maggior parte dei leader mondiali non sembra comprenderlo a fondo. Si tratta di dimostrare a chi per anni ha guardato con disprezzo alla nostra generazione — come, cioè, a una generazione menefreghista e povera di valori — che ora abbiamo un ideale in cui riconoscerci e per cui siamo pronti a batterci, un obiettivo comune che ci unisce indissolubilmente e che rende la nostra protesta autentica e degna di essere ascoltata.
La bellezza e l’innegabile valore sociale del movimento di Fridays for Future sta dunque anche in questo: nella possibilità di essere parte di qualcosa di importante e in cui credere e riconoscerci a fondo, e di allontarci finalmente da quell’accusa di superficialità a cui, da troppo tempo, la nostra intera generazione è impietosamente ricondotta. 

Maria Rapella

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