Les fleurs du mal

Cielo brumoso
Si direbbe, il tuo sguardo, velato di vapori,
L’ occhio tuo misterioso (azzurro, grigio, o verde?)
Di volta in volta tenero, o sognante, o crudele
Riflette l’indolenza e il pallore del cielo.
Mi ricordi quei giorni bianchi, molli e velati,
che fan sciogliere in pianto i cuori ammaliati
quando, scossi da un male ignoto che li torce,
i nervi svegli beffano lo spirito che dorme.
Assomigli talvolta a quei begli orizzonti
riaccesi dai soli delle stagion brumose…
e come brilli allora, umido paesaggio
infiammato dai raggi che forano le nuvole
o donna perigliosa, affascinanti cieli!
Dovrò anche adornare la tua neve e i lor geli,
e saprò distillare del tremendo rovaio
piaceri più mordenti del ghiaccio e dell’acciaio.

L’occhio misterioso, a volte sognante, mentre in estasi mi crogiolo nel flusso dei miei pensieri, è rappresentazione della mia testa tra la nuvole. Me ne libero freddamente, abbandonando la dolcezza per rimettermi la corazza, non appena il cervello riprende il controllo.
L’occhio talvolta tenero, se — come il sole che si fa strada dalle nuvole  — riesce a liberarsi del velo di vapori che lo tiene in gabbia.
L’occhio crudele, quando la coltre di nuvole è troppo spessa, e non può che riflettere l’indolenza e il pallore del cielo — ma l’inerzia coesiste con il suo opposto, l’andamento vorticoso dei colori, in una lotta senza vincitori. L’inerzia, pallida, dettata dalla paura — il disinteresse come rifugio, tana contro le tentazioni  — un’apatia forzata come maschera per l’incapacità di comprensione del moto interiore. L’inutile, vano tentativo di ignorarlo e di avere il controllo.
Gli occhi color ghiaccio, falsa e gelida indifferenza d’animo, per bloccare e reprimere il flusso naturale, portando a una inevitabile esplosione. Il grigiore del cielo, corazza dietro cui una scintilla non riesce a farsi spazio fra le nuvole.
È quando lo sguardo diventa troppo annebbiato, tale che è impossibile non soccombervi, che il verde della speranza cerca di farsi strada e in tutta la sua potenza il cuore rivendica la sua sofferenza, liberandosi dall’incantesimo che lo aveva stregato. Le sue membra si risvegliano, dopo essere state a lungo torturate da un male sconosciuto.
Lo sguardo nostalgico verso il cielo infinitamente bianco, la cui vista è quasi insostenibile per la troppa luce, come quei giorni molli e velati, in cui il solo contemplare il vuoto orizzonte risveglia il desiderio di far breccia in mezzo alla foschia e all’inerzia, per inseguire la scintilla informe che pare una liberazione. All’improvviso, come il sole fra la nebbia, il paesaggio si accende, rapido. La tentazione di seguire quella lucciola — quel desiderio carico di idealizzazioni — di fuggire l’indolenza e la noia per una pulsione sconosciuta, bramosa di avventura, di nuove emozioni, di cambiamento.
Emozioni intrappolate in loro stesse perché ormai esaurite, incapaci di rinnovarsi e quindi alla ricerca di qualcosa di nuovo, inseguono la scintilla, e dal cielo ombroso cade un rapido raggio. È una vittoria o un’illusione? Un tentativo di evadere o una fine inevitabile? Lottare o arrendersi?
Azzurri, verdi o grigi? Ricercando una definizione, sono stata inghiottita nel vortice.
Mettere in dubbio i principi su cui la mente si basa, perché la loro presenza è stagnante, noiosa, le emozioni fluttuano senza una meta, esauste e stanche dei compromessi, cercando la libertà e l’armonia. Facile abbandonarsi, difficile resistere, complicato capire quale sia la cosa giusta, se seguire una speranza o risolvere i conflitti.
A volte azzurri, altre verdi, altre ancora grigi. Non si può dare una definizione, o sostenere che siano di un colore soltanto. Coesistono.
Ma non potevo sopportare l’esistenza di sentimenti contrastanti, né riuscire a decidere se rimanere ancorata ai vecchi sentimenti, o liberarmi dal loro peso verso l’ignoto. Un filo sottile mi teneva legata, mentre si scatenava il caos tutt’intorno.
Immersa nel caos, mi ritrovo a leggere un libro in cui lo ritrovo, presente in ogni poesia. Emozioni dure, ossimori psicologici e morali, forze incompatibili e riluttanti che combattono alla ricerca di un equilibrio. Mi perdevo tra le pagine, vagavo con la mente e spingevo lontano i pensieri, cercando una via di fuga dalla realtà che sembra incompatibile, continuando a perseguire la stessa volontà dell’autore di sentirsi vivo.
In crisi, trovavo conforto tra le parole, ritrovavo riflessioni, pensieri e paure. Cercavo una risposta ai miei dubbi — mentre l’angoscia veniva nutrita dalla sofferenza onnipresente — percependo che, sotto il guscio della desolazione spirituale, continua a farsi strada, fra turbamenti e atrocità, una vena di linfa, la ricerca di equilibrio, verità, dispiegamento.  In viaggio fra contrasti interiori, senza scopo e attratti da false speranze, andiamo alla ricerca di una meta illusoria.

Il viaggio
Ma i veri viaggiatori partono senz’avere
ne metà né ragione; da un fatale richiamo
sospinti, cuori lievi come le mongolfiere,
senza sapere perché, dicono sempre: “Andiamo”!
Presi da brame vaghe e vane come nubi,
essi sognano (tale la recluta i mortai!)
Reconditi piaceri, smisurati e volubili,
il cui nome fra gli uomini non risonò giammai.
[…]
Strana sorte: la metà si sposta senza posa,
E può essere ovunque, poiché non ha dimora;
L’uomo, che mai si stanca di sperare in qualcosa,
per avere quiete corre, che un demente, ignora!
Siamo vascelli erranti che cercano un’Icaria.

Non potevo lasciarmi vincere dal caos o lasciare che il conflitto delle mie emozioni mi coinvolgesse troppo. Ero in un circolo, in un labirinto, e non trovavo via d’uscita — non avrei permesso a questa crisi di ostacolarmi. Decisi di smettere di cercare per il momento, anche se era difficile ammettere che ciò che cercavo semplicemente non esisteva, o almeno non lo avrei trovato immediatamente. Decisi di dare tempo al tempo, e di fidarmi che la mia risposta esisteva, da qualche parte, ma non in quel libro.

L’amore del nulla
Cupo mio cuore, troppo a lungo hai combattuto;
La speranza che un tempo spronava il tuo fervore
più non ti inforca! Sdraiati dunque senza pudore
[…]
Rassegnati, o mio cuore, nel tuo sonno di brutto
Mio vinto, esausto spirito! Nè disputa nè amore
Più ti sanno di nulla,[…]
Non tentate, o piaceri, questo mio tristo cuore!
È sempre più m’ingoia il Tempo a ogni minuto
qual neve immensa rigide membra di scalatore;
guardo dall’alto il globo  nel suo giro maggiore,
ma non cerco ricoveri, ma non domando aiuto.
Trascinami, valanga, nel tuo vortice muto.

Sophie

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