Blue eyes, brown eyes

Storia di una maestra straordinaria

5 aprile 1968.
Una maestra di terza elementare di nome Jane Elliot entra nella sua aula con un’idea che le frulla per la testa. La sera prima una terribile notizia ha fatto il giro del mondo. L’attivista afroamericano Martin Luther King è stato ucciso da un colpo di fucile a Memphis. Jane dovrebbe tenere una lezione di storia sugli indiani d’America. Ma che senso avrebbe passare la mattinata con la testa china sui libri dopo un avvenimento tanto sconvolgente?
La Elliot guarda negli occhi i suoi alunni e chiede loro se sappiano cosa significhi avere la pelle scura. I bambini scuotono confusi la testa.
«Vi piacerebbe scoprirlo?»
Gli allievi accettano entusiasti, agitandosi tra i banchi e lanciandosi occhiate incuriosite.
«I bambini con gli occhi azzurri sono migliori di quelli con gli occhi castani.» esordisce la Elliot.
I bambini si lanciano occhiate perplesse. Qualcuno ride, qualcuno scuote la testa.
«Chi ha gli occhi azzurri è più pulito, più civile, più intelligente.» continua, con aria grave. «È un dato di fatto.»
La Elliot distribuisce delle fascette di stoffa ai bambini con gli occhi blu. Dice loro di legarle al collo dei loro compagni con gli occhi scuri, in modo da poterli riconoscere anche da lontano.
Nel giro di pochi minuti la classe è spaccata in due. La Elliot riproduce una vera e propria segregazione razziale; i bambini con gli occhi azzurri hanno diritto a cinque minuti in più di ricreazione, hanno un tavolo solo per loro, sono condotti per primi in mensa.
Assumono velocemente atteggiamenti prepotenti, e la scoperta di essere superiori agli altri sembra compiacerli.
«Maestra, dica alle cuoche in mensa di prestare attenzione al colore dei nostri occhi. Solo noi con gli occhi azzurri abbiamo diritto di avere il bis.»
Il fenomeno che si sta verificando davanti agli occhi di Mrs. Elliot è scioccante.
È come se i bambini avessero perso il loro candore, trasformandosi in ragazzini con le menti offuscate da pregiudizi privi di fondamento. Amici che fino al giorno prima trascorrevano l’intervallo giocando insieme si scambiano sguardi pieni di astio. Il diverso colore degli occhi cancella in un solo colpo i legami di amicizia instaurati fino a quel momento tra gli allievi di Mrs. Elliot.
Nel cortile, durante l’intervallo, ha luogo una rissa. Uno studente corre in lacrime da Jane, lamentandosi di essere stato chiamato brown-eyed da un compagno di classe.
I bambini con gli occhi castani, visibilmente scoraggiati, peggiorano nelle prestazioni scolastiche. La Elliot giustifica i loro risultati in base al colore dei loro occhi. Gli studenti, avviliti, non osano ribattere.
Dopo due giorni, la Elliot sconvolge nuovamente le vite dei suoi allievi.
«Mi sono sbagliata. Non è vero che chi ha gli occhi azzurri è migliore di chi ha gli occhi castani. A dire il vero, è proprio il contrario. Sono i bambini con gli occhi scuri ad essere migliori.»
La Elliot si rivolge ad un ragazzino che socchiude gli occhi per vederci meglio. Ha volutamente lasciato gli occhiali a casa, in modo da esibire i suoi occhi azzurri.
«Hai dimenticato gli occhiali, vedo. Questo è perché hai gli occhi azzurri. La tua compagna, che ha gli occhi castani, li ha addosso e ci vede benissimo.»
La situazione si ribalta: ora a portare la fascetta di stoffa sono i ragazzini con gli occhi blu. E la storia si ripete. La Elliot attende che anche gli studenti blue-eyed sperimentino a pieno la frustrazione che può derivare dalla discriminazione.
Finalmente, alla fine della settimana, la verità viene rivelata.

La maestra Elliot spiega ai suoi allievi che tutto ciò che aveva raccontato riguardo al colore degli occhi era una menzogna. I bambini sono tutti uguali. Non si può giudicare nessuno per la sua etnia, per la sua religione e tanto meno per il colore dei suoi occhi.
Con un commovente gesto liberatorio, gli studenti si sfilano le fascette. Alcuni di loro le riducono in mille brandelli, gettandole con rabbia nella spazzatura. La Elliot ha invitato i suoi alunni a scrivere una riflessione su quanto accaduto: i loro temi sono stati pubblicati in una raccolta chiamata How Discrimination Feels.
In poco tempo l’esperimento della Elliot è diventato celebre in tutti gli Stati Uniti, procurandole un posto — meritatissimo — tra i trenta educatori più influenti della storia.
Jane Elliot non ha semplicemente condotto uno degli esperimenti più eleganti e d’impatto nella storia della psicologia sociale. Questa donna ha dimostrato l’importanza di integrare nella scuola un’educazione che vada oltre i semplici insegnamenti nozionistici. La storia, la letteratura, la matematica sono innegabilmente utili per maturare conoscenze sui di noi e sul mondo. Quello che non viene preso adeguatamente in considerazione è quanto queste nozioni siano lontane dalla nostra esperienza personale. Documentando il suo esperimento, la Elliot ci ha mostrato come si possa ovviare a questa lacuna in tempi brevissimi e con risultati eccellenti.
Jane Elliot si è assicurata che tutti i suoi alunni vivessero un’esperienza reale che li avrebbe resi individui più tolleranti, più aperti e, soprattutto, più umani.

Bianca

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