Dialoghi Verdi – Mariolina De Luca

Dialoghi Verdi, nuova rubrica inauguarata il mese scorso, prosegue con il dialogo tra Federico e Mariolina De Luca,  attuale Co-Portavoce dei Verdi di Milano e membro dell’esecutivo regionale che nel suo passato ha preso parte ai Comitati Nuova Democrazia, e coordinato il circolo milanese di Italia Democratica, movimento fondato da Nando Della Chiesa.

Nel primo Dialogo verde della nostra rubrica, quello avuto con la Dottoressa Pettinicchio, l’ultima cosa che ho chiesto è stata un auspicio. Lei ha risposto auspicando un coinvolgimento giovanile sul tema ambientale, da un lato, e un mettersi in gioco politicamente da parte delle “brave persone” dall’altro, sperando che così facendo possano entrare “come dei virus nella politica e sanarla”. Tu che hai un’esperienza più strettamente politica rispetto a lei, come la vedi su questi due auspici?
L’auspicio che abbiamo, tra noi Verdi, è che i giovani riescano veramente a fondare una nuova e moderna idea di politica, e a entrare — anche prepotentemente — su tematiche urgenti come la tutela dell’ambiente. Questo raccordo tra generazioni stiamo cercando di portarlo a livello nazionale, e per fare ciò stiamo cercando di innalzare al massimo il loro coinvolgimento politico. Diversi nostri giovani, per esempio, hanno già ruoli di coordinamento, di peso, all’interno del partito. Europa Verde, del resto, segue questa direzione: è un movimento politico nato dal basso, nato per giovani volenterosi e propositivi, che in questo modo acquisiscono consapevolezza del loro ruolo anche grazie all’affiancamento con figure del partito in politica da più tempo.
Certamente, anche il secondo dei temi portati da Silvia è molto pregnante al giorno d’oggi: è un po’ anche quello che ha proposto il Movimento 5 Stelle, portando in politica moltissime persone che fino al giorno prima facevano tutt’altro; e, ancor prima, Italia Democratica, che chiedeva che le risorse della società civile entrassero in politica per una più alta qualità civile, contro una politica arrogante.
E se questo coinvolgimento delle “brave persone”, a mio avviso, è sempre una buona pratica, altrettanto vedo in molte di queste persone titubanza e paura di non essere all’altezza, paura di esserne avviluppati  L’auspicio è quindi che chi vuole avvicinarsi alla politica lo possa fare, in libertà e senza timore, “digerendo” anche gli sguardi malevoli dei tanti “politici vecchio stampo”, dando ruoli e responsabilità sin da subito  ai giovani  e anche a chi si avvicina alla politica in età adulta; e non per creare dei “dilettanti allo sbaraglio”, ma perché competenze e sensibilità diverse portano  innovazione nel partito e nel modo di far politica.

Oltre a quanto detto nell’introduzione, cosa possiamo aggiungere sulla tua esperienza? Come ti sei avvicinata al mondo della politica e secondo quali tappe?
Io ho iniziato a occuparmi di politica dai tempi del Liceo; all’università sono stata vicino soprattutto ai movimenti antimafia degli anni ’90; in seguito sono stata coordinatrice del movimento di Italia Democratica, fondato da Nando Dalla Chiesa, che si proponeva di unire la sinistra. Nel ’99, poi, sono stata candidata in Consiglio di zona 3 nella lista dei Verdi, come indipendente  e da allora sono nel “Parlamentino” di zona, oggi Municipio.  Una delle prime battaglie combattute nelle consigliature dei sindaci Albertini e Moratti, in difesa del verde, delle piazze storiche  e della vivibilità  è stata quella contro il mastodontico  Piano Urbano Parcheggi, che si proponeva di allocare nel sottosuolo pubblico delle più belle aree  di Milano dei parcheggi sotterranei – non posti auto a uso pubblico, ma box privati. Lì, per esempio, ho capito l’importanza che ha l’informazione per i cittadini. Molti, in prima battuta, si dicevano immediatamente favorevoli ai box sotterranei; informati correttamente, su cosa sarebbe rimasto del loro bel giardino, della loro  piazza storica – gli scavi avrebbero comportato l’abbattimento di alberi di pregio, si sarebbe stravolto l’impianto storico dei luoghi, per anni si sarebbe perso un posto dove incontrarsi, avere relax – hanno invece cambiato subito idea, e addirittura alcuni hanno anche rinunciato all’acquisto del box. In zona 3, sono stati molti i parcheggi sotterranei progettati e altrettanti i comitati di residenti  sorti per contrastarne la realizzazione – allora supportati dai Verdi, spesso in totale solitudine, senza l’appoggio delle altre forze politiche vicine. Una situazione simile a queste battaglie, di cui ti ho appena accennato, riguarda oggi il Campus Bassini del Politecnico: a Ingegneria c’è un bellissimo parco sul quale non è stato costruito nulla dall’Ottocento a oggi. Ci sono un centinaio di alberi di pregio, di alto fusto, e su questo parco il Politecnico  ha deciso di costruire un edificio gigantesco, il  nuovo Dipartimento di Chimica, spazzando via 37 di quegli alberi, mentre 22 verranno trapiantati. C’è stata un’immediata reazione  dei docenti, i primi che hanno protestato, degli studenti e dei residenti; è partita una petizione  sottoscritta da 150 professori, e che oggi è arrivata a circa 7500 firme. Inizialmente, questo edificio doveva essere costruito in un’area attigua al parco, dove vi era  un  reattore  nucleare.  Visti i tempi lunghi per lo smantellamento dell’area in sicurezza, il Politecnico, con grave omissione di informazioni a docenti, studenti e cittadini ha spostato il progetto di edificazione sul’ area del parco, stabilendo di compensare  con future piantumazioni di alberi  sull’area in smantellamento. Cogliendo di sorpresa tutti, il 4 dicembre sono arrivate le motoseghe, per iniziare a potare  gli  alberi che dovrebbero essere trapiantati; subito,  il bellissimo Albero di Giuda è stato orrendamente capitozzato, mentre altri due sono stati tagliati. L’intervento di numerose persone tra docenti, studenti e residenti è riuscito, quel giorno, a bloccare quell’attività; inoltre, le ruspe sono state bloccate dallo svolgimento di una commissione a Palazzo Marino in cui si è promessa la valutazione – da parte di un team di esperti – di questi interventi sulle piante. Temiamo, però, che durante la pausa natalizia si possa compiere lo scempio – come è accaduto anni fa per il Bosco di Gioia, che fu distrutto il 27 dicembre. Personalmente, sto partecipando a questi presidi; e, come Verdi, abbiamo dato il nostro sostegno a questa battaglia, per far sì che il parco – area di rilevante rilevanza ecologica non certo riproducibile, oltre che spazio di socialità per gli studenti e per i residenti – sia salvaguardata nella sua unità. Non vi può essere alcuna compensazione, risarcimento, o piantumazione di nuovi alberi in aree vicine, alla perdita di un polmone verde, del suolo naturale: i danni all’ambiente e alla collettività dalla sua distruzione non sono compensabili. L’edificio va realizzato altrove, in un’area già consumata.

Visto che il nostro vuole essere un dialogo sui temi dell’ambiente, apro solo una breve parentesi politica. Ti chiederei, dunque, di darci la tua opinione su due fenomeni peraltro facilmente avvicinabili ai Verdi: il movimento delle Sardine, da una parte, e il “caso Liliana Segre”, sintomo della barbarie dei nostri tempi sul quale anche voi vi siete spesi con una manifestazione, dall’altra. 
Questo delle Sardine è un fenomeno abbastanza interessante, che si differenzia anche da altri movimenti di protesta. Le Sardine nascono sul presupposto di fermare Salvini e la barbarie che diffonde la sua politica; non sembra che vogliano impegnarsi in politica ma che soltanto le chiedano di fare determinate cose, di reagire a politiche di odio e di menzogna, di denigrazione e insulto degli avversari politici, di profusione di paura e intolleranza: in questo senso mi sembra che costituiscano una sorta di sveglia per i politici. Grazie alle Sardine, in un momento di distrazione generale sul clima di barbarie ormai dilagante nel Paese, si è canalizzata una pacifica forma di protesta, al pari della manifestazione su Liliana Segre – alla quale sono intervenuti a portare un messaggio di solidarietà, tra gli altri, due giovani Verdi.  Nella nuova generazione, insomma, c’è bisogno di portare avanti  una forte opposizione a questo scempio culturale che si sta compiendo nella società.

Lo dico a mo’ di dialogo, dal momento che questa non è propriamente un’intervista: personalmente conservo moltissimi dubbi sia sulle Sardine sia sugli scioperi globali. Per spiegarmi meglio, specifico subito che a livello ideale mi trovano perfettamente d’accordo. I miei dubbi, per quanto riguarda le Sardine, riguardano quella che chiamerei la “protesta per amor di protesta”, priva di una proposta — applicabile e non utopica — per portare a un reale cambiamento delle cose; mentre, per gli scioperi globali, mi trovo scioccato nel constatare come il 98% (dati alla mano) di giovani che scioperano non abbiano idea delle profonde e complesse tematiche per le quali stanno protestando. Cosa dici su questi punti specifici e cosa pensi del concetto di protesta, sia politico sia ambientale?
La protesta di solito prende forma e arriva nel momento in cui hai già esperito una serie di tentativi di dialoghi e di approccio che non sono andati a buon fine. Ho visto anche io che molti giovani protestano  senza grande conoscenza, e su questo concordo con te. Specularmente, ho visto anche molte persone progressivamente informarsi e partecipare agli incontri che hanno tenuto gli esperti. Credo quindi che molti di questi ragazzi stiano finalmente capendo fino in fondo la drammaticità del momento. All’inizio di questi scioperi globali qui a Milano, mi aveva colpito una  ragazza 17enne che, proprio come Greta, era informatissima sull’argomento.
Ma questo non è in discussione: che ci siano singoli ragazzi molto informati è assolutamente vero e ci mancherebbe altro. Ciò a cui io mi riferisco è quel dato (relativo alla penultima manifestazione qui a Milano, che a seconda delle testate giornalistiche variava dal 95 al 98%) di giovani non solo disinteressati, ma volutamente disinteressati, alla politica e che, quando interrogati sui temi per i quali protestano, non sanno come muoversi. Problematica questa che, spostata su un altro fronte, mi pare essere propria delle Sardine. Anche la loro protesta, per quanto mi riguarda, è su temi di bruciante importanza, ma quei sei punti proposti da Sartori rischiano di farsi ridicolizzare dai politici, perché chiaramente inapplicabili. Del resto basta guardare con quale serietà i politici hanno trattato il tema della protesta ambientale: hanno gettato fumo negli occhi agli italiani con una plastic tax dall’effetto ambientale nullo o quasi per il semplice fatto che oggi fingersi interessati all’argomenti porti punti percentuali…
Io penso che, come è successo anche per altri movimenti, le Sardine siano una pausa d’arresto, di riflessione, all’interno di un mondo della sinistra che prima di loro pareva ormai inevitabilmente scisse. Le Sardine sono riuscite a portare in piazza migliaia di persone, e ha invitato la politica a un momento di riflessione, facendo riflettere anche noi politici relativamente a un humus comune sul quale sia possibile ricostruire qualcosa: tu pensa che le Sardine fanno opposizione a un partito che non è al governo… Io li vedo, quindi, in questo modo: una pausa di riflessione che coinvolge anche molti non elettori, proprio come avviene negli scioperi globali.
E qui arriviamo — mi perdoni se incalzo — a un altro grande dubbio che mi porto dietro: è senz’altro molto bello veder Bologna riempita da migliaia di persone, ma se poi vincesse la Bergonzoni le Sardine avrebbero fallito. Che è, se vogliamo, l’equivalente degli scioperi globali: mi si riempie il cuore a vedere milioni di ragazze per le piazze, ma di fatto sono non-elettori quasi sempre non-informati, e che quindi corrono il rischio di non sembrare una vera “minaccia” per i politici…
Anche su questa vicenda ti do ragione. Non a caso, noi Verdi vorremmo — come ti ha già detto certamente Elena — da molto tempo dare il voto ai 16 anni. Anche se non ti nascondo che la tematica ha creato all’interno del partito ha suscitato qualche discussione, globalmente riteniamo comunque che riuscire a parlare con questi ragazzi, avvicinarli in qualche modo, risultare attrattivi per loro, sia compito della politica. Silvia — che hai già intervistato —, grazie anche al fatto di essere docente universitaria, riesce a creare un ottimo rapporto con i ragazzi e a fare un grande lavoro di coinvolgimento sul tema di una politica che miri a una società libera e solidale.

Visto come sta andando il nostro dialogo, un riferimento mi sembra doveroso. Circa una settimana fa (l’intervista è stata registrata il 17 dicembre, N.d.R.), Greta è stata eletta “persona dell’anno” dal Times. La cosa, come prevedibile, ha generato molte discussioni. Quello che anche Silvia sembrava adombrare è la possibilità (che molti vedono) che dietro Greta non ci sia Greta — e che dietro Sartori ci sia Prodi, potremmo dire parlando delle Sardine. Cosa dici su questo?
Capisco bene il problema. Capisco, cioè, la difficoltà del pensare che una 16enne smuova milioni di persone dal nulla, o che quattro universitari creino, in un mese, un movimento che riempie piazze di città in città; ciò detto, io ho deciso di guardare al risultato. Greta è riuscita a smuovere tanta gente e a diventare un caso mondiale, un movimento globale che oltre ad avere mobilitato i giovani ora sta unendo moltissimi anziani. Stessa cosa, in altro campo, accade con le Sardine: in ogni caso, il risultato è pazzesco. Ciò che mi interessa, in definitiva, è l’essere riusciti a smuovere la coscienza civica e a svegliare il mondo politico.
Decenni fa, anche i primi movimenti per la legalità e poi i Girotondi e le Girandole, che reagivano all’inerzia dei politici nei confronti del governo Berlusconi che attaccava la giustizia, la costituzione,  riuscivano a portare in piazza tanta gente e all’epoca Internet era poco diffuso, si comunicava sopratutto via telefono, via mail, si facevano i salti mortali per far passare i comunicati stampa con cui si convocavano le iniziative. Eppure a Milano si riuscì a portare ad “abbracciare” il Palazzo di Giustizia, più di quattromila persone. Oggi, con la larga diffusione di Internet e i social, è molto più semplice far circolare l’informazione, riuscire ad aggregare tante persone.

Per arrivare alla conclusione del nostro dialogo, che certamente potrebbe anche aprire il successivo, ti chiederei un commento su quell’argomento specifico che unisce i concetti di protesta, aggregazione e coinvolgimento giovanile, ossia la corretta informazione. Cosa si può fare, secondo te, per favorire una corretta informazione che sia utile a una mobilitazione della coscienza per arrivare a una politica migliore?
Sulla stampa c’è ormai molta disinformazione, ma questo da anni, se pensiamo ai giornalisti che negano il riscaldamento globale “perché fuori fa freddo”, — esempi quotidiani sono Libero Il Giornale — pensiamo a giornalisti che parlano di scienza senza cognizione dei fatti, e che scrivono contestando e anche dileggiando  chi segue e studia davvero questi problemi. Non saprei dirti quale sia la soluzione — oggi gran parte della comunicazione passa attraverso i social, soprattutto  Facebook che è seguito anche dai non più giovani rispetto a Twitter e Instagram, per esempio. L’informazione, presa così com’è oggi, credo che sia funzionale solo per chi già studia e conosce  il determinato problema di cui si parla, mentre noto come non riesca a fare breccia verso una persona meno competente sull’argomento di cui si tratta.
Una soluzione può quindi senz’altro formare dei giornalisti competenti.

Federico

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