Lettera agli esclusi

Cari esclusi,
sì, mi rivolgo proprio a voi, con questa lettera pretenziosa.
A voi pecore nere, a voi che pensate fuori dagli schemi, a voi che con ostinazione siete sempre controcorrente, a voi che con coraggio vivete i vostri giorni senza cadere sulla falsa riga del perbenismo, a voi che vi siete sentiti chiamare “sfigati” soltanto per la vostra legittima diversità, a voi che non rientrate nelle solite definizioni da dizionario: è giunta l’ora della vostra — anzi, nostra — rivalsa.
Sì, perché, ammettiamolo: ci siamo stancati di essere guardati dall’alto in basso ogni singolo giorno solo per il fatto di essere diversi. Che poi, che cosa autorizza gli altri a giudicarci? Da dove viene la loro autorità? Solo perché ci hanno relegato fuori dalle mura del quotidiano — di quello che con tanta ignoranza si definisce normale — non significa che siamo noi l’errore. Anzi, è tutta una questione di prospettiva: mentre loro sono convinti di averci chiuso fuori dalla società — e sì, anche dalla vita, in un certo senso — in realtà non facciamo altro che vedere con chiarezza le mura che li circondano e li schiacciano. Queste pareti fatte di odio e arroganza vanno stringendosi sempre più: presto non rimarrà niente di loro. Senza mura, se fossimo in grado di prenderci cura l’uno dell’altro, ci sarebbe solo un noi.
Ma questo, temo, non avverrà né oggi né domani. La vostra immagine è più vivida che mai: eccovi nel letto, gli occhi spalancati che guardano il buio in cerca di risposte, invano. Oppure sulla metropolitana, quando abbassate lo sguardo perché qualcuno vi lancia un’occhiataccia stranita. Riesco perfino a percepire il vostro imbarazzo, la vostra rabbia, quando tentate di mostrare qualche lato di voi a qualcuno che nemmeno finge di starvi ascoltando, ma che tuttavia si sente autorizzato a farvi sapere la sua opinione in merito alla vostra vita, a voi.
Già siete ostinati, ma io vi invito a esserlo ancora di più: leggete libri astrusi, tingetevi i capelli di colori assurdi, vestitevi come preferite, baciate chi volete, insomma, vivete liberamente ma non dimenticatevi di condividere sempre la vostra opinione. Urlatela a gran voce e, camminando per strada, calpestate questi assurdi schemi in cui la società vuole costringerci.
Io non vi conosco, ma so che la vostra persona non è fatta soltanto di carne e ossa. So che c’è un bagaglio con voi, che vi accompagna dovunque andiate: un’idea, una visione. Una sorta di sogno, un auspicio che sperate possa divenire realtà. Ecco, io non lo spero: sono sicura lo diverrà.
D’altronde, con la vostra ostinazione e con la vostra forza, come potreste non arrivare al successo?
E se ancora non ne siete convinti, io vi farò conoscere altri che, prima di voi, ce l’hanno fatta.
Sempre vostra,

Mariana Rosa

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