Dialoghi Verdi – Silvana Galassi

Silvana Galassi è una biologa con molti libri di divulgazione e anche due premi importanti all’attivo. Come amplieresti questa breve descrizione? Quali tappe hanno caratterizzato il percorso che ti ha condotta sin qui?
Attualmente sono una pensionata piuttosto attiva. Svolgo varie attività di volontariato in Italia e all’estero. Certo non è semplice riassumere 44 anni di carriera di ricerca, ma ci provo partendo dall’inizio: ho iniziato come aiutante di laboratorio all’Istituto di Chimica delle Macromolecole del CNR e ho finito come Professore Ordinario di Ecologia all’Università degli Studi di Milano. Mi sono occupata soprattutto di ecotossicologia degli ecosistemi acquatici, un settore di ricerca riguardante lo studio del rischio dovuto alla presenza di agenti inquinanti con particolare attenzione ai pesticidi. Il mio gruppo di ricerca è stato il primo a segnalare il problema della contaminazione da DDT nel Lago Maggiore ipotizzando che fosse dovuta a scarichi industriali. Con la collega Prof. Daniela Candia Carnevali ho vinto il premio “Henry Ford conservation award 1999” con un modello sperimentale che consente di studiare gli effetti di alcuni composti che interferiscono con la regolazione ormonale, i cosiddetti “distruttori endocrini”. Ho lavorato anche in gruppi internazionali per mettere a punto metodologie per la valutazione del rischio chimico per gli organismi acquatici che sono state adottate nella legislazione europea. L’Associazione Donne Ambientaliste-Ada onlus di Parma ha voluto riconoscere il mio lavoro di ricerca, di educatrice e di divulgatrice conferendomi il premio Una Mimosa per l’ambiente nel 2006.  Ne sono molto orgogliosa, dal momento che prima era stato dato a Margherita Hack e a persone molto più meritevoli e famose di me. 

Porterei il nostro dialogo su quello che vuole essere il suo fulcro, e cioè l’acqua. Non casualmente, infatti, questo testo viene pubblicato in concomitanza con la Giornata mondiale dell’acqua. Perché credi sia importante parlarne? E come, tu stessa, cerchi di batterti in tal senso?
Parte della mia attività di volontariato la svolgo nel Comitato Milanese Acqua Pubblica che insieme al Forum Italiano e ai vari comitati territoriali si occupa di molte problematiche relative all’acqua. Una di queste, forse la principale, riguarda l’impegno a far rispettare la volontà espressa dai cittadini col referendum del 2011. Sembra incredibile ma — nonostante la maggioranza dei 27 milioni di Italiani che andarono a votare si espresse per la gestione pubblica del servizio idrico integrato (dagli acquedotti ai depuratori) — il Parlamento non ha ancora legiferato in merito.  Nel 2007 è stata presentata una proposta di legge di iniziativa popolare che è stata ripresentata a più riprese dietro sollecitazione del Forum. Attualmente è ferma in Commissione Ambiente della Camera ma il suo iter trova sempre qualche intoppo perché urta molti interessi: in Italia il giro di affari annui si aggira intorno ai 10 miliardi di euro. Non si tratta di rendere semplicemente più efficiente questo servizio, come tutti ci augureremmo e come i privati non stanno facendo, ma anche di renderlo accessibile a tutti perché l’acqua è un diritto umano sancito dalle Nazioni Unite nel 2010. Facciamo anche molte altre iniziative per sensibilizzare i cittadini all’uso sostenibile dell’acqua e per discutere di varie problematiche sia a livello nazionale che internazionale. A Milano stavamo organizzando un evento importante per il 22 marzo ma è stato rimandato come tutti gli altri. Ti ringrazio quindi dell’opportunità che mi dai con questa intervista.

L’acqua, e lo dico da studente di questa disciplina, è un elemento fondamentale, che è connaturato alla filosofia stessa, visto che è al centro di quello che viene ritenuto padre fondatore della nostra materia, ossia Talete. Dalla tua prospettiva, cosa “non sappiamo” o “non ricordiamo” di questa componente fondamentale?

ciclo acqua
Uno schema di Franco Ravelli che mostra un raffronto tra i vari pensatori e le moderne vedute.

Le prime teorie per spiegare il ciclo dell’acqua, quello che assicura il rinnovo delle acque dolci sulle terre emerse, le hanno avanzate i filosofi greci Anassagora, Platone e Aristotele e nel corso dei secoli si è continuato a fare ipotesi. Ci ha provato anche Leonardo Da Vinci ma nessuno riuscì a dare una spiegazione credibile perché non era ancora chiaro il concetto che l’acqua può cambiare di stato (da liquido a vapore a neve e ghiaccio), pur mantenendo la sua struttura chimica.
D’altra parte, anche ora che abbiamo ben chiaro come funziona il ciclo idrologico, stiamo sottovalutando i cambiamenti che si verificheranno a livello globale in seguito al surriscaldamento della temperatura e a livello locale per la costruzione delle dighe. Si parla solo di anidride carbonica come causa dell’aumento dell’effetto serra ma è il vapore acqueo il principale gas serra e l’aumento della temperatura degli oceani sta facendo aumentare l’evaporazione dell’acqua. Questo fenomeno si chiama feedback positivo ma i suoi effetti sono molto negativi, perché vanno nella stessa direzione del disturbo. Se aumenta la CO2 aumenta il vapore acqueo in atmosfera che contribuisce a fare innalzare la temperatura e a rendere più frequenti le bombe d’acqua in alcune aree, mentre in altre aumenta la siccità.
A livello territoriale, la costruzione di dighe altera il clima e diminuisce la disponibilità d’acqua a valle della diga. La grande diga della Renaissance che si sta finendo di costruire in Etiopia, imbrigliando le acque del Nilo, formerà un lago artificiale lungo 18 chilometri e profondo di 155 metri, con una capienza di circa 74 miliardi di metri cubi d’acqua.  Ci metterà da 5 a 15 anni a riempirsi e genererà grossi conflitti tra l’Etiopia, l’Egitto egli altri Paesi attraversati dal Nilo. Già ora ha costretto all’esodo molte popolazioni. 

Questo dialogo è inserito in una rubrica legata all’ambiente e nata contemporaneamente al clamoroso sviluppo del “fenomeno Greta”, anche se il nostro interesse era ben precedente. Tu cosa pensi della sua figura e del movimento Fridays For Future?
C’è tanta dietrologia sul personaggio di Greta Thunberg ma me  non interessa cosa abbia spinto questa ragazza a fare quello che ha fatto. L’importante è il risultato e il risultato è importante perché ha colpito l’emotività del pubblico e ha dato uno scossone ai giovani. E’ stato entusiasmante nei mesi scorsi trovarsi nelle strade, noi ex-sesantottini, con i giovani di FFF a protestare per il clima e non solo. Ma ora è necessario che i movimenti di piazza abbiano una ricaduta politica. E questo mi preoccupa perché non riesco a individuare nei partiti italiani chi abbia la volontà di raccogliere queste istanze. I Verdi in Italia hanno sempre avuto pochissimo peso e credo che uno dei motivi sia la mancanza di leader di spessore. I Verdi hanno un peso notevole in Germania ed è un partito che cresce perché sa fare alleanze e ha esponenti molto preparati, soprattutto donne come Annalena Baerbock e Katharina Schulze. Dobbiamo leggere Fritjof Capra per capire il motivo del successo dei verdi in Germania ma alla base c’è un problema di formazione culturale che manca ai nostri politici. 

Ruolo fondamentale su questo punto credo sia giocato dall’università e dalla ricerca: non solo per uno sviluppo ecosostenibile, ma anche (o forse soprattutto) per una maggiore sensibilità collettiva su certe tematiche.
Credo che si dovrebbe fare molto di più per la formazione permanente, per diffondere le conoscenze che altrimenti circolano solo all’interno di ristretti gruppi di esperti. Molti ricercatori e docenti si stanno occupando di divulgazione. Anch’io lo sto facendo ma i libri e gli incontri pubblici non bastano perché a molte persone mancano le basi per capire a fondo le problematiche ambientali e per assumere i comportamenti più corretti. Personalmente, sono riuscita a laurearmi in biologia perché con le battaglie del ’68 erano stati istituiti i corsi serali. Ma poi questa conquista è stata persa, e per quelli che sono costretti ad andare a lavorare presto non è più possibile riprendere gli studi, mentre credo che in una società in rapido cambiamento tutti dovrebbero potere stare al passo coi tempi.

muro
Dalla finestra di casa Galassi, su un muro, vediamo campeggiare la scritta “back to nature”

Da parte degli educatori dovrebbe essere compiuto uno sforzo maggiore per imparare a comunicare in modo semplice per raggiungere tutti e coinvolgerli su cose che li riguardano da vicino nella loro vita quotidiana.
Faccio un esempio per spiegare come, in assenza di un’informazione corretta, si corra il rischio di farsi influenzare solo dalla pubblicità, spesso ingannevole. Fino a non molto tempo fa nella pubblicità delle acque minerali si esaltava la leggerezza. Da qualche tempo le marche che imbottigliano acqua con un residuo fisso (sali che restano quando si fa evaporare l’acqua) elevato, come Uliveto e Lete puntano sul fatto che le loro acque, ricche di calcio, facciano bene alle ossa. La Levissima — che è un’acqua con un residuo fisso molto basso — da qualche tempo vende anche un prodotto con aggiunta di sali minerali. Ma allora perché non bere l’acqua di rubinetto che è ricca di calcio, più controllata di quelle minerali, costa molto meno, non comporta fatica per portarla a casa e non riempie l’ambiente di plastica?

Credo sia opportuno dedicare una breve parentesi al momento generale, fornendo delle veloci riflessioni personali del Coronavirus e su cosa abbia cambiato nella tua vita.
Se fossi credente — e non lo sono — direi che questa pandemia è un messaggio divino che ci invita a rallentare e a riflettere: penso che tanti sono i messaggi che dovrebbero invitarci a riflettere e che questa emergenza che costringe molti di noi a stare a casa e a rinunciare a molte cose ci deve far pensare a quanto siano importanti le relazioni e di quante altre cose possiamo invece fare a meno. Ci fa anche capire come i mezzi di telematici possano essere utilizzati per scopi importanti e che sarebbe meglio che venisse data la priorità a questi piuttosto che alle comunicazioni banali o agli sfoghi di rabbia. Con la mia associazione Yacouba per l’Africa stavo per partire per il Mali; avevamo un appuntamento nella capitale coi nostri referenti locali per prendere accordi per la costruzione di una casa per le donne nella regione di Bandiagara nei Paesi Dogon. Il volo è stato cancellato e i nostri amici maliani si sono molto preoccupati per quanto stava succedendo in Lombardia. Loro, minacciati quotidianamente dai jihadisti, ci hanno detto che pregavano per noi perché potessimo sconfiggere il virus. Fortunatamente siamo riusciti a collegarci in teleconferenza e il nostro progetto va avanti. Anche questa intervista del resto è possibile perché esistono i telefoni e la rete!

Ringraziandoti ancora, concluderei questo dialogo — se sei d’accordo — con un tuo auspicio personale che ti senti di lasciare ai nostri lettori.
Il Novecento è stato il secolo dell’accelerazione che è stata prodotta dal petrolio che contiene molta energia concentrata sotto forma di legame chimico. I sistemi produttivi hanno subito un rapido cambiamento grazie a questa energia ma quest’accelerazione, che Francesco ha chiamato rapidacion, ha prodotto cambiamenti troppo veloci che i sistemi naturali non riescono a compensare, come le emissioni di gas serra la cui concentrazione continua ad aumentare nell’atmosfera.
Spero che quanto ci sta capitando ci porti a rallentare e a riflettere su come possiamo conservare e riparare la casa comune. Questo è il contenuto del libro che ho appena finito di scrivere e che uscirà col titolo Era una casa, che è il titolo di una canzone di Endrigo con le parole di Vinicio Moraes, e il sottotitolo Riflessioni per il riordino della casa comune.  L’ho scritto perché sono convinta che il modello di sviluppo della nostra società e di quelle emergenti come Cina e India non possa più funzionare perché ha ricadute ambientali troppo negative e fa aumentare la disuguaglianza. Non sono certo l’unica a dire queste cose ma ho cercato di dirlo partendo dal punto di vista di un’ecologa. Mi è stata di grande ispirazione l’Enciclica Laudato si’ di papa Francesco che dice chiaramente quanto le istanze ambientali e quelle sociali siano collegate.  Per concludere, quindi, auspico che la nostra società rallenti per propria decisione, in seguito alla presa di coscienza degli effetti nefasti del consumismo e che non sia costretta a farlo solo in seguito a catastrofi ambientali o a pandemie come quella del Covid-19.

Federico

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