Un mondo nuovo

Limiti? No, grazie

Mi chiamo Gabriella e ho 23 anni. E, fino a qualche anno fa, non mi ero mai preoccupata troppo di capire il mondo dell’autismo. Quando mi hanno detto che mio nipote era autistico, mi hanno spiegato che avrebbe avuto dei limiti. E non mi dispiace dirgli che si sbagliavano. Perché i limiti li avevo io.

Ho scoperto un mondo nuovo.
Un mondo fatto di entusiasmo per le cose semplici, di urla e pianti isterici, di risate nei momenti meno opportuni.
Un mondo sprezzante delle cose davvero pericolose e spaventato da altre, totalmente quotidiane, come un frullatore o un motorino.

Mio nipote mi ha insegnato a dare valore a ogni cosa.
Mi ha insegnato a stare insieme in una stanza senza necessariamente parlarsi, ma dicendosi tutto.
Mi ha insegnato a comunicare senza parlare.
Mi ha insegnato che ogni cosa ci impiega il suo tempo, ma che non è impossibile raggiungere qualsiasi obiettivo.
Mi ha anche insegnato che a dormire con la luce accesa ci si sente più al sicuro.

Non è sempre facile. Fino a qualche mese fa, mio nipote non parlava e capire le sue esigenze era molto difficile. Quando piangeva e urlava, non sapevamo il motivo per il quale lo stesse facendo; ci volevano diversi minuti — o addirittura mezz’ora — prima di capire quale fosse il problema effettivo, in modo da poter agire in suo aiuto.
Non è sempre facile perché anche io ho i miei limiti, e quando lo porto al parco giochi ho costantemente paura che gli altri bambini non lo capiscano, che lo escludano, e che lui possa rimanerne ferito. Ma, poi, lo vedo: per lui l’importante è giocare — non importa dove e con chi, l’importante è che si faccia. E, devo ammettere, all’inizio non lo avevo capito.
Non conosco termini tecnici, e molte volte sbaglio. Ma vi assicuro che ci si sente come quando si è bambini e si assaggia un gusto di gelato per la prima volta, per poi scoprire che è molto buono.

È tutto diverso. La vita ti cambia completamente. Devi adattare la tua quotidianità alla sua. Per esempio: nel bagno di casa mia dobbiamo tenere tutti i saponi in alto il più possibile, sapete il motivo? Quando mio nipote fa il bagnetto, approfitta dei momenti di distrazione per uscire fuori, agguantare il sapone, e rovesciarlo nella vaschetta per dare vita al più grande bagno di schiuma mai visto.
Per non parlare del cibo: avete mai provato per un paio giorni a mangiare quello che mangia un bambino autistico? Io sì. Ho mollato al secondo giorno.
Mangiano solo tre cose — sempre le stesse — perché ne conoscono il gusto e non si sforzano di provare il resto perché tanto a loro già piace qualcosa. Un’eterna lotta fargli assaggiare qualcosa di nuovo.

Mio nipote si chiama Leonardo e, sarò sincera, quando mia sorella lo stava aspettando immaginavo di fare le attività più disparate e che più mi avrebbero aggradato. Mio nipote ha 6 anni, e le attività che facciamo sono per lo più propedeutiche: non giochiamo a calcio perché a lui non piace; leggiamo storie, e a modo nostro, facciamo musica; ascoltiamo gli AC/DC e le canzoncine per bambini; saltiamo sul letto e guardiamo cartoni. E, a fine giornata, non è ancora stanco — ha le pile di riserva, e ti guarda con la testa piegata da un lato e un sorriso tutto furbo come a dirti: “non fermarti, giochiamo ancora”.

Ero una ragazza ordinaria, ma da quando Leonardo è nella mia vita, ho capito che non esiste un solo modo di fare le cose.
Ne esistono milioni, e insieme a lui li impareremo tutti.

Gabriella Romeo

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