Energia vitale

La parola “infermiere” deriva da “infermo”, scaturente dal latino in-firmus — non fermo, non stabile — ed etimologicamente sinonima di “inetto”, “malato”, “debole”.
A sua volta, la parola “debole” perviene dal latino debilis, stante per dehibilis, composto da de — allontanarsi, venir meno — e hibilis, derivante da habilis: unitamente, prendendo alla lettera questa parola composta, significa “colui che non ha”, “colui che manca di qualcosa”; più estesamente, con “debole” (perlomeno da un punto di vista etimologico) si intende colui che ha poca forza, poca energia vitale.

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Un’immagine mandataci da Michela, l’infermiera recentemente intervistata

Energia vitale, e qui questo preambolo termina, è espressione che certo incarna ciascun infermiere e ciascuna infermiera della nostra penisola, scossa in tutte le sue parti da quel dramma che ci siamo abituati a chiamare Covid-19. Energia vitale è anche un’immagine, oltre che un’espressione: immagine di infermieri che paiono eroi, soli dinanzi a un mondo che, con istinto materno, si preparano a sorreggere, alla maniera di Atlante. Energia vitale è, certo, quella che fluisce nel sangue di Michela, infermiera che può essere assurta a simbolo di un’intera categoria di persone — sempre pronte al sacrificio, sempre orientate all’aiuto silente, sempre detentrici di quella professionalità tipica di chi salva vite ogni giorno. E la sua intervista, possiamo dirlo con un pizzico di orgoglio, che ha raggiunto persone in tutti i continenti del mondo (sì, tutti!) e un totale di quasi 2500 visualizzazioni da sola, è la migliore bandiera per il nostro sito. Un sito che, nel piccolissimo di un angolo del web, prova ormai da anni a raggiungere obiettivi forse troppo lontani, ma certo per nulla peregrini: l’avvicinamento tra giovani e cultura, l’esaltazione di valori (pur)troppo dimenticati, il ripercorrere di figure e situazioni esemplari, per dirne solo alcune.
Ed è per tutte queste ragioni che, in occasione della Giornata Mondiale della Salute e dell’anniversario della liberazione d’Italia, il sottoscritto porterà due riflessioni; è per tutte queste ragioni che, tra meno di trenta giorni, inizierà il nostro secondo mese integralmente dedicato alle poesie, tra interviste, poesie dei nostri autori e poesie vincitrici del Concorso Poetico — ah, il Concorso Poetico: abbiamo già ricevuto varie candidature, ma il bello deve ancora venire, e la scadenza è tra meno di due settimane… schiacciate qui per leggere il bando!
Oltre alle contingenze legate a giorni particolari, o a vere e proprie “missioni” — come il portare solo poesie su un blog letto quasi soltanto da giovani —, ci sarà anche tanta normalità: quella normalità di cui, come scrivevamo nell’editoriale precedente, abbiamo tantissimo bisogno. E “normalità”, per Bottega di idee, vuol dire rubriche: tante, variegate e — speriamo — interessanti. Rubriche che, in questi giorni che verranno, troveranno la loro conclusione. Sentirete parlare di Machiavelli, da Laura; di modernità, da Francesca; di teatro, da Alice; di femminismo, da Valeria; e dal migliore poeta tra quelli che Mariana Rosa ha chiamato “esclusi”, nella sua toccante lettera. Ci saranno gli ultimi due articoli delle rubriche di Federico, uno sul legame tra filosofia e vita e l’altro su quello esistente fra vita e cinema.  Ci sarà, infine, anche l’usuale intervista, anche se raccogliere l’eredità lasciata lì da Michela non sarà semplice per nessuno.
Un’ultima cosa: di solito, e anche su Bottega di idee finora era sempre accaduto, gli editoriali aprono il mese, annunciando tutto quello che di lì in avanti seguirà. I più attenti tra voi sanno che, invece, per questo aprile 2020, abbiamo fatto un’eccezione: due giorni fa, in concomitanza della Giornata Mondiale dell’Autismo, Gabriella Romeo ha lasciato lì, nell’accorato silenzio che tanto troverebbe d’accordo molti infermieri, una straordinaria testimonianza di vita e assistenza nei confronti del proprio giovane nipote.
Ed è con un sentito ringraziamento per lei, e col sincero auspicio che tutti voi possiate leggere quelle toccanti righe, che crediamo sia bello concludere questo testo con le stesse parole che, solo due giorni fa, campeggiavano come titolo di quello stesso articolo.
Per sperare tutti insieme che, nonostante tutte le grandi difficoltà che ci troviamo a dover affrontare, un mondo diverso — più pulito, più onesto e chissà, magari anche con più poesia — sia davvero possibile.
Tutti insieme, qui, per provare a costruire, e sperare, in un mondo nuovo.

Federico

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