L’intervista a Giulia

Cara Giulia, nella tua biografia hai scritto che, forse, se avessi dovuto illustrare la tua vita, avresti trovato meno difficoltà rispetto allo scriverne. E allora, dopo questo bellissimo assist da parte tua, iniziamo questo nostro dialogo così: come illustreresti la tua vita?
Sono alla prima domanda e già mi trovo in difficoltà. Dovrei forse illustrare la mia vita? Non mi sembra il caso… Ormai quello che c’è da sapere lo sapete già e se dovessi fare un’illustrazione si perderebbe tutta la cripticità e il mistero che abbraccia i miei disegni.

Altra cosa che dal testo salta agli occhi è quella che hai chiamato “essenzialità riassuntiva”. Questo tuo essere concisa vale anche nel campo artistico oppure credi riguardi solamente la tua scrittura?
Essenzialità riassuntiva è sicuramente un’espressione che si addice maggiormente alla mia scrittura. Da che ho memoria mi è sempre stato detto che sono particolarmente concisa, non che non abbia nulla da dire, più che altro trovo che tante volte le parole vengano usate a sproposito, oppure per arricchire una frase che è già chiarissima nella sua essenzialità.
In ambito artistico in parte si potrebbe ancora parlare di essenzialità riassuntiva, ma solo per un aspetto: è raro che io dia un’ambientazione ai miei disegni perché voglio far risaltare il soggetto principale (solitamente un volto) e la sua emozione.

Non è un segreto: non è la prima volta che vieni a far parte del nostro blog. Per chi non lo sapesse, ricordiamo che tu sei stata la primissima persona da me contattata per fare delle illustrazioni, e dunque sei stata — per così dire — uno dei membri originari di Bottega di idee. Come spesso capitato — visto che, per quanto io non abbia mai allontanato un mio collaboratore, la varietà di componenti del nostro blog è un elemento che ci piace e in cui crediamo molto — hai deciso di seguire altre vie e, con mio rammarico, sei uscita dalla nostra redazione. Anni dopo, rieccoti qua. Cosa ti ha spinto a voler tornare sul nostro blog? Perché, all’epoca, andasti via? E, a oggi, te ne penti?
Non è un segreto ed è giusto che non lo sia. Questi — quasi — due anni in cui non ho collaborato per Bottega di idee sono stati molto utili, anzi fondamentali per il mio “processo artistico”. All’epoca ero in “crisi” (tra mille virgolette), avevo una sorta di blocco e non trovavo l’ispirazione da nessuna parte. Non posso dire di essermi pentita della mia azione perché, come ho già detto, mi è servito. Allo stesso tempo, però, mi rendo conto che è stata una scelta poco ponderata e piuttosto brusca. A distanza di anni riconosco di essere stata impulsiva: oggi non riuscirei mai a prendere una decisione in così tanta fretta essendo io estremamente riflessiva. Ad ogni modo, sono felice di essere ritornata, sento di avere uno stimolo nuovo.

Come sai, rispetto a qualche anno fa, quando anche tu eri nella nostra redazione, il blog è cambiato molto e cresciuto notevolmente. Abbiamo intervistato giornalisti, scrittori, manager musicali, personaggi di grande spessore; ospitato nella nostra redazione molti giovani, chi per più tempo chi per meno, con molti (e variegati) talenti. È forse anche questo che, magari inconsciamente, ti ha spinto a voler tornare? Oppure pensi che, anche il nostro blog non avesse avuto l’estensione e i numeri che poi ha effettivamente collezionato, mi avresti chiesto nuovamente di tornare in gioco?
Non sono stati i numeri raggiunti a farmi ritornare, bensì la ricerca di uno stimolo nuovo e la varietà è lo stimolo migliore. Durante questa assenza non sono stata un’assidua lettrice del blog, però qualche volta mi è capitato di darci un’occhiata. Non mi aspettavo certamente di trovarlo come lo avevo lasciato, ma devo dire che le novità che ho avuto modo di scoprire mi hanno sorpresa in positivo e hanno contribuito in qualche modo al mio desiderio di ritornare.

Ci avviciniamo verso la conclusione, e la domanda va da sé: cosa credi di aver dato al nostro blog all’epoca e cosa speri di riuscire a dare oggi? E, al contrario, in che modo Bottega di idee aveva un impatto su di te qualche anno fa e in che modo pensi possa averlo da qui in avanti?
All’epoca non avevo grandi pretese e i disegni che facevo lo possono testimoniare molto bene. Ero semplicemente una liceale che si divertiva a disegnare per il blog di un suo compagno di classe. Non credo di aver dato molto al blog, se non dei disegnini atti ad abbellire qualche articolo. A sua volta il blog mi ha dato sicuramente la possibilità di esprimermi, ma all’epoca non ho saputo granché sfruttare ciò.
Oggi le cose sono diverse, io sono cresciuta (fortunatamente) e la mia visione è cambiata. Sento di dovermi impegnare di più, forse perché sono stata io a chiedere di poter ritornare e quindi necessito di dimostrare qualcosa.

Rispetto a molti altri illustratori, tu disegni a mano e non hai alcun social network. Come giustifichi queste due decisioni che, certo, non vanno nella direzione delle tendenze attuali?
Disegnare a mano è l’unico modo di disegnare che esiste per me. Ho avuto modo di disegnare con una tavoletta grafica ma non fa per me, mi sembra uno strumento troppo difficile da usare e preferisco lavorare tradizionalmente. Mi rendo conto che questa mia decisione possa essere in qualche modo limitante – basti vedere la qualità dei miei disegni che é sempre inferiore a quella di chi lavora in digitale – però, personalmente, questo è ciò che sono io e non mi voglio tradire in alcun modo.
Per quanto riguarda il mio rapporto con i social network devo dire che é veramente travagliato: ho avuto un profilo personale per cinque anni e uno dedicato ai disegni per nemmeno un anno e poi ho deciso di chiuderli entrambi per poi riaprirne nuovamente un altro che ho chiuso qualche mese fa. Da questa esperienza ho capito che i social network non fanno per me. A qualcuno sembra strano che una ragazza nel ventunesimo secolo non abbia un profilo sui social, ma in realtà non lo è affatto. Si vive benissimo (anzi meglio) senza e finché non sarò obbligata non riaprirò più nessun profilo social.

Eccoci giunti all’ultima domanda: il lockdown, forse, è finito. Oltre a un auspicio personale, ti chiederei cosa abbia rappresentato, per te e la tua artisticità, il dover stare chiusa in casa per molti mesi. E, in conclusione, verso che direzione ti orienterai per quelli che verranno?
Il lockdown è stato una bella altalena da cui ora però è meglio scendere.
Ci sono stati più momenti sì che momenti no per quanto mi riguarda. Ho avuto modo di pensare, molto più di quanto già non lo facessi, e di ricredermi su tantissime cose. Ho letto molto e disegnato altrettanto. In generale non mi sono sentita costretta in casa perché sono una persona molto solitaria, anche se ora sento pure io il bisogno di uscire.
I lavori che realizzerò per il blog nei prossimi tempi risentiranno inevitabilmente (e non solo per mia scelta) di tutto quello che abbiamo vissuto in questi tre mesi. Comunque non anticipo nulla, anche perché nemmeno io so cosa mi aspetterà.

Federico

Una risposta a "L’intervista a Giulia"

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  1. Disegnare a mano è l’unico modo di disegnare che esiste per me.
    E’ una affermazione che tendenzialmente condivido. Non ci sono mediazioni tecnologiche che modifichino il flusso della mente verso la mano. Dal punto di vista dei risultati il blog offre esempi eccellenti anche di altre forme di illustrazione.
    Ma se fossi (quando mai!) un illustratore, l’approccio di Giulia mi convincerebbe molto!
    Grazie per i tuoi disegni
    Lux

    "Mi piace"

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