Una storia non basta

Raccontare — parte II
Aletheia: (ἀλήθεια) è una parola greca tradotta in più maniere come “dischiudimento”, “svelamento”, “rivelazione” o “verità”. 
Il significato letterale della parola ἀ–λήθεια è “lo stato del non essere nascosto; lo stato dell’essere evidente” e implica anche la sincerità, così come fattualità o realtà.
— Wikipedia

A cosa serve raccontare? Personalmente, sono convinta che nasca dalla necessità di fare i conti con la realtà, di vederla chiaramente, e quindi di reagire. Non credo a chi ritiene che la parola sia nemica dell’azione, o qualche suo sostituto poco efficace. Perciò penso che scegliere di privilegiare un certo genere di narrazione significhi creare le basi per un simile genere di azione. In particolare, nel contesto di un’emergenza, la comunicazione diventa chiave quasi quanto la gestione sul campo. E ad emergenza finita, nella situazione in cui ci troviamo ora, questo limbo di speranze timide e incertezza permanente, è importante come non mai raccontare ciò che è stato. E ciò che non c’è stato. E ciò che, pur esistendo, non è stato considerato.

Nell’articolo precedente ho tentato di mostrare diverse vicende venute in luce in questo periodo di pandemia, cercando di trasmettere l’idea che alcune abbiano ricevuto maggiore esposizione mediatica di altre. Un esempio. Correttamente, per salvare milioni di persone, si è scelto di parlare dell’importanza di rimanere nelle proprie abitazioni, e si è legiferato di conseguenza. Allo stesso tempo, si sono moltiplicate sulle pagine dei giornali e dei social esempi di chi violava la norma o approfittava delle sue zone grigie. A queste notizie sono subito seguiti a incoraggiamenti a rispettare la legge e se possibile ad aumentare l’isolamento. Col tempo, gli incoraggiamenti sono diventati sempre più pressanti, fino a diventare in qualche caso delle minacce.

Sono mancate, o quantomeno sono state molto minori, storie di chi, del tutto desideroso di rispettare le norme vigenti, si è trovato in difficoltà personali, psicologiche o addirittura mediche. E sono state rare le notizie di come il confinamento in casa potesse minare una serie di diritti o rafforzare una serie di privilegi. Stare a casa per chi ha un computer personale e una stanza tutta per sé non sarà e non potrà mai essere come stare a casa per chi si trova in un monolocale senza accesso libero a internet né spazi privati, magari con un solo bagno e un familiare positivo isolato in un’altra stanza. La vita di chi riesce a mantenere un proprio equilibrio non è influenzata dalla pandemia come quella di chi soffre d’ansia o depressione, o ha bisogno di trattamenti medici in un momento simile. Infine, chi soffriva di discriminazione prima, sulla base di genere, etnia, o condizioni economiche, ha quasi inevitabilmente visto questa discriminazione aumentare.
E, altrettanto inevitabilmente, le categorie più deboli sono state le più colpite.

Mi è sempre piaciuta la parola greca “aletheia”. In italiano il contrario di dire la verità è mentire, ad implicare che la verità venga tradita solo quando si sceglie di alterarla. In greco invece verità si dice aletheia, alpha privativa più la parola “lethè”, oblio. Verità è ciò che viene svelato, ciò che non viene nascosto. Non dire la verità non vuol dire soltanto mentire, ma anche e forse in alcuni casi soprattutto nascondere.

Vi racconto una storia.
Forse il problema è questo. Raccontare una storia, una sola, non basta. Proprio di fronte all’emergenza c’è il dovere di riabilitare la complessità e non di abolirla. Nonostante sia più faticosa? Sì, precisamente, proprio perché é estremamente faticosa. Ciascuna delle storie del testo precedente presenta una propria dignità, ha delle proprie conseguenze e darà vita a un diverso genere di riflessione. Non ho né posso avere una soluzione per ciascuna delle situazioni menzionate. Anzi, è mio dovere ammettere di appartenere alla parte “giusta” di queste narrazioni, quella che, pur nel contesto di paura e incertezza, non ha visto il suo stile di vita in pericolo e ha avuto l’occasione per vedere qualche film in più.

Ciò che posso chiedere è una narrazione inclusiva, e non esclusiva, del momento attuale. L’azione non può fare a meno della narrazione, e i provvedimenti non possono essere efficaci se non si sforzano di includere al loro interno le vite di tutti, e non solo di una ristretta minoranza.
Questa pandemia ha colpito con violenza un sistema basato su disuguaglianze e interessato a perpetuarle; nonostante i frequenti proclami, nulla è stato fatto per rimediarvi e decisamente troppo poco per metterlo in luce. Adesso la scelta è tra il guardare a questa realtà ingiusta e cercare di trovare possibili soluzioni, o negare tutto ciò che andato male, celebrando falsamente un’ipotetica rinascita. In questo caso, però, se si sceglie di non dare voce alle storie dimenticate, attenzione. Potrebbero decidere che è arrivato il loro momento di parlare.

Francesca

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Creato su WordPress.com.

Su ↑