L’eccellenza nei dettagli

Dopo l’intervista a Massimo Malara, la collaborazione tra Bottega di idee ed Emergency prosegue grazie alle due preziose testimonze portateci da Sara Tagliacozzi, altra volontaria — che ringraziamo. 

Lin ha due figli, rispettivamente di 11 anni il più grande ed 8 mesi il piccolino. Vive con il marito, che prima dell’emergenza Co-vid 19 lavorava in un bar, ma il suo contratto a termine è scaduto il 31 marzo e non è stato rinnovato a causa della chiusura nazionale degli esercizi di ristorazione nell’azione di contrasto al virus. Già durante l’ultimo mese di marzo era entrato in cassa integrazione, che però non è ancora stata erogata dalla Regione, quindi di fatto zero liquidità. E’ il problema tristemente noto dei sussidi previsti per legge che però non arrivano ai beneficiari nell’emergenza del bisogno. Per fortuna invece Lin ha mantenuto il suo lavoro, ma questa pandemia l’ha colta durante il periodo di congedo parentale e percepisce quindi solamente il 30% della retribuzione mensile, che equivale ad un giorno ogni tre. Per esprimerlo in modo più concreto, è come se tu potessi portare cibo a tavola solo per uno dei tre pasti della giornata: una ricca colazione, ma piatti tragicamente vuoti a pranzo e cena. Hai presente lo sforzo atletico che serve per salire le rampe delle scale tre scalini insieme, anziché uno per volta? Ma non quando scegli tu di farlo per tonificare le gambe, ma perché c’è solo uno scalino ogni tre. Ecco questo è l’affanno di Lin, che ormai da marzo non riesce a pagare l’affitto di casa, e adesso ha difficoltà enormi anche con la spesa giornaliera. Lin però non si è arresa facilmente, ha cercato in internet i recapiti dei volontari Emergency di zona 7, lo stesso municipio dove abita, per l’esattezza a 100mt dalla sede dove i volontari si incontrano mensilmente per le riunioni di gruppo. Ha scritto una timida email venerdì 1 maggio per manifestare le sue difficoltà: pochissime parole, quasi a nascondere un po’ di imbarazzo nella richiesta di aiuto. Nonostante il weekend lungo di festività, i volontari si sono subito attivati e lunedì la famiglia di Lin ha ricevuto a domicilio il pacco alimentare di sussidio delle Brigate di Solidarietà, distribuito in collaborazione con Emergency. Lin si è commossa per l’aiuto generoso e tempestivo, ad anche perché all’interno del pacco, oltre ai beni di prima necessità come pasta, riso, latte, fette biscottate… ha trovato anche qualche biscotto per il figlio più grande, e tanti omogenizzati per il piccolino, e perfino i pannolini della giusta taglia. Una generosità concreta, pensata su misura. L’eccellenza dei dettagli, sempre.

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Sono volontaria di Emergency da tanti anni e adesso offro il mio contributo anche qui al centralino. In questo periodo difficile per tutti, mi sento molto fortunata perché ho una casa per “restare a casa”, un conto in banca per fare la spesa online, un lavoro per sperimentare lo smart-working. Il volontariato al centralino è per me un’opportunità per pareggiare la mia condizione di privilegio.

Ogni telefonata racconta una storia diversa. Dietro la richiesta della spesa e dei farmaci a domicilio, spesso si cela una situazione di grande fragilità e complessità. È per questo che cerco sempre di trovare il tempo per ascoltare e per scegliere le parole giuste: riaccendere la speranza è possibile, anche attraverso il telefono. Tante persone ci ringraziano perché insieme alla spesa, portiamo una voce a casa loro. Non riempiamo solo il frigo con cibo fresco, ma anche la casa con parole di conforto che rassicurano e tengono compagnia: credo sia un aiuto nell’aiuto.

Una signora dell’Ecuador, che vive da sola con due figli, di cui uno con invalidità al 100%, mi ha raccontato che si sente molto insicura in questo periodo di pandemia perché nonostante capisca abbastanza bene l’italiano, non è certa di comprendere fino in fondo tutte le informazioni che sente in tv sulle regole comportamentali di sicurezza per sé e la sua famiglia. Insicurezza che inconsciamente trasmette al figlio, che infatti manifesta atteggiamenti sempre più irrequieti. Allora le ho chiesto il nome del ragazzo e di passarmelo al telefono per un saluto. Alla fine la signora mi ha ringraziata perché aldilà del servizio di consegna della spesa, si è sentita rasserenata e mi ha salutata dicendomi che attraverso il telefono le era arrivato anche il mio sorriso. E forse proprio di questo aveva più bisogno.

Sara Tagliacozzi

 

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