Di sesso e affini

“L’unico modo di liberarsi di una tentazione è cedervi” — Oscar Wilde

La tragedia più grave capitata in questo anno funesto è sicuramente il non poter più parlare liberamente di qualcosa senza essere visti e  additati come trogloditi o esseri malefici.
Un argomento che ancora oggi rimane pieno di tabù è il sesso, tema che capita di affrontare indirettamente da bambini bombardando di domande quegli sventurati dei nostri genitori o tutori che puntualmente non sanno rispondere e ci confondono con storie antiquate che comprendono uccelli, verdure e api. 
Nei casi più fortunati non se ne parla nemmeno in famiglia e l’infante scopre tutto ciò che gli serve grazie a programmi di dubbio gusto con tette, culi e addominali in bella vista oppure grazie alla scuola che, reprimendo l’insegnamento sano e legittimo dell’educazione sessuale, inserisce al suo posto materie utilissime come “religione”, disciplina che in fatto di sesso sicuramente tratta più argomenti rispetto ad un/a sessuologo/a o ginecologo/a.
Successivamente ci stupiremo della presenza di 15enni incinte perché non conoscono i metodi contraccettivi, ma ringrazieremo Dio per il miracolo.
Superato quel trauma che è l’infanzia si entra nel fantastico periodo di preadolescenza/adolescenza che va all’incirca dall’inizio delle scuole medie fino alla fine delle scuole superiori e sicuramente segna il periodo maggiore e più importante di cambiamenti e crescita. Tra i cambiamenti, segnaliamo:

  • sudore;
  • puzza di ascelle costante;
  • altro sudore;
  • interesse improvviso ai porno;
  • battute a sfondo sessuale tra gli amichetti per incoronare il clown del gruppo;
  • primi cambiamenti del corpo;
  • prime esplorazioni del nostro corpo;
  • prime esperienze.

È in questi primi anni, tra l’essere ancora “piccoli” e il voler diventare “grandi” in fretta, che arrivano i primi desideri e impulsi carnali e ci accorgiamo di essere attratti da un’altra persona non più in maniera platonica.
Ed è in questi momenti pieni di emozioni calorose che inizia la nostra piccola introduzione al mondo della masturbazione, che per la maggior parte delle persone è il primo approccio verso quel mondo infinito fatto di piacere, imbarazzo, paura e gioia.

Siamo cresciuti nel mito delle “ragazze non fanno queste cose” e dei ragazzi che invece non farebbero altro tutto il giorno, finendo a sviluppare un braccio più grande dell’altro e un abbonamento dall’oculista.
Le persone con quel pizzico di cervello in più sanno che non è così e che tutti dovrebbero avere la possibilità di esplorare il proprio piacere sessuale senza costrizioni, ma ahimè siamo ancora molto lontani dalla libertà di non vergognarci più di cose naturali.
Finché lo si fa da soli, nella propria stanza, senza far del male a nessuno non capirò mai cosa ci dovrebbe essere di malvagio nella masturbazione.

Anche qui, religione e affini si indignano — sarà per la questione del “non far del male a nessuno” mentre la si pratica?
A parte le battute di pessimo gusto, la masturbazione è un passo importante che non tutti iniziano ad affrontare fin da giovanissimi.
Ci sono alcune persone che arrivano post adolescenza ad affrontare il proprio corpo e il proprio piacere perché precedentemente impauriti da un giudizio universale, vivendo anche il rapporto con le altre persone dal lato sessuale in maniera più indecisa e intimoriti.
L’autoerotismo serve.
Per crescere, per amare se stessi, per conoscersi, per comunicare ad un potenziale partner le nostre preferenze, per scoprire le preferenze dell’altro, per scoprire i nostri kink, per prepararci ad un rapporto sessuale, per diminuire l’ansia, lo stress e le paure e a tante altre cose bellissime e uniche.
Quindi fatelo, magari non in pubblico, ma fatelo e sempre in maniera sana perché il troppo stroppia in ogni ambito.
Quando giungerà il momento in cui potrete unirvi fisicamente con qualcuno che vi ascolta saprete guidarle, saprete cosa fare e vivrete l’esperienza in maniera unica.
Il sesso non dovrebbe essere un tabù e fin dai primi anni in cui diventa un argomento di nostro interesse ci spaventa questo mondo sconosciuto pieno di luoghi comuni da confermare o sfatare. 
Per i ragazzi la fatidica prima volta, non di rado, segna il passo per “diventare uomo”; si sentono addosso fin dagli inizi le pressioni del gruppo, dell’essere maschio, dell’essere all’altezza della situazione, vivendo in una costante ansia, nascondendosi quando capita dietro la maschera del playboy che vuole conquistare più persone possibili senza legarsi emotivamente.
Le ragazze, invece, vivono il mito della prima volta (che sia con un uomo o una donna)  come una proiezione legata al dolore, dato che la maggior parte delle volte capita di provare una grande sofferenza.
Come se la vita delle ragazze da quel punto di vista del dolore fisico non sia già uno strazio, togliamo almeno il mito che fare sesso la prima volta debba sempre per forza far male, dato che un minimo di preparazione fisica e mentale possono aiutare a superare le paure precedenti al momento tanto atteso della perdita della verginità.

Parlarne liberamente, senza quel timore imposto da anni di pensieri retrogradi,  tra battute scontate o di alto livello, dovrebbe divenire normale.
Perché sentire le storie di Zio Peppino di quando era giovane e conquistava tutte le ragazze del paese è normale, ma parlarne con intelligenza fa storcere il naso?
In fondo, si pensa al sesso almeno 25/30 volte al giorno e sembriamo portati a vergognarcene ogni volta che capita.
Unirsi, fisicamente e/o emotivamente, ad una persona può essere, per alcuni, tra le esperienze più belle che si possano fare quindi perché tacere su un atto più vecchio del mondo stesso e del tutto naturale?
Vivere liberamente la propria sessualità — nei limiti del legale, siate masochisti sempre nel privato — e trovare qualcuno di simile a noi con cui crescere e imparare anche da quel punto di vista dovrebbe essere concesso a tutti.
Come tutti i piaceri più grandi della vita bisogna goderne, nella consensualità di tutte le parti coinvolte — parlo al plurale perché si sa che a volte “in due è amore, in tre una festa”. 
Nessuno dovrebbe avere il diritto di dire ad altri come vivere la propria sessualità, a meno che non si sia d’accordo nell’essere dominati.
Raccontate cosa vi piace, ridete delle vostre avventure, siate ecosostenibili e fate una doccia in compagnia, fate pazzie, esplorate, non abbiate paura a cambiare e comunicare, ascoltate e vivetelo secondo le vostre regole, ma rispettando quelle degli altri.

La connessione sessuale è tanto importante come quella mentale, perché “il sesso non è una gara, non vince chi arriva prima” ma chi riesce a capire meglio l’altro e se stesso, perché ricordatevi che l’importante non è che voi siate crotali o pavoni: l’importante è che se fate sesso, me lo dite prima.
Così ci mettiamo d’accordo.

Alice

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