Tutto comincia dai corpi

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Tutto comincia dai corpi.
Tutto comincia dal controllo dei corpi.
Mi sveglio immersa in una realtà fisica inevitabile, ineludibile, già di per sé abbastanza difficile da decifrare e da comprendere. Crescendo mi rendo conto che questa realtà fisica ha anche una valenza storica e una valenza politica. Crescendo mi rendo conto che sono, o meglio sono considerata, o uomo, o donna. Binarietà, poca scelta. E, mi dicono, nessuna possibilità di cambiare. Perché? Tirano fuori argomentazioni confuse, tergiversano. Tutto, perché il mio corpo non sfugga al loro potere.
Ecco, sono capitata donna, pare, mi dicono, insistono. Donna.
Immagini si riversano su di me.

La bibbia: Eva nasce dalla costola di Adamo.
Esiodo, Teogonia: Pandora nasce per condannare l’umanità, “sventura per gli uomini laboriosi”.
San Paolo, Prima lettera ai Corinzi: “non è l’uomo che deriva dalla donna, ma la donna dall’uomo”.

Simone De Beauvoir osserva ne Il secondo sesso chela donna nasce come Altro rispetto all’uomo. Io sono Altro rispetto a qualcuno, ma rispetto a me stessa sono io. Sono io & Altro nello stesso tempo. Una madre. Una moglie. Una figlia. Una sorella di qualcuno. Ma sono anche qualcuno, qualcuno, qualcuno! E mi porto dentro una dicotomia, lo sguardo mio e lo sguardo altrui, e vivo con quattro paia di occhi, i miei e quelli di chi mi ha definito Altro.
E due voci, la mia e la loro. Donna. Dietro le quinte della vita di un uomo.
Fai un passo indietro, come a Sanremo, 2020.

Ma era uno scherzo, era una gaffe, ma fattela una risata.
Fattela una risata. E rimani in silenzio, che è meglio.

Non hanno il coraggio di dirtelo in faccia, col cazzo che ci provano, siamo in una nuova era ormai, e simili barbarie sono state superate, no?
La donna ormai non è più considerata esclusivo possesso dell’uomo.
Parliamo di femminicidio, allora.

Ma come, ancora! Guarda che anche gli uomini muoiono, guarda che anche loro sono vittime di violenza.

Sì, ma non hanno sul capo la nostra storia. Donna.
Entità giuridica nulla fin dall’inizio, proprietà privata di un’autorità maschile.
Grecia Classica, Lisia, “Per l’uccisione di Eratostene”, tanto per fare un esempio. Il marito uccide l’amante della moglie, ma, dice l’orazione, deve essere assolto. La moglie gli apparteneva, la casa in cui si è consumato il fatto gli apparteneva, dunque non aveva tutti i torti, no?

Ma i tempi sono cambiati. Ora le donne possono votare, e avere proprietà, e sono diventate soggetti giuridici. Non ricordi l’articolo 3 della costituzione?

Sapevate che il delitto d’onore in Italia è stato abolito nel 1981?
Penso spesso a quella data. 1981. I miei genitori erano già nati. Davvero bastano 39 anni per cancellare dei secoli? Guardo i giornali, leggo la cronaca nera. Italia, 2019, un uomo uccide sua moglie, scrivono “l’ha uccisa perché voleva lasciarlo”. Italia, 2019, “Alessandria, maestra d’asilo uccisa a martellate, confessa l’uomo che si era innamorato di lei”. Per una donna guai ad andarsene, guai a scegliere il rifiuto. Perché ancora credete che per l’uomo l’amore significhi possesso, e non saper accettare l’autonomia femminile si chiami passione. Mi sveglio e sono legata a quei titoli. Sono legata anche se non ci penso.

Ma non tutti gli uomini sono così. Stai generalizzando.
Dopo non lamentarti che ti accusano di essere piena di odio.
Così non troverai mai uno con cui stare.

Lo chiamate odio. Siamo donne che odiano gli uomini, dovremmo scopare di più, dovremmo metterci con qualcuno, se solo non fossimo single, allora capiremmo. E di nuovo, siamo ritornate al punto di partenza, le nostre idee definite dalla nostra sessualità, le nostre teorie appesantite dal nostro corpo. Mi sveglio, e devo trascinarmi dietro un corpo storico che non mi sono scelta e incombe su tutto ciò che dico e faccio. Il mito delle mestruazioni legate a disordini e follia, abbracciato da Aristotele, Sant’Agostino, Freud.
Donald Trump, “C’era sangue che le usciva dagli occhi, sangue che le usciva da tutte le parti.”

Ma non è la stessa cosa. Non sono mica le stesse persone.

No, non sono le stesse persone, ma è la stessa cultura. La cultura in cui ciò che indosso mi definisce, e la mia apparenza è parte di me. Gonna troppo corta, gonna troppo lunga. Se l’è cercata se aveva un tanga, se l’è cercata se era attraente, ma se non era attraente, non è credibile che le abbiano fatto qualcosa. E poi stiamo facendo troppe storie, no? Gli uomini devono pure avere il diritto a importunare. E un po’ di violenza alle ragazze piace, no? Grata est vis ista puellis, Ovidio, Ars Amatoria. Un mondo occidentale edificato sulla cultura romana dello stupro, un impero mitologicamente nato da una vestale violentata e delle Sabine portate via a forza. 

Ma tanto non è mica di te che stiamo parlando, tanto tu non hai mai subito nulla.

Individualizzate, per secoli. Oh, quanto è stato difficile creare un movimento. La storia abbonda di donne messe contro le donne. La rivalità femminile inventata come mito per impedire una ribellione, ma ha funzionato, e continua a funzionare. Il poeta greco Semonide di Amorgo in un celebre componimento paragona le donne ai vari membri del regno animale, e una donna virtuosa è quella che spicca, che si allontana dalle altre.

Oh, lei non è come tutte le altre ragazze. Lei è diversa. Lei è speciale.

E così essere isolate dal resto del genere femminile diventa un complimento, e così sogniamo quel piedistallo che sembra esaltarci quando in realtà ci aliena. E così ci dimentichiamo che questo mio monologo in realtà è il monologo di tutte, e queste mie voci sono le voci di tutte, non importa che condividano o no la mia opinione, il punto è che portiamo tutte sulle spalle questa pesante eredità. Possiamo scegliere negazione, silenzio, rabbia, solo l’oblio non ci viene permesso.

Tutto comincia dai corpi.
Tutto comincia dal controllo dei corpi.
Tutto comincia quando un corpo viene marchiato a fuoco dalla storia, e non basta qualche decennio di lotte per rimuoverne il segno.

Francesca P.

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